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Sovranità digitale, il 59% delle grandi imprese lo ritiene un obiettivo irrealistico

Due su tre ritengono che un controllo selettivo sulle tecnologie critiche, unito a partnership strategiche, sia più pratico rispetto alla piena proprietà, secondo un report di Capgemini Research Institute

Trasformazione Digitale Mercato e Lavoro

Il 93% delle grandi organizzazioni di tutto il mondo ha discusso di sovranità digitale a livello di consiglio di amministrazione, e oltre metà la metà ritiene di potersi rafforzare in quest’ambito senza sacrificare la competitività. Tuttavia due su tre definiscono la sovranità digitale in termini di “interdipendenza resiliente”, e ritengono che un controllo selettivo sulle tecnologie critiche, unito a partnership strategiche, sia più pratico rispetto alla piena proprietà.

Il 59% delle grandi imprese ed enti pubblici infatti ritiene che la piena sovranità digitale non sia un obiettivo realistico, e che anziché perseguire una completa indipendenza tecnologica, è meglio adottare un approccio pragmatico incentrato sulla protezione delle attività critiche, sul mantenimento del controllo sulle principali capacità digitali, e sull'evitare la dipendenza da un singolo fornitore.

Sono queste le principali conclusioni del recente rapporto del Capgemini Research Institute intitolato “Digital Sovereignty: From Policy Ambition to Executive Imperative”, basato su un'indagine condotta in tutto il mondo (compresa l’Italia) tra 1300 dirigenti aziendali e tecnologici di grandi aziende private con oltre un miliardo di dollari di fatturato, ed enti pubblici con oltre un miliardo di budget.

Solo il 42% ha dei contingency plan

Secondo il rapporto, la maggior parte delle organizzazioni segnala una significativa esposizione a supply chain estere o controllate da soggetti esterni, una concentrazione dei fornitori, una visibilità limitata della supply chain e tempi lunghi per l'eventuale cambio di fornitore: tutti fattori che ne accrescono la vulnerabilità a imprevisti e interruzioni. Ciononostante, solo il 42% delle organizzazioni che hanno recentemente subito interruzioni operative dispone di piani di emergenza (contingency plan). Il livello di preparazione più alto si registra negli Stati Uniti, dove quasi due terzi delle organizzazioni hanno predisposto piani di emergenza, a fronte di poco più di un terzo in Europa e nell'area APAC.

Priorità sempre più alta per la sovranità digitale

La sovranità è ormai al centro dell'attenzione del top management: il 44% delle organizzazioni la considera una priorità assoluta per il Board. Ciò si sta traducendo in azioni concrete: quasi 4 organizzazioni su 5 stanno già attuando o definendo una strategia, mentre un altro 20% prevede di adottarne una entro il prossimo anno. Tutto questo riflette la crescente preoccupazione delle organizzazioni sulla propria capacità di mantenere operative le attività di business critiche in un contesto geopolitico sempre più incerto: secondo il rapporto, oltre tre su 4 si dichiarano fortemente preoccupate.

La resilienza operativa di fronte alla volatilità geopolitica e alle interruzioni è il principale obiettivo delle iniziative di sovranità digitale, citato da 4 intervistati su 5. L'intelligenza artificiale emerge come l'ambito tecnologico prioritario per perseguire la sovranità, secondo tre organizzazioni su 4. Un'attenzione particolare emerge nei settori, come aerospazio, difesa e trasporti, che gestiscono infrastrutture, informazioni o operazioni critiche.

“Le organizzazioni odierne operano in ecosistemi tecnologici fortemente interconnessi, dove una totale indipendenza è raramente raggiungibile. La sovranità digitale, pertanto, non implica un'autonomia assoluta, bensì la capacità di comprendere appieno le proprie dipendenze tecnologiche, al fine di recuperare il controllo e la flessibilità necessari per gestire i rischi”, dichiara in un comunicato Karine Brunet, Chief Operations and Delivery Officer di Capgemini. “Ciò consentirà di definire una roadmap ottimale e pragmatica per raggiungere i propri obiettivi strategici, tenendo conto di fattori quali la localizzazione dei dati, il controllo degli accessi, le operazioni, nonché i vincoli normativi e tecnologici. La vera sfida sarà costruire resilienza senza sacrificare la competitività, favorendo così l'innovazione e la crescita a lungo termine”.

Diversi continenti, diverse strategie

Sebbene la sovranità digitale sia ora una priorità a livello globale, le organizzazioni di diverse aree geografiche stanno adottando strategie diverse. Nell'area APAC (41%), nell'Europa continentale (52%) e nel Regno Unito (56%), la sovranità digitale è associata principalmente alla mitigazione dei rischi e al rafforzamento della resilienza. Negli USA invece oltre la metà delle organizzazioni (52%) si concentra soprattutto sulla conformità normativa, a fronte del 40% che la vede come uno strumento per accrescere la resilienza. Inoltre, le organizzazioni dell'area APAC e dell'Europa continentale sono decisamente più preoccupate sulla capacità di mantenere operative le attività aziendali critiche in un contesto di incertezza geopolitica rispetto a quelle di Stati Uniti e Regno Unito.

Nonostante tali differenze, le organizzazioni concordano sostanzialmente sul fatto che la sovranità digitale non implichi una completa indipendenza tecnologica. A livello globale, due terzi di esse definiscono la sovranità digitale in termini di interdipendenza resiliente, sebbene tale visione sia più diffusa in Europa (75%) rispetto agli Stati Uniti (50%).

Diversi anche i percorsi per raggiungere la sovranità digitale. Oltre due terzi delle organizzazioni intervistate prevedono di ricorrere a una combinazione di sviluppo interno e collaborazione esterna. Tuttavia, le organizzazioni statunitensi puntano di più sulla collaborazione all'interno dell'ecosistema e sulle partnership di settore per sviluppare capacità condivise, rispetto a quelle delle regioni APAC ed Europa.

I principali ostacoli: visibilità, vendor lock-in e costi

Anche sulla execution delle strategie rimangono notevoli criticità. Solo il 14% delle organizzazioni dichiara di disporre di una visibilità end-to-end sulle dipendenze nel proprio ecosistema tecnologico complessivo. Ciò rende difficile valutare l'esposizione a rischi geopolitici o legati ai fornitori.

Altra criticità è ridurre la dipendenza da fornitori di tecnologie critiche. Oltre un terzo (36%) delle organizzazioni pensa che la transizione per abbandonare un fornitore critico richiederebbe più di 12 mesi, mentre una su dieci dice addirittura di non disporre di un fornitore alternativo valido. Infine, poco meno della metà sarebbe disposta a pagare un "sovrapprezzo per la sovranità digitale" (in media il 23%), un dato che evidenzia le sfide in termini di costi e competitività connesse ai crescenti requisiti di sovranità.

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