Un nuovo report di Soldo evidenzia come l'adozione spontanea degli strumenti intelligenti stia migliorando le performance, sollevando però serie criticità sulla gestione dei processi di spesa e sull'assenza di supporto aziendale.
L’intelligenza artificiale ha ormai conquistato un ruolo di primo piano all’interno delle dinamiche lavorative in Italia, venendo riconosciuta dalla stragrande maggioranza dei dipendenti come un motore fondamentale per aumentare la propria produttività, velocità ed efficienza operativa. Secondo il recente rapporto stilato da Soldo, provider specializzato nella gestione della spesa aziendale, l’83,8% dei lavoratori italiani dichiara un miglioramento tangibile delle proprie attività quotidiane grazie al supporto dei nuovi strumenti intelligenti. Tuttavia, questo scenario positivo è accompagnato da un fenomeno emergente che sta attirando l'attenzione dei vertici aziendali: la crescita della cosiddetta shadow AI, ovvero l'adozione o l'acquisto di soluzioni tecnologiche al di fuori dei canali formali e dei protocolli di supervisione stabiliti dalle organizzazioni. Il dato risulta particolarmente significativo se si considera che il 27% dei lavoratori italiani ammette di aver acquistato strumenti di intelligenza artificiale per fini professionali senza alcuna approvazione preventiva nell'ultimo anno.
Questa tendenza spontanea solleva interrogativi cruciali riguardanti non solo il controllo della spesa e la gestione dei budget, ma anche la sicurezza dei dati aziendali e la trasparenza richiesta dalle normative vigenti, tra cui il futuro impianto regolatorio dell'AI Act europeo. Il rischio principale è che le aziende perdano il controllo su quali strumenti vengano effettivamente utilizzati, per quali finalità specifiche e, soprattutto, in che modo vengano trattate le informazioni sensibili all'interno di piattaforme esterne non verificate. Il report evidenzia inoltre una profonda discrepanza tra la spinta all'adozione tecnologica e la capacità reale delle imprese di fornire un supporto strutturato alle proprie risorse. Oltre la metà dei dipendenti italiani, precisamente il 57,5%, si sente spinto a utilizzare strumenti di intelligenza artificiale senza aver ricevuto un orientamento adeguato o indicazioni chiare, mentre il 55,6% incontra difficoltà tecniche nell'utilizzo degli applicativi messi a disposizione.
Ne emerge un quadro caratterizzato da una forte ambivalenza: da un lato l'entusiasmo per le potenzialità dell'AI, dall'altro una frammentazione crescente che rischia di rendere l'adozione tecnologica priva di una strategia condivisa. Se da un lato l'efficienza ne trae beneficio immediato, dall'altro il ricorso a soluzioni "fai-da-te" dai singoli team dimostra come le aziende siano attualmente in ritardo nel definire processi di integrazione ordinati e percorsi formativi efficaci. Senza una governance chiara e un accompagnamento consapevole, l'intelligenza artificiale rischia di evolvere in modo caotico, lasciando le organizzazioni esposte a potenziali vulnerabilità gestionali e rendendo difficile valorizzare appieno il potenziale innovativo di queste tecnologie in un contesto normativo sempre più esigente.
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