L’introduzione delle nuove funzionalità AI nell’offerta passa per un confronto intenso con i clienti, anche in Italia.
Workday si presenta in Italia nel 2018, forte di uno zoccolo duro di clienti internazionali che operano nel nostro Paese e di un embrione di aziende italiane, prevalentemente di grandi dimensioni, che oggi prosegue nella sua maturazione.
La filiale italiana, ora capitanata da Fabrizio Rotondi, vicepresidente Country Manager per l’Italia, cambia uffici e si amplia a dimostrazione che il business cresce, anche nel nostro Paese. Parliamo di un’azienda che si avvicina alle venti primavere, sfiora i 10 miliardi di revenue nel mondo e supera gli 11mila clienti con il supporto di più di 20mila dipendenti.
Il segreto della crescita è nella proposizione innovativa: una piattaforma SaaS ampiamente supportata dall’AI e data-driven per la gestione del capitale umano, la gestione finanziaria e la pianificazione di business da un unico punto d’accesso.
Forte dei riconoscimenti ottenuti da diversi analisti di mercato, Rotondi presenta la sua azienda “come una piattaforma globale che permette a persone di ogni cultura di superare i propri limiti lavorativi. Con una base utenti di 75 milioni di persone – afferma il manager - e una forte presenza nella Fortune 500, l'obiettivo dichiarato è quello di disegnare il futuro del mondo del lavoro”.
La nuova sede di Workday sarà soprattutto un laboratorio per l’innovazione. La strategia, sempre più diffusa tra i fornitori di tecnologia, è di costruire la propria offerta in concerto con i clienti, secondo un concetto di collaborazione in tempo reale da anni ben noto a chi sviluppa codice. E anche Workday sposa il co-design, coinvolgendo clienti che diventano partner e analizzando puntualmente le criticità delle “8 ore lavorative" per trasformare i brainstorming in soluzioni concrete. In particolare, fare innovazione ora significa nella maggior parte dei casi sviluppare progetti legati all’AI. Così, nel Lab Workday di Milano, secondo un approccio low-code, le aziende possono realizzare i propri "agenti" di intelligenza artificiale e trasferirli poi nelle loro infrastrutture per lanciare in produzione use case specifici.
“Con il nostro Innovation Lab a Milano, facciamo un passo in avanti decisivo in Italia, un mercato sempre più importante per la crescita di Workday in Europa - segnala sempre Rotondi –. Il nostro impegno è accompagnare le organizzazioni italiane verso modelli di gestione più intelligenti e collaborativi, in cui tecnologia e persone avanzino insieme”.
Perché, per Workday e non solo, non puoi sottovalutare la potenza dell’AI a supporto del lavoro quotidiano, soprattutto nella gestione delle persone, ma per sfruttarla al meglio devi liberarti di una serie di zavorre evidenziate dalla ricerca Beyond Productivity: Measuring the Real Value of AI.
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La ricerca evidenzia che quasi il 40% del tempo risparmiato grazie all’AI viene perso in rielaborazioni. In Italia, in particolare, un lavoratore su due trascorre tipicamente da 1 a 2 ore a settimana a chiarire, correggere o riscrivere risultati di scarsa qualità. Insomma, il tempo che si dovrebbe risparmiare con l’AI si perde a correggere errori e allucinazioni, spesso dovuti a usi e settaggi scorretti.
Altro dato interessante riguarda le lacune nella formazione. Sebbene il 66% dei dirigenti consideri la formazione sulle competenze AI come una priorità assoluta, solo il 37% dei dipendenti che affrontano la maggiore quantità di rielaborazione dichiara di avervi accesso, rivelando un chiaro divario tra le intenzioni della dirigenza e l’esperienza dei dipendenti.
Inoltre, nella maggior parte delle organizzazioni (89%), meno della metà dei ruoli è stata aggiornata per accogliere le innovazioni dell’AI. I dipendenti usano strumenti del 2025 all’interno di strutture lavorative del 2015, e si trovano a dover conciliare un output più rapido con processi o sistemi obsoleti. Amen.
Insomma, c’è da lavorare tanto, non per convincere manager e dipendenti aziendali del valore dell’AI ma, al contrario, per “frenare gli entusiasmi” e indirizzare le divisioni aziendali – e tra queste quella che si occupa delle persone è certamente una delle più coinvolte – verso un uso più razionale e l’applicazione di uses cases concreti.
Rotondi illustra anche gli ambiti principali in cui il vendor ha introdotto nuove funzionalità di Intelligenza Artificiale. Riassumendo e semplificando, si sono migliorate le funzionalità dedicate alla formazione aziendale: “Oggi, partendo da un semplice Pdf – afferma Rotondi -, è possibile generare corsi interattivi (con quiz e video) riducendo i tempi di realizzazione del 98%” e, aggiungiamo noi, aprendo il nuovo filone di una formazione fai-da-te sviluppata in autonomia dal dipendente.
Nell’ambito del Recruiting e Talent Pool, grazie all’integrazione di tecnologie acquisite come Hirescore e Paradox tra le altre, Workday permette uno screening dei CV basato esclusivamente sulle competenze ed eliminando i bias legati a nome, genere, età e, tra gli altri, al ruolo attualmente occupato. “In questo modo - prosegue il manager -, acceleriamo drasticamente il "time to hire" e favoriamo la scoperta di talenti interni già presenti in azienda e magari impegnati altri ruoli".
Per la Gestione Amministrativa e Contrattuale, poi, gli agenti possono automatizzare note spese (riconciliando ricevute e appuntamenti) o analizzare centinaia di pagine di contratti legali, evidenziando scostamenti rispetto alle policy aziendali in pochi secondi.
Infine, il manager sottolinea che l’AI di Workday non si limita a compiti semplici, ma è in grado di analizzare flussi aziendali, identificare i colli di bottiglia e suggerire come ridefinire i processi per adattarsi ai cambiamenti di direzione del mercato o dell’azienda. Ovviamente, mantenendo l’uomo come decisore finale che ha al suo servizio un'orchestra di agenti digitali pronti a masticare dati e digerire complessità.