Lutech, digitale + sostenibilità per costruire un ‘buon futuro’

La sfida della doppia transizione - digitale ed ecologica – al centro dell’evento "The Twin Transition Challenge" organizzato dal Gruppo Lutech. Lo scenario attuale e le prospettive future analizzate insieme a un ricco ecosistema di partner tecnologici, clienti e mondo delle istituzioni per individuare le scelte strategiche più corrette da fare. Il reportage completo

Trasformazione Digitale

Al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano si parla della doppia transizione – verde e blu - nel corso dell’evento "The Twin Transition Challenge" organizzato di recente dal Gruppo Lutech, primario operatore del mercato italiano dell’ICT, insieme a rappresentanti delle aziende tecnologiche partner e del mondo accademico e istituzionale.

Stiamo utilizzando più risorse di quanto possiamo permetterci; e se si vuole costruire un ‘buon futuro’ abbiamo tutti una grande responsabilità. Serve infatti una nuova prospettiva, un nuovo modo di prendere decisioni per un presente e un futuro più sostenibili. Ed è l’innovazione tecnologica la vera risorsa per la sostenibilità. La tecnologia infatti può abilitare un futuro più sostenibile, grazie a strumenti per conoscerlo, pianificarlo, guidarlo e salvarlo. Per centrare l’obiettivo però occorre sviluppare nuove competenze, condividerle, creare ecosistemi interconnessi, costruire un modello di sviluppo che pone l’essere umano al centro, nel rispetto di se stesso e dell’ambiente in cui vive. E ciascuno deve fare la propria parte. Ne è convinta Lutech.Tullio Pirovano, Ceo di LutechDue facce della stessa medaglia

La doppia transizione è da intendersi come fonte di crescita e competitività per tutti i settori. Bisogna rendere le imprese più innovative e sostenibili, sfruttando le nuove tecnologie. E’ un’esigenza concreta e imprescindibile. Le soluzioni green e digitali diventano strumenti di competitività, efficienza e sostenibilità per imprese private e PA.

E su questa linea che si dipana la discussione. Sul palco sale Tullio Pirovano, Ceo di Lutech, che rimarca il fatto di essere tornati finalmente in presenza dopo un periodo terribile: “In due anni è veramente cambiato il mondo. Per un’azienda come Lutech che offre soluzioni e servizi ai clienti è forte l’esigenza di incontrarsi e confrontarsi con il proprio ecosistema, per identificare le sfide e le difficoltà da superare e vincere, insieme. Come quella blue&green appunto”.Tullio Pirovano, Ceo di Lutech Il tema è caldissimo e Lutech lo affronta facendo leva sui principi fondanti la propria strategia. A partire dal cambiamento: “Lutech è una realtà in continuo divenire. L’ultima onda di cambiamento è partita nel giugno del 2021 quando è entrato il fondo Apax che ha definito un nuovo piano di crescita per portare il gruppo a essere tra i primari attori del settore IT, abilitante i processi di Trasformazione Digitale dei propri clienti”, afferma il Ceo. C’è poi l’innovazione, elemento fortemente distintivo. Ne sono un esempio il Lutech Campus, avviato nel nuovo headquarter di Cinisello Balsamo inaugurato a settembre, un open innovation hub, piattaforma per attrarre nuovi talenti, laboratorio innovativo per sperimentare nuove tecnologie di frontiera come blockchain, quantum computing, artificial intelligence, cybersecurity, 5G, fintech/insurtech: “Sarà la nostra bandiera sull’innovazione in cui collaboreremo con istituzioni, università, … in grado di accogliere anche le startup”. E con esso il Polo di innovazione tecnologica, realizzato presso il Parco Scientifico Tecnologico Tecnopolis di Valenzano (BA): "Una grande opportunità per il Gruppo Lutech e per tutto l’ecosistema locale pugliese. Grazie a un investimento importante, in cui progetti altamente innovativi insieme alle risorse locali contribuiscono proattivamente all’evoluzione tecnologica delle realtà del territorio e di tutto il Sistema Paese”.
C’è poi l’agilità, come capacità di adattarsi rapidamente al cambiamento, alle diverse situazioni. Il tutto avendo sempre ben presenti i valori aziendali di trasparenza, etica e rispetto.
La riunificazione dei ‘gemelli diversi’

A portare la vista accademica, e non solo, è Carlo Alberto Carnevale-Maffè, Associate Professor of Practice di Strategy and Entrepreneurship, SDA Bocconi School of Management: ”Oggi celebriamo la riunificazione di due gemelli separati alla nascita: digitale e green, spesso vissute come due culture diverse e oggi due binari paralleli, due facce delle stessa medaglia”.

E veniamo al green:Rispetto al passato, oggi l’argomento è di un’urgenza completamente diversa; la transizione energetica non è solo una preoccupazione da ecologistici. Finalmente il gigante dormiente Europa si sta risvegliando e ha avviato una serie cicli di investimenti con un orizzonte breve, non al 2050”.

Carnevale Maffé parla di un ‘Hamilton moment’: “Stanno accadendo più cose in quest’ultime settimane che negli ultimi 50-60 anni di storia europea; in questo scenario i gemelli diversi sono privato e pubblico che si riunificano in uno sforzo comune di difesa dei valori dello stato di diritto, della libertà, della indipendenza politica, energetica e tecnologica. Abbiamo bisogno di un po’ autonomia europea anche sulle tecnologie.”Da leggersi in questo senso, l’avvio di #RePowerEU - un progetto ancora da implementare che riconosce l’Europa come soggetto energetico, non i singoli 27 micro-mercati spesso vittime del ricatto di nazioni autoritarie. L’Europa sta finalmente riscoprendo la necessità di investire in green tech. Un fatto testimoniato anche dai numeri: investimenti che vanno nella direzione di rimettere insieme i gemelli diversi in una sintesi europea differente dal passato. “C’è bisogno di un moto di orgoglio europeo. In fondo - sottolinea Carnevale Maffé - la madre del progetto ESG, è l’Europa, un po’ per cultura e un po’ per necessità, non avendo risorse energetiche autonome e avendo disperso nel tempo le risorse tecnologiche di cui disponeva”.

E’ in atto anche una transizione tecnologica anche sulla moneta, che accelera l’emissione di moneta digitale che diventa cripto moneta: insomma, tecnologia, finanza, green stanno mischiando le carte in maniera molto profonda: “Ci sono 91 progetti di introduzione di moneta digitale in cui la finanza entra in modo prepotente nella tecnologia e la moneta diventa algoritmo. E tutto ciò richiede un nuovo business model degli istituti finanziari e profondi ripensamenti dei processi bancari”.

E’ tempo di ‘servitization’

Oggi il mondo sta dando sempre più peso all’intangibile piuttosto che al tangibile. E’ l'era dei dati che domina sull’era energetica. Ci si aspetta che dalla sintesi di green&digital esca il meglio.

Un mondo dove l’asse intangibile del digitale ha la meglio sull’asse tangibile del fisico, perché genera appunto dati, il nuovo petrolio della sioctà moderna. Il passaggio necessario è quello dalla vendita del prodotto alla proposizione di un servizio: “Nell’era della Subscription Economy le aziende che non vendono hanno triplicato il loro valore rispetto a quelle che vendono”.

La sintesi tra green & digital passa dalla ‘servitization’, in quanto bisogna trasformare un asset in un servizio finanziato, in cui si ha un ‘pay per use’ controllato dalla tecnologia che risponde a criteri di sostenibilità ambientale. Anche la visione del lavoro deve cambiare: gli ingegneri devono fare sustainable engineering, i commerciali non devono vendere prodotti ma servizi, gli uomini di finanza devono fare asset management gestendo asset come servizi non il circolante: “La servitization è la sintesi tecnologica/organizzativa di green&digital – perché la vendita diventa affido tecnologico, la data value chain fornisce un flusso di ritorno oltre che di andata, crea un modello patrimoniale degli intangibili, crea il patrimonio dati per il miglioramento continuo. E Il digital abilita l’asset a diventare green, non solo perché consuma meno, ma perché ne aumenta il tasso di utilizzo”, chiarisce Carnevale Maffé.

Non basta fare green washing

In sintesi: i sistemi economico, digitale e green stanno convergendo. Non basta dare una mano di verde e fare greenwashing: “Il green non è astensione, consumare di meno, ma è organizzazione; è un progetto economico innovativo. Non è installare pannelli solari ma brevettare tecnologie per la creazione dell’idrogeno green; significa sviluppare proprietà intellettuale,” sostiene Carnevale Maffé.

Green&Digital sono al contempo pubblico e privato: "Un progetto civile, istituzionale, per cui occorre costruire un’istituzione pubblica non solo un’infrastruttura tecnologica in cui il digitale deve metterci non solo la sintassi – API, …ma anche la semantica – AI, competenza formalizzata che va a complementare la competenza umana”. E conclude: “Non sono sintesi sottrattiva - consumare di meno e fare un passo indietro, ma andare più veloce in un altro modo e con un’altra logica; sono sintesi additiva in cui ci sono il verde, il blu e anche il rosso, che sta per passione, partecipazione civile di un progetto di un’Europa che si fa bandiera di un modello di società civile sostenibile”.

Sì, vero, Digital & Green non sono in antitesi, interviene Gianlugi Castelli, Co-coordinatore Comitato Consultivo per la PA Digitale - MITD e Direttore DEVO Lab SDA Bocconi, raccogliendo gli spunti lanciati da Carnevale Maffé: “Oggi i due temi vengono presentati insieme, ma quando è in atto una Transizione/Trasformazione si creano momenti di instabilità. Conseguenze asimmetriche delle trasformazioni che, mancando soprattutto le competenze, è difficile fare convergere con azioni comuni e qualunque azione intrapresa ora farà vedere i risultati non a breve ma tra qualche anno”.

L’Unione Europea e i Piani Nazionali sono molto ambiziosi in termini di Neutralità Climatica e Trasformazione Digitale del Continente: “Il tema digitale come ossatura della trasformazione energetica si confronta con la scarsità di risorse, che, di fatto, le aziende operanti in questo settore non trovano sul mercato, non riuscendo più a crescere in modo organico. Inoltre, oggi la connessione tra mondo accademico e quello delle imprese è meno forte di un tempo, in quanto è venuto meno quel meccanismo di reclutamento nelle università. Per contro i programmi di upskilling e reskilling così come le Academy nelle aziende stanno funzionando”.

L'ottimismo comunque non manca: “L’Unione Europea ha traguardato un piano di lungo periodo in cui l’Italia potrebbe diventare il fornitore di servizi di nearshoring. Si sta ragionando all’Europa come a un unico paese, con ingenti misure di supporto messe a disposizione, ritagliate sulle specificità dei singoli paesi. Come Italia, attingiamo al Piano 2022, asse portante del PNRR, un’opportunità tutta da cogliere”, commenta Castelli.

C’è poi lo spinoso tema legato al fatto che il digitale è decisamente energivoro; come può essere quindi sostenibile? Nel 2007 l’ICT rappresentava il 3.9% del consumo globale dell’energia elettrica. Nel 2014 la componente tale componente ha raggiunto il 46% del consumo totale di energia, nonostante gli impegni dei grandi attori del settore che guardano a fonti di energia alternative per i loro data center. Si stima che nel 2030 questa quota arriverà al 14%: “E’ necessario trovare l’equilibrio tra il beneficio che il digitale ha sui processi produttivi e l’energia e come viene prodotta. Alcuni studi indicano che nel 2030 l’ICT farà ridurre di 12 Giga tonnellate di Co2 ciò che il mondo non digitale immetterà nell’atmosfera. Vero è che se la trasformazione digitale andasse in modo più rapido verso la terziarizzazione sostituendo i sistemi produttivi e non affiancandoli questo beneficio sarebbe accresciuto”, sottolinea Castelli.

Persone e competenze: qui si gioca la partita

Le competenze, e la loro carenza, rappresentanto il tema più critico in questo disegno, per cui risulta necessario svilupparne di nuove che sappiano governare e gestire la doppia transizione per rendere tangibili ed effettivi i benefici derivanti da questo processo evolutivo. Nuove competenze che devono entrare a far parte del bagaglio sia delle nuove generazioni sia delle generazioni già attive nel mondo del lavoro.

“Oggi la scarsità di talenti rappresenta il primo ostacolo alla crescita di tutte le organizzazioni – afferma Alberto Roseo, Chief Marketing, Communication & Strategy Officer, Lutech. Lo è anche per Lutech che ha messo in campo una serie di azioni, tra cui appunto il Lutech Campus, un innovation hub dedicato alla formazione di giovani talenti nell’ambito di tecnologie STEM, anche a supporto di aziende e startup nello sviluppo del loro business, e a clienti e stackholder, nonché il Polo di Innovazione tecnologica di Bari – all’interno del Campus Tecnopolis dell’Universita di Bari. In questo caso abbiamo investito 15 milioni in una prima fase, inserendo 60 profili tecnici specializzati su tematiche STEM, con un piano di 100 assunzioni l’anno nel giro di un quinquennio, facendo di questo polo un vero e proprio centro di nearshore, in collaborazione con le università del luogo per la parte formativa”. E prosegue: “Lavorare oggi nel digitale significa essere allo stesso tempo protagonisti e fautori di un’innovazione utile, impegnati allo sviluppo e alla creazione di soluzioni sempre più sostenibili dal punto di vista ambientale, economico, commerciale con l’obiettivo di migliorare la vita delle persone e le performance dell’azienda. Significa portare benefici in tutti i settori ma anche stare in un ambiente dinamico e creativo, mai uguale a sé stesso, dove si opera in team, in modo collaborativo in un modo che migliora e arricchisce le persone, spostando sempre l’obiettivo dell’innovazione in avanti e dove la formazione gioca un ruolo strategico”.Alberto Roseo, Chief Marketing, Communication & Strategy Officer, LutechUn tema quello delle competenze molto caro anche a Roberta Cocco, Coordinatrice Comitato Consultivo per la PA digitale - Consulente MITD Ministero per l'Innovazione tecnologica e la Transizione digitale: “Ogni iniziativa e progetto di Trasformazione Digitale deve avere necessariamente due componenti principali: da una parte tutto ciò che riguarda la tecnologia e dall’altra le persone. Non si può immaginare un piano di vera trasformazione di successo senza che tutte le persone ne possano beneficiare, sia quelle interne all’organizzazione sia il pubblico che utilizzerà i servizi.” Daparte sua la manager mette la sua competenza al servizio di un grande progetto avviato dal Ministro Colao del Dipartimento della Trasformazione Digitale nella Missione 1 del PNRR incentrato sulla digitalizzazione.

Come spiega, il Piano Nazionale per le Competenze Digitali è diviso in quattro assi rispetto ai pubblici a cui si rivolge: Studenti, per aumentare le competenze digitali all’interno dei percorsi scolastici; Lavoratori pubblici e privati; Sviluppo di competenze specialistiche digitali in ICT rivolte ai giovani, e non solo, anche attraverso attività di upskilling e reskilling; Cittadini.

“Viviamo una profonda dicotomia: da una parte c'è un’elevata disoccupazione soprattutto giovanile, dall’altra le organizzazioni, non solo quelle ICT, ricercano profili con competenze tecnologiche”, continua. Con l’asse 3 stiamo portando avanti una serie di attività di formazione con molti attori del mercato ICT che devono essere equamente distribuite sul territorio, con lo stesso livello di certificazioni, coniugando il mondo della formazione con quello delle imprese per non vanificare lo sforzo formativo”.

Lavorare in modo collaborativo è fondamentale: Non si può più parlare a compartimenti stagni. Occorre realizzare osmosi a tutti i livelli di contenuti e soprattutto di azioni. Non sarà possibile raggiungere alcun risultato se tutti gli attori presenti sul territorio non si uniranno nel definire piani di sviluppo che mettano a fattore comune le singole disponibilità. Per questo interloquiamo con tutti gli attori. affinché si crei una sorta di Suola diffusa di competenze digitali, mettendo a fattor comune ciò che le varie realtà stanno già facendo. Serve uno sforzo nazionale di tutti gli attori coinvolti, a cui devono necessariamente partecipare anche le PMI. Dobbiamo coinvolgere tutti e fare comprendere i vantaggi e il valore che la trasformazione digitale porta – l’intermediazione non esiste più. Bisogna metterci la faccia. Nessun moto di cambiamento digitale può avvenire top down; deve passare dalle persone”, conclude Roberta Cocco.

Anche Anitec-Assinform (a cui aderisce anche Lutech, ndr) è impegnata su questo fronte, come racconta il Direttore Generale, Eleonora Faina: “Oggi non c’è un settore merceologico e industriale per cui il tema delle competenze non sia cruciale e determinante. Gli ostacoli da superare sono molteplici: i giovani pur essendo nativi digitali non sono pronti a lavorare nel digitale e inoltre abbiamo una forza lavoro estesa che da molti anni non fa formazione strutturata. Siamo fermi a livello di istituti scolastici ma anche di aziende. Oltre a ciò c’è un gap nel settore Pubblico da colmare. Secondo Faina la formazione deve quindi essere concepita come un percorso continuo, in cui le persone si formano dalla scuola fino alla fine della loro attività lavorativa: "Fondamentale usare tutti la stessa semantica e tassonomia, capire come certificare le competenze, creare percorsi di formazione che mettano a valore e a fattore comune le attività che le aziende stanno facendo in questa direzione".

Un argomento delicato anche per Aria, società di proprietà pubblica di diritto privato e, in quanto tale, assoggettata a normativa pubblica: “Oggi le PA dispongono di un numero limitato di persone interne che si occupano di IT, con un basso turnover, mentre si appoggiano al mercato per altre competenze, e quelle poche interne dovrebbero avere competenze di alto livello per valutare al meglio dove ‘comprare bene’ i prodotti rispondendo ai requisiti e ai fabbisogni richiesti senza cadere nelle trappole del mercato. Ecco che per Aria l’ecosistema risulta quantomai fondamentale per riuscire a trovare e fare crescere le competenze dentro e fuori dall’azienda, fungendo anche da punto di riferimento per altri enti pubblici – aziende sanitarie, comuni, …”, afferma Lorenzo Gubian, Direttore Generale, Aria.

In questo senso Aria ha creato verso l’esterno – e lo sta facendo anche verso l’interno - alcuni Centri di Competenza: uno focalizzato sui Pagamenti Digitali, è infatti un nodo di pagamenti per conto di PagoPA per la Regione Lombardia, e diffonde inoltre competenze sul tema della cybersecurity a cui soprattutto le aziende sanitarie sono molto sensibili.

Nel ‘fare ecosistema’ Aria crea una rete di connessioni con gli attori stessi in modo bidirezionale: da parte sua trasferisce loro le competenze di cui sono carenti, e dall’altra assorbe dall’ecosistema persone con le giuste competenze in grado di capire velocemente gli standard e le linee guida di un’azienda pubblica e inserirsi nel modo più veloce possibile nei processi produttivi: “Quando si agisce su un’organizzazione è fondamentale partire dalle persone, investire su di esse; bisogna prima cambiare le cultura e poi i processi”, enfatizza Gubian.

Un Paese per tutti: digitale e green ‘Ora’

Un Paese in grado di creare opportunità per tutti; ci crede Confindustria Digitale (che all’interno di Confindustria è la rappresentanza del settore ICT e di altre associazioni) che ha l’ambizione di rendere il Paese più competitivo e inclusivo attraverso la digitalizzazione, seguendo il Programma Ora, presentato da Agostino Santoni, Presidente Confindustria Digitale (

Il momento è Ora, richiamando il nome del Programma; quello di un digitale pervasivo, presente ovunque, negli stimoli, negli investimenti del PNRR con la missione e il compito di traghettare il paese in un’altra dimensione, accelerando la trasformazione in atto. “Non si è mai vista un’opportunità così grande”, commenta Santoni.Agostino Santoni, Presidente Confindustria DigitaleSe l'Italia però è ancora lenta nella Transizione Digitale Transizione - fanalino di coda in Europa – sulla transazione ecologia vanta molti campioni nazionali, aziende leader mondiali di settore, di grandi capacità tecnologica. L’obiettivo a cui tendere è quello di rendere tutte le infrastrutture fisiche critiche del Paese anche digitali, creando una piattaforma digitale unica, in cui si rende internet disponibile a tutti nella GigaByte Society. Una digitalizzazione che deve agganciare anche la distribuzione del gas, dell’energia elettrica, dell’acqua.

Infrastrutture fisiche che diventano digitali, completamente federate, che combinate diventano piattaforma strutturale del Paese per offrire nuovi servizi ai cittadini e alle imprese che diventano più competitive: “Creare un’infrastruttura molto più estesa rappresenta un’immensa opportunità per tutto il nostro settore, in cui la transizione digitale e quella ecologica creano nuovi servizi per tutti gli ambiti e i mercati. E’ un processo che va accelerato. Servono però le competenze: Ne abbiamo bisogno – oggi lo shortage riguarda 600-700 mila professionisti. E’ fattore critico di successo. L’informatica deve essere parte del percorso scolastico - dalle elementari all’università - e la materia IT dovrebbe essere presente in tutti le facoltà universitaria. Dobbiamo lavorare insieme per agevolare la disponibilità di maggior competenze e riqualificarne altre”, incalza Santoni.

E grazie al digitale bisogna creare un futuro di successo che rende il mondo migliore: “Un’Italia che diventa Piattaforma, che beneficia delle buone pratiche tecnologiche e sostenibili disponibili e accelera la doppia transizione, ma a patto che sia inclusiva,” conclude.

Dalla teoria alla pratica

E allora largo ai progetti e alle iniziative concrete. E’ il caso di Med-Gold, un progetto di ricerca e innovazione finanziato dal programma quadro dell’Unione Europea Horizon2020, coordinato da ENEA, in cui Lutech è partner tecnologico. L’obiettivo del progetto è sviluppare tre prototipi di servizi climatici a supporto delle tre principali colture tradizionali caratteristiche dell’agricoltura mediterranea: vite, olivo e grano duro. La sfida è aumentare la resilienza del patrimonio ecologico, economico e culturale mediterraneo in un’epoca di risorse sempre più scarse e cambiamenti climatici: “L’agricoltura ha un ruolo chiave nel rispondere a questa sfida poiché è il settore economico più fortemente influenzato da variabilità e cambiamento del clima. Fondamentale quindi sviluppare servizi climatici per trasformare informazioni e dati legati al clima in prodotti personalizzati a supporto delle decisioni e di una migliore gestione in agricoltura. L’obiettivo a lungo termine del progetto è quello di rendere l’agricoltura europea più competitiva, resiliente ed efficiente in relazione alle sfide imposte dal cambiamento climatico”, spiega Alessandro Dell'Aquila, Senior Researcher, ENEA. “Lavoriamo su una mole enorme di dati climatici – osservazioni, previsioni stagionali, …- per trasformarli in dati puntuali e snelli volti a generare informazioni utili per i processi decisionali di questa specifica industria. Un vero è proprio KPI, da consultare attraverso una dashboard disegnata ascoltando l’utenza. In questo disegno ENEA funge da coordinatore in mezzo a filoni che si intrecciano, creando contaminazione reale e viva”.

Da parte sua A2A, protagonista del settore energetico, mette in campo progetti concreti. Ne cita alcuni Nicoletta Mastropietro, Chief Technology & Innovation Officer, A2A, a partire dalla mobilità sostenibile, che non significa solo auto-elettriche ma riguarda anche il mondo dei trasporti e quello navale. In Lombardia A2A sta lavorando con una rete di partner alla riconversione di una linea di Ferrovie Nord che attualmente viaggia a diesel: “L’obiettivo è produrre idrogeno dal Lago d'Iseo attraverso un elettrolizzatore; idrogeno distribuito e portato alle stazioni e utilizzato dai treni su questa tratta – spiega. Modificare in modo innovativo e radicale l’ecosistema intorno a questa tratta ferroviaria porta a ridurre emissione Co2 in maniera importante in quella speicifica area”.

L’impegno di A2A si focalizza inoltre sulle energie rinnovabili. Fino a circa due anni l’azienda non aveva impianti di questo tipo. Oggi invece è impegnata nella costruzione – ma anche in operazioni di merge & acquisition – di una serie di impianti rinnovabili, costruendoli o acquistandoli. Per sopperire al problema che queste energie (vento, sole, ...) non sempre sono disponibili (a volte si genera troppa energia e a volte troppo poca), A2A sta conducendo una serie di studi coinvolgendo anche delle startup innovative per cambiare la modalità di stoccaggio dell’energia: Oggi una batteria tradizionale al litio tiene una capacità massima di 4 ore, mentre A2A sta lavorando in collaborazione con una startup europea alla costruzione di un impianto che porti fino a 10 ore l’accumulo di energia”, chiarisce la manager. E per fare ciò occorre inserire il digitale in questi mondi in cui i dati rappresentano una sorgente fondamentale: “Per la prima volta nella nostra storia stiamo assumendo persone esperte di meteorologia, da abbinare alle competenze dei data scientist che analizzano i dati per prevedere quando e come stoccare l'energia”.

Per spingersi fino a un concetto esteso di comunità energetica, in cui l’energia non è più unidirezionale ma bidirezionale, consentendo a tutti di diventare parte integrante di un sistema nazionale regolato, che prevede un percorso di digitalizzazione e ricostruzione di questo modello gemello identico per generare, ma anche acquisire, energia nei momenti più delicati.

Uno stimolo alla platea arriva da Nicoletta Mastropietro: “Bisogna riuscire a pensare il mondo dell’OT e delle reti in modo più ‘general purpose’ possibile, in cui il mondo dell’energia diventa come una telco o una banca in termini di digitalizzazione. L'idea è di avere possibilità di usare l’energia any time, anywhere, anyplace, in un momento in cui le energie non sono più commodity ma asset critici per l’Italia”.

Green & Digital sono due gemelli che vanno molto d’accordo nell’esperienza di Generali Italia, come racconta David Cis, Chief Operating Officer: “Nel nostro settore la transizione digitale abilita a consumare e stampare meno carta, a effettuare meno spostamenti, ma soprattutto permette di creare nuove funzionalità in chiave digitale e portarle a standard di qualità e funzionamento paragonabili a quelle che il consumatore ritrova in altre esperienze digitali. Per fare ciò al meglio serve scrivere codice IT efficiente e performante in grado di consumare meno energia. Nella nostra sede principale metà dell’energia elettrica è utilizzata dal data center”.

In questo disegno Generali può giocare il ruolo di abilitatore, con la possibilità di intraprendere strade di soluzioni assicurative più coerenti con il digitale come, per esempio, nel mondo delle policy cyber.

Generali si è preparata a questo ruolo trasfomandosi essa stessa lungo due direttrici portanti:

1 -Trasformazione della macchina IT, riscrivendo codice più efficiente e performante dei sistemi, anche quelli più vecchi, ricorrendo spesso al cloud non solo per tecnologie e applicazioni nuove ma anche in quello core tradizionali; cambiando il modo di lavorare in modo drastico, inserendo in molti ambiti la modalità agile (oggi il 40% dei progetti sono in questa modalità) e agendo sulle competenze, attraverso un esteso programma di potenziamento di competenze tecnologiche che ha portato all’assunzione di oltre 100 persone nella Digital Factory, di cui la metà sono donne.

2 - Automazione: “In modo progressivo abbiamo automatizzato circa 40 dei nostri processi chiave; ciò ha portato a un utilizzo più efficiente delle risorse e anche un miglior servizio. E’ un ottimo esempio di come attraverso l’utilizzo di dati e algoritmi legati ad essi si possano stravolgere i processi”, conclude Cis.

Sul palco anche i racconti concreti di impegno e progettualità digital&green dei partner tecnologici, Cisco, Dell Technologies, Fortinet, Red Hat, Salesforce, VMware.

Lorenzo Greco, Chief Revenue Officer, Lutech
“Se si vuole fare accadere questa doppia transizione bisogna lavorare in ecosistema e contaminarsi, serve fare cross fertilization, esportando casi virtuosi realizzati in un determinato comparto anche in altri settori merceologici. Lutech affianca i clienti nei loro percorsi evolutivi, aiutandoli a trasformare i dati in informazioni per prendere decisioni di business, ragionando sempre in logica green, facendo di più e utilizzando meno risorse”, conclude Lorenzo Greco, Chief Revenue Officer, Lutech.

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