Cisco, è l’ora del workplace ibrido

Le piattaforme cloud di collaboration come Webex rendono sempre più a portata di mano la modalità hybrid workplace come nuovo scenario del lavoro tra esperienza fisica e digitale

Trasformazione Digitale Cloud
Dalle modalità di smart working o telelavoro non si torna più indietro, perché grazie alle piattaforme di collaboration come Cisco Webex abbiamo sperimentato un diverso modo di lavorare e abbiamo scoperto che ha svariati aspetti positivi”, esordisce Michele Dalmazzoni, Collaboration and Industry digitization leader di Cisco Emear South, nel commentare una ricerca sulle nuove modalità di lavoro e introdurre le recenti novità sulla piattaforma Webex.  


michele dalmazzoni
Michele Dalmazzoni di Cisco
Anche se è vero che il repentino ricorso alle modalità di telelavoro è figlio dell’emergenza derivante dalla nota pandemia, è anche vero che “le piattaforme di collaboration hanno avuto un forte impatto anche sociale”, prosegue Dalmazzoni, sottolineando che adesso “non sono più appannaggio esclusivo del mondo business, ma vengono sempre più utilizzate per altre attività come per esempio lezioni di yoga o aperitivi tra amici e tanto altro. Ma non solo: Webex è stato utilizzato sia per la resilienza del business sia in situazioni più articolate come le carceri, per i colloqui con i familiari, oppure nella Sanità, come nelle RSA, e anche nell’Education”.  

Nuovo scenario

Per l’area Education, viene citato a esempio il caso del Politecnico di Milano, che nel giro di un mese, nello scorso agosto, ha allestito più di 340 sale, abilitando 70mila studenti e 2000 docenti in un progetto di didattica ibrida, mischiando parti in presenza e parti in remoto. Anche perché oggi, per effetto della pandemia, lo scenario prevalente è quello del “workplace ibrido”, nel quale vi sono persone che lavorano in ufficio e altre che lavorano da remoto, oppure le stesse persone che a volte sono in ufficio a volte a casa, in un mix continuo che richiede nuovi paradigmi, ma che viene facilitato dalle piattaforme di collaboration come Webex, che però devono sempre più tenere presente questo nuovo scenario.

"Bold statement"

In questo nuovo contesto, Webex, la soluzione cloud di collaboration di casa Cisco, è sempre più posizionata come “piattaforma affidabile e sicura, con forti garanzie in termini di cybersecurity e di data privacy, derivanti dal fatto che è nata come piattaforma enterprise, con encryption end-to-end per avere massima protezione”, ricorda Dalmazzoni, sottolineando anche un altro fattore di successo della soluzione: “la programmabilità, che permette di integrare Webex all’interno di applicazioni specifiche di terze parti, come è il caso di Intesa-San Paolo che integra la chat Webex Teams all’interno della sua app di mobile banking”.

Ma soprattutto, prosegue Dalmazzoni, con quello che lui stesso definisce un “bold statement”, Cisco ha deciso di investire ancora di più su Webex, con l’obiettivo di “rendere l’esperienza in video 10 volte migliore di quella in presenza, con alcuni importanti annunci nella prima decade di dicembre”, nel corso dell’evento WebexOne, che sarà ça va sans dire virtuale.

Autonomia guadagnata


enrico miolo
Enrico Miolo di Cisco
Gli investimenti sono sicuramente ben riposti, in quanto le prospettive di mercato per le soluzioni di collaboration si stanno facendo ancora più interessanti, anche in scenari post pandemici, come ha rivelato “Workforce of the Future”, lo studio commissionato da Cisco e svolto su un campione di 10.000 intervistati in 12 Paesi tra Europa, Italia compresa, Medio Oriente e Russia, ovvero l’area Emear, che ha delineato le aspettative dei dipendenti nei confronti dei datori di lavoro a partire dal 2021.  

Dallo studio, del quale abbiamo parlato diffusamente in ottobre, emerge chiaramente che per i dipendenti quello dettato dalla pandemia è un momento di svolta che sfida le consuetudini culturali relative al luogo di lavoro. Sebbene solo il 10% degli intervistati in Italia (15% in Emear) lavorasse da casa stabilmente o parzialmente anche prima del lockdown, oggi una stragrande maggioranza spera di mantenere l’autonomia guadagnata. In ogni caso, l’87% degli intervistati (in linea con il dato Emear), vuole una maggiore autonomia nel definire come e quando lavorare in ufficio, con un mix tra lavoro in presenza e lavoro a distanza. Ed è appunto sulla base di questi numeri che Cisco spinge l’acceleratore su Webex.  

Novità in arrivo

Spetta invece a Enrico Miolo, Collaboration Leader di Cisco Italia, raccontare le novità di Webex, non a caso
definite da lui “più recenti”, perché “l’innovazione sulla nostra piattaforma di collaboration è continua”, e che vedono tra le altre cose l’utilizzo sempre più spinto dell’Intelligenza Artificiale. Ne è un esempio rilevante la funzionalità per l’eliminazione dei rumori di fondo, introdotta basandosi sulla tecnologia della startup BabbleLabs, la cui acquisizione da parte di Cisco, annunciata in agosto, si è perfezionata nello scorso ottobre.

Quello che oggi consente Webex è proprio la modalità “hybrid workplace” che il nuovo scenario richiede, che si articola in quattro elementi principali: “fornire a chi lavora da remoto tutti gli strumenti di cui hanno bisogno, permettere un ritorno sicuro al lavoro in presenza negli uffici, rendere più semplice per l’IT le funzioni di controllo sul nuovo modello di workplace, e infine offrire soluzioni specifiche per i più diversi ambiti verticali”, con proposte ad hoc per settori quali il Fashion o l’Healthcare, per limitarsi a due esempi tra i tanti.

cisco 3

Un caso recente

Un recente progetto concreto di abilitazione dello smart working con la piattaforma Cisco Webex è quello di Faac, nota azienda dell’area di Bologna, nata a metà anni 60 per automatizzare l’aperura dei cancelli e presente oggi con un portafoglio prodotti molto ampio in oltre 25 Paesi del mondo con 3300 persone e un fatturato nell’ordine dei 600 milioni di euro, comprendendo anche una recente acquisizione che ha apportato 600 persone e 93 milioni di euro). Il progetto, che nasce in “epoca pre-Covid”, spiega Luca Bauckneht, Direttore HR del Gruppo Faac, è in realtà costituito da due progetti svolti in collaborazione tra le funzioni HR e quella IT, uno di enterprise communication e uno di smart working implementato prima della pandemia, che hanno portato a “realizzare con Webex un digital workplace che si sta caratterizzando per favorire la produttività, la collaborazione e le comunicazioni”.
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