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Acqua potabile, nuove regole UE: al via controlli più severi e gestione del rischio

Con il D.Lgs. 102/2025 l'Italia implementa standard rigorosi per i PFAS, monitoraggio del TFA e misure obbligatorie contro la Legionella per garantire la sicurezza lungo tutta la filiera idrica.

ESG

Il panorama normativo italiano per la gestione dell’acqua potabile è oggetto di una trasformazione significativa, definita dall'attuazione della Direttiva (UE) 2020/2184. Attraverso l'integrazione del D.Lgs. 18/2023 con il nuovo D.Lgs. 102/2025, il sistema nazionale consolida un impianto di controlli e responsabilità lungo l’intera filiera idrica, spostando il baricentro verso un approccio preventivo e basato sulla gestione del rischio. Il principio guida diventa quello del "from source to tap", che estende l’obbligo di monitoraggio non più soltanto alla rete di distribuzione pubblica, ma anche agli impianti interni degli edifici, con un’attenzione particolare rivolta a strutture sanitarie, scolastiche e ricettive.

Uno dei pilastri di questo aggiornamento è rappresentato dal rafforzamento dei limiti per i PFAS, fissati a 0,10 µg/L per la somma totale e a 0,02 µg/L per la somma dei quattro PFAS prioritari, quali PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS. A questo si aggiunge l'introduzione del monitoraggio dell’acido trifluoroacetico (TFA), con un valore di riferimento di 10 µg/L previsto a partire dal 2027, in risposta alla crescente necessità di contrastare gli inquinanti persistenti. Parallelamente, il nuovo decreto intensifica la sorveglianza su parametri critici come cloriti, clorati e cromo, istituzionalizzando una metodologia di controllo basata sull'analisi proattiva dei pericoli.

Un tema centrale della nuova normativa è la prevenzione della Legionella, che viene ora integrata stabilmente nei Piani di Sicurezza dell’Acqua. Considerato che l'Italia detiene il primato europeo per il tasso di casi notificati di legionellosi, il decreto rende cogenti le linee guida nazionali e introduce l'obbligo di nominare il Gestore della Distribuzione Idrica Interna (GIDI) negli edifici prioritari. Questa figura diventa essenziale per garantire la sicurezza sanitaria in ambienti ad alta frequentazione, supportata anche dall'introduzione del sistema europeo ReMaF, volto a garantire la qualità dei materiali, dei reagenti chimici e dei componenti che entrano in contatto con l'acqua potabile.

In questo nuovo scenario, le aziende non possono più limitarsi alla semplice lettura dei risultati analitici, ma devono adottare un'ottica di mappatura costante dei rischi. I laboratori accreditati si trasformano dunque in partner strategici per le aziende, fornendo non solo campionamenti e analisi chimiche o microbiologiche, ma anche validazione dei dati e supporto interpretativo. Laboratori come pH Labs, parte del gruppo TÜV Italia, operano attivamente in questo contesto, offrendo servizi che spaziano dal controllo dei contaminanti emergenti, come il Bisfenolo A, fino al supporto tecnico necessario per l'attuazione dei Piani di Sicurezza dell'Acqua e l'adeguamento ai rigorosi requisiti imposti dalla normativa vigente.

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