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Il talento corre più del business: solo il 10% delle aziende è pronto a guidare la rivoluzione dell'AI

Secondo il nuovo report di LHH, si amplia il divario tra la spinta all'aggiornamento della forza lavoro e l'arretratezza dei sistemi HR aziendali, evidenziando una diffusa "fedeltà condizionata".

Mercato e Lavoro

La forza lavoro globale sta accelerando in modo deciso sul fronte dell'innovazione e della preparazione all'impatto dell'intelligenza artificiale, ma la grande maggioranza delle organizzazioni non dispone ancora delle infrastrutture adeguate per trasformare questo potenziale in vantaggio competitivo. È quanto evidenziato da “The New Era of Talent Systems”, il nuovo report pubblicato da LHH, società del Gruppo Adecco specializzata in consulenza HR e gestione del talento, basato sulle opinioni di oltre 37.500 lavoratori e 2.000 leader a livello globale. Lo studio delinea uno scenario in cui i dipendenti investono autonomamente nella propria crescita professionale, mentre le aziende faticano a tenere il passo a causa di sistemi di gestione del talento spesso frammentati e privi di una visione strategica basata sui dati.

I dati del report parlano chiaro: l'87% dei lavoratori si dichiara pronto ad adattarsi all'evoluzione guidata dall'intelligenza artificiale e l'81% dedica attivamente tempo all'aggiornamento delle proprie competenze. Un'evoluzione ancora più evidente nella categoria dei lavoratori future-ready - caratterizzati da adattabilità, dimestichezza tecnologica e gestione proattiva della carriera - la cui quota è più che triplicata nell'arco di un anno, passando dall'11% al 37%. Nonostante questa spinta propulsiva individuale, il 64% delle organizzazioni non possiede una strategia di workforce data per mappare chiaramente le competenze interne, mentre il 61% ammette di non riuscire a ricollocare efficacemente le persone in base alle mutevoli esigenze del business, palesando un divario strutturale profondo.

Questa discrasia alimenta nuove dinamiche relazionali, come la cosiddetta "fedeltà condizionata". Sebbene il 95% dei lavoratori preveda di rimanere presso l'attuale datore di lavoro nei dodici mesi successivi, un dipendente su tre pone come condizione imprescindibile la presenza di concrete opportunità di crescita, e il 74% mantiene costantemente aperte opzioni alternative sul mercato. In assenza di piani di sviluppo chiari, il rischio concreto per le aziende è la perdita dei profili ad alto potenziale. A fare eccezione è solo una ristretta minoranza: appena un'azienda su dieci si qualifica come future-ready, adottando un modello integrato che unisce leadership, upskilling, mobilità interna e adozione governata dell'IA per trasformare il talento nel vero motore della resilienza aziendale.

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