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Digital Italy 2017: il digitale italiano cresce, ma va aiutato

Secondo il rapporto Digital Italy 2017 l'innovazione digitale si fa strada anche in Italia, con diverse criticità

Secondo le cifre del rapporto Digital Italy 2017, curato da The Innovation Group, la digitalizzazione sta prendendo piede anche in Italia e sta interessando i principali comparti produttivi. Questo permette alle nuove tecnologie di definire - secondo Roberto Masiero, Presidente di TIG - "un nuovo modello di Italia, più efficiente, più competitivo, più vicino ai cittadini" pur tenendo conto che nel nostro Paese non è sempre possibile replicare le ricette di successo sviluppate in altre nazioni. E anche tenendo sempre presenti gli ostacoli soprattutto culturali che vede la diffusione delle nuove tecnologie. Il punto chiave, secondo Masiero, è soprattutto capire che il digitale va visto "come strumento per fare innovazione e non come innovazione in sé".

In quest'ottica il digitale può aiutare le imprese italiane nella loro internazionalizzazione, favorendo il processo di apertura dei mercati e anche aiutandole a consolidare ed estendere la loro rete di relazioni. Secondo TIG sono tre le direttrici lungo cui sarebbe bene muoversi: ecommerce, smart manufacturing ed open innovation. L'ecommerce non è un tema nuovo ma è sempre di interesse in quanto fattore potenziale di crescita per il Made in Italy. Si tratta di un canale indispensabile per le strategie di internazionalizzazione anche delle medie imprese italiane ma che, spiega TIG, non è ancora diffuso in modo capillare.

Lo smart manufacturing è strumentale ad un rilancio dell'industria manifatturiera nazionale, grazie anche alle agevolazioni agli investimenti in innovazione previsti dal Piano Calenda. Particolarmente interessanti sono i trend legati all’Internet of Things, campo in cui un'analisi TIG indica come il 41 percento delle aziende che operano in Italia (di cui la maggioranza di media-grande dimensione e attiva in ambito industriale) abbia già avviato progetti IoT collegati soprattutto al mondo industriale e dei beni di consumo "smart". Chi per ora non ha partecipato a questo sviluppo indica come fattori di freno la mancanza di competenze e la frammentarietà dell’offerta tecnologica.

mercato ict italia 2017 tig

L'open innovation - intesa come apertura del processo di innovazione delle aziende verso realtà esterne come startup, centri ricerche e università - è un tema di cui si sta cominciando a parlare anche in Italia dopo che il concetto ha preso fortemente piede a livello globale. Può essere certamente un fattore di stimolo all'innovazione ma TIG sottolinea che da noi ci sono ancora diversi elementi di criticità, in particolare i meccanismi a supporto delle startup in Italia sono ancora deboli e inoltre l'open innovation resta spesso uno slogan di facciata, senza che effettivamente cambi il processo di innovazione in azienda. Ciò non toglie che l’open innovation sia sicuramente un tema da tenere presente, soprattutto in campo Industry 4.0.

Nel complesso TIG stima che il mercato ICT italiano chiuderà il 2017 con un giro d'affari di 55,1 miliardi di euro (+2,4 percento anno su anno) grazie alla spinta sia dell'IT (20,9 miliardi di euro, +3,8 percento) sia delle TLC (34,2 miliardi, +1,6 percento). Il primo settore cresce soprattutto grazie alla spinta di cloud, Business Intelligence e Business Analytics. Il secondo cresce in particolare sulla spinta degli investimenti nelle reti NGA (Next Generation Access).
Pubblicato il: 21/11/2017

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