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I dipendenti faticano a comprendere il Byod

Uno studio realizzato da OnePoll e che ha coinvolto anche l’Italia fa risaltare le difficoltà di delimitazione fra personale e professionale.

Autore: Redazione Impresa City

Quando si affronta il tema del Bring Your Own Device (Byod), si pensa che possa trattarsi di una rivoluzione dal basso, guidata soprattutto dagli utenti finali. In qualche caso è vero, ma non è così in generale.
A dimostrarlo arriva uno studio realizzato da OnePoll su un campione di 1.500 persone appartenenti a cinque grandi paesi europei, fra i quali anche l’Italia. Il 62% ha dichiarato di avere ancora una certa confusione fra le periferiche da utilizzare a scopo personale e quelle dedicate all’uso professionale. Nel 28% dei casi, gli utenti non sanno differenziare per nulla le tecnologie in base agli ambiti di impiego.
Questi dati vanno incrociati con quelli che testimoniano come il 50% dei dipendenti aziendali faccia uso del proprio smartphone per motivi professionali e lo stesso accada nel 45% con il proprio pc e nel 21% con il tablet. In pratica, questo significa che nella maggior parte delle aziende la commistione è consentita o avviene a prescindere da regole che possono esistere o meno e che non c’è un vero controllo né tantomeno una politica specifica per gestire la situazione. Solo nel 30% dei casi, non vengono utilizzati dispositivi personali sul luogo di lavoro, ma questo può corrispondere a regole restrittive o a tipologie di lavoro molto stanziali.
Dalle risultanze dello studio, sembra dunque emergere una certa domanda di Byod, ma con ampie aree di incertezza e qualche dubbio sostanziale. Il 44% del campione, per esempio, ha dichiarato di trovare stressante l’impatto dell’interconnessione fra il mondo privato e quello professionale, preferendo la netta separazione. Nel gruppo rientra probabilmente il 15% che rileva come il Byod ingerisca direttamente sul tempo libero. Fra l’altro, questo dato viene più spesso evidenziato dai dipendenti più giovani (fascia 18-24 anni), i quali esprimono complessivamente maggiore stress verso il Byod.
Il lavoro domestico, infine, viene spesso reso difficoltoso dallo scarto tecnologico che esiste fra la reti domestiche e quelle presenti in azienda, cosa che ostacola l’accesso e l’utilizzo delle risorse aziendali.
Pubblicato il: 04/11/2013

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