Oltre 3200 partecipanti per l’evento Data Center Nation 2026 di Milano: il tema dominante è stato l’energia in tutti i suoi aspetti, dalla riduzione degli utilizzi all’accesso e alla produzione on-site
Fonte: Data Center Nation
I data center sono uno dei temi del momento non solo per il settore IT italiano ma per tutta l’economia del nostro paese, e un’altra conferma è arrivata dal recente Data Center Nation (DCN 2026) a Milano. La quinta edizione dell’evento, tenutasi al MiCo, ha registrato numeri in ulteriore aumento rispetto all’anno scorso: oltre 3200 partecipanti, più di 200 sponsor e partner, e più di 60 sessioni con 200 speaker.
Numeri che rispecchiano lo stato di salute di un mercato che in Italia è cresciuto del 19% nel 2025, e dovrebbe più che raddoppiare entro il 2028. E anche il grande interesse trasversale di molti settori al di là delle imprese utenti e degli operatori di data center: cloud provider e hyperscaler, investitori finanziari, costruttori immobiliari, fornitori e gestori di energia e delle relative tecnologie, telco, enti pubblici locali e centrali, e naturalmente i fornitori di tecnologie IT e di telecomunicazioni.
“Gli organizzatori di DCN hanno trovato terreno fertile”, ha detto Luca Beltramino, presidente di IDA (Italian Datacenter Association), introducendo l’evento. “Cinque anni fa in Italia c’era molto fermento e interesse di investitori italiani e internazionali, ma anche grande frustrazione perché il dibattito sui data center avveniva all’estero: occorreva un evento che facesse da catalizzatore”. La stessa idea di fondare IDA è nata in un panel nella prima edizione di DCN: “Da 8 fondatori ora siamo oltre 250 associati, la nostra capacità di rappresentanza ha contribuito tra l’altro alla definizione del nuovo codice Ateco per i data center, e delle normative che a livello nazionale e regionale stanno regolamentando il settore (i riferimenti qui sono soprattutto il decreto legge 21/2026 e la recentissima legge regionale 150/2026 della Lombardia, ndr)”.
Ma il risultato più grande, ha aggiunto Beltramino, è che le parti sociali oggi riconoscono che i data center, con decine di miliardi di investimenti programmati e decine di migliaia di costi di lavoro, sono strategici per lo sviluppo e la transazione digitale dell’Italia: “Senza data center non c'è AI, senza AI l’Italia esce dalla competizione mondiale”.
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Proprio l’AI, cioè la necessità di data center di nuova generazione per supportare al meglio le applicazioni di intelligenza artificiale, è stata naturalmente uno dei temi centrali del DCN 2026. Il focus principale dell’evento però non è stato tanto tecnologico, quanto piuttosto strategico e infrastrutturale.
Nelle sessioni infatti si è discusso ovviamente di server, infrastrutture e sistemi di raffreddamento, ma molto di più di sostenibilità e impatti su comunità e territori, della crescente importanza dei data center per il settore immobiliare, delle notorie criticità degli iter burocratici di approvazione e permessistica. E il tema davvero dominante è stato l’energia in tutte le sue sfaccettature, dalla criticità delle tempistiche di allacciamento alla rete elettrica - soprattutto di alta tensione – agli sforzi per aumentare l’efficienza energetica e “decarbonizzare” i consumi.
Un contributo interessante in questo senso è venuto dalla sessione “Powering the AI revolution in Italy: Why waiting for the grid is no longer an option”: i relatori hanno confermato che il problema principale per il settore in questo momento non è la disponibilità di tecnologie digitali, né di energia, ma appunto l’accesso alla rete di distribuzione elettrica. Un tema che per l’Italia assume una particolare rilevanza strategica, ha detto Alessandro Damiani, Associate Partner di The European House-Ambrosetti: “Il Paese sta ancora recuperando il ritardo accumulato nelle infrastrutture cloud, ma il mercato si sta già spostando verso modelli totalmente nuovi legati all’AI, e non possiamo permetterci di perdere anche questo treno”.
Dal dibattito è emerso quindi il crescente interesse per i sistemi di generazione energetica on-site, capaci di alimentare direttamente i data center riducendo la dipendenza dalla rete elettrica. Al proposito è stato citato l’esempio delle celle a ossidi solidi, presentate come soluzione on-site non vincolata da carenze di componenti, e implementabile rapidamente, senza dover attendere allacciamenti alla rete.
“Sono modulabili, hanno bassa impronta di carbonio (30-40% più efficienti di altre soluzioni on-site), richiedono poco spazio (30 MW in 4000 mq, impilabili fino a 100 MW), non richiedono ciminiere e non inquinano l’atmosfera, facilitando i permessi”, ha detto Bala Naidu, VP Energy Transition di Bloom Energy.
La conclusione condivisa è che l’industria dei data center dovrà imparare a produrre e gestire almeno parte dell’energia richiesta, trasformando una crisi di disponibilità in un’opportunità di innovazione e autonomia strategica. “Penso che la parola chiave ora per i data center sia integrazione", ha detto Alberto Ravagni del NetZero Innovation Hub, "che significa sia integrazione delle innovazioni dei diversi componenti, sia integrazione con le comunità che li ospitano attraverso un impatto positivo che passa anche per la generazione on-site”.
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Un’iniziativa che va in questa direzione è la joint venture tra la società di investimenti italiana Green Arrow Capital e Core Stack, l’operatore di data center del Gruppo Lazzari, annunciata proprio al DCN 2026, che prevede investimenti per oltre un miliardo di euro. L’obiettivo è costruire dieci data center di medie dimensioni distribuiti sul territorio italiano, con generazione di energia rinnovabile in loco.
Dal punto di vista progettuale, Roberto Cereda, Partner di Lombardini22, ha spiegato che l’intenzione di rigenerare aree dismesse, l’attenzione all’architettura e la riduzione dell’impatto visivo ed energetico stanno favorendo il dialogo in corso con le amministrazioni locali e facilitano la conformità ai criteri ESG. Una “quota rilevante” dei 10 data center, precisa Core Stack, raggiungerà lo stato di “ready to build” già nel 2026, grazie a iter autorizzativi in fase avanzata.
Sul fronte propriamente energetico la distribuzione sul territorio di data center “medi” e l’approvvigionamento locale tramite fonti rinnovabili e sistemi di accumulo, ha evidenziato Maurizio Delfanti, docente di Electrical Power Systems al Politecnico di Milano, hanno ovvi benefici perché riducono la pressione sulla rete elettrica, facilitando le connessioni e garantendo costi più stabili: “Questa impostazione oggi è una scelta strategica, ma potrebbe diventare nei prossimi anni una best practice e successivamente un requisito obbligatorio”.
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In quest’ottica l’attuale mercato italiano è disomogeneo, per la forte concentrazione dei data center nell’area milanese, che presenta ovvi limiti legati alla domanda energetica e alla resilienza del sistema, ha detto Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio Data Center del Polimi. “Un modello distribuito permetterebbe invece di valorizzare la geografia italiana, avvicinare le infrastrutture ai territori e favorire uno sviluppo più equilibrato del digitale”
Dal punto di vista degli investitori, ha spiegato Daniele Camponeschi, fondatore e Group CIO di Green Arrow Capital, “la produzione di energia on-site collega il fattore economico al fattore di consumo, e per noi è stato l'elemento fondamentale per cui abbiamo investito in questo progetto: è un modello scalabile, va incontro alla crescente esigenza di elaborare dati sempre più vicino ai luoghi di utilizzo, ed è un modello italiano, che tiene conto delle specificità del nostro territorio e contribuisce a rafforzare il presidio di un settore strategico per la competitività del Paese”.
L'Italia, ha aggiunto Giorgio Girelli, CEO di Core Stack, “ha un contesto idrogeologico completamente diverso rispetto al Nevada o al Texas, e ha bisogno di un modello di data center diverso rispetto a quelli che sono stati importati in una prima fase per esigenze di velocità e requisiti dei clienti”.
Alla fine quindi il filo conduttore del DCN 2026 è stato proprio la necessità per i data center di una transizione da consumatori di energia a "prosumer", cioè consumatori ma anche produttori di energia, e quindi contributori attivi alla stabilità della rete elettrica, e più in generale al benessere delle comunità locali in cui si inseriscono, riguadagnando punti nella percezione dell’opinione pubblica.
Nella sessione “Prosumer data center: Energy, territory and sustainability in the AI era” è stato evidenziato che la prima fase di questa transizione è proprio la capacità dei data center di interagire dinamicamente con la rete elettrica gestendo i picchi di carico, grazie appunto alla produzione on-site, ma anche grazie all’AI.
Come hanno sottolineato i relatori infatti l’AI è “il” problema, perché aumenta fortemente le richieste di potenza, ma è anche parte della soluzione, perché aiuta a ottimizzare i consumi interni (per esempio riducendo del 30% l'uso di energia delle pompe di raffreddamento) e spinge verso il liquid cooling, che a sua volta, espellendo acqua a temperature più alte, rende economicamente sostenibile il riutilizzo del calore per le comunità, per teleriscaldamento o serre.

La transizione a “prosumer” in effetti dovrebbe come accennato anche aiutare ad abbattere la crescente visione dei data center come “vicini problematici”, voraci consumatori di energia (e acqua). Una visione che secondo Emmanuel Becker, CEO di Mediterra, non ha fondamento: “I data center in Italia rappresentano l'1,5% del consumo elettrico nazionale, molto meno, per esempio, del settore telco. Non siamo consumatori di energia, siamo trasformatori di energia, perché obblighiamo i nostri fornitori a investire in energia verde, e trasformiamo questa elettricità in energia digitale per migliorare l'efficienza dei processi delle imprese in tutti i settori economici”.
Anche secondo i relatori di questa sessione poi alla “riabilitazione” dei data center contribuirà anche la diffusione dei data center “edge”. Queste strutture, essendo più vicine alle città, permettono di riqualificare aree industriali abbandonate o inquinate, creare posti di lavoro locali e abilitare l'AI a bassa latenza, con impatti sulla rete elettrica molto meno rilevanti di quelli dei grandi data center.
Tirando le somme, il DCN 2026 ha mostrato che le sfide per il mercato data center italiano in questo momento non riguardano tanto l’infrastruttura tecnologica. La transizione da semplici consumatori a "prosumer" di energia, l'adozione di modelli distribuiti con generazione on-site, e l'integrazione con le comunità locali sono criticità più pressanti. Necessarie non solo per garantirsi la sostenibilità e la capacità di supportare l’AI, ma anche per posizionarsi come attori strategici e positivi per lo sviluppo digitale ed economico dell'Italia.
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