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AI e sviluppo: l'approccio dei "tiny team"

L'utilizzo di strumenti AI porta a una trasformazione dei team di sviluppo, che diventano più piccoli e con figure plurispecialistiche

Trasformazione Digitale

Fonte: www.unsplash.com

Le aziende che puntano sul vibe coding come strumento per aumentare la produttività dei team di sviluppo - e avere così meno dipendenti, e costi - devono tenere presente che questa strategia comporta diversi rischi. Lo spiegano gli analisti di Gartner, secondo cui è vero che l'avvento dell'intelligenza artificiale nel campo dello sviluppo software porterà ad avere gruppi di lavoro più piccoli, ma non per le ragioni e nei modi che molti oggi prevedono.

"L’intelligenza artificiale sta trasformando l’ingegneria del software. Sta ridefinendo i ruoli, reinventando i team e alimentando la domanda di un numero maggiore, non minore, di esperti software", spiega Aliyah Camacho, Principal Analyst di Gartner: "Le risorse necessarie per soddisfare la crescente domanda di software e di applicazioni complesse basate sull’intelligenza artificiale supereranno i guadagni in termini di efficienza portati dall’AI". In sostanza, il vibe coding aiuta ma in compenso lo scenario del software engineering si fa troppo complesso per poterlo lasciare metaforicamente da solo.

Il modello che Gartner presenta è quello dei cosiddetti "tiny team": piccoli gruppi di tecnici che demandano i compiti di routine all'AI e si concentrano sulla risoluzione di problemi complessi e sulla vera innovazione da integrare nelle applicazioni e nei servizi software. Per queste considerazioni, i "tiny team" non rappresentano una scelta tattica per la riduzione dei costi aziendali ma una strategia di ridisegno dei team di sviluppo, in modo che sfruttino al meglio i punti di forza sia dell'AI, sia del personale umano.

Non esiste una teoria consolidata dei "tiny team" che ne definisca il numero di membri: dipende dalla singola azienda e dal servizio o prodotto che il team deve sviluppare. Oggi un "tiny team" ha mediamente 4–5 membri, spiega Gartner, ma alcuni ne richiedono solo 2–3. E in generale si andrà verso gruppi piccoli, man mano che questo approccio si consoliderà e che le capacità dell’AI in ambito sviluppo matureranno. Gartner stima che oggi solo il 15% delle imprese adotti i "tiny team" e che questa percentuale salirà al 60% entro il 2029.

La composizione di un "tiny team" è anche un gioco di equilibri. Il gruppo dovrebbe essere abbastanza piccolo da mantenersi agile ed efficace, ma anche abbastanza grande da promuovere la diversità di idee e punti di vista alternativi. Anche per quest'ultimo motivo, un gruppo dovrebbe avere al suo interno specializzazioni diverse, come un product manager, un esperto di User Experience (UX) e di Agent Experience (AX, come la UX ma dal punto di vista degli agenti AI) e almeno uno sviluppatore con competenze specifiche di sviluppo AI nativo.

Gartner sottolinea che i "tiny team" sono per natura organizzazioni "piatte" e assai poco gerarchiche. I confini tradizionali dei ruoli si dissolvono e ogni membro del team gestisce una varietà di compiti che spaziano dalla comprensione dei requisiti al product design vero e proprio, sino alla supervisione degli agenti di AI. È un ambiente ovviamente organizzato ma non rigidamente formalizzato, in cui quindi è particolarmente favorita la crescita delle figure junior.

I "tiny team" non sono infatti la scusa per smettere di assumere e formare talenti junior, mettono in evidenza gli analisti di Gartner. Farlo significa andare incontro a diversi problemi, tra cui in particolare l'impossibilità di trasferire le conoscenze acquisite a livello aziendale, la difficoltà nella sostituzione dei ruoli e - strettamente collegata a questa - la necessità di ricercare sempre ruoli senior, che sono e saranno sempre più costosi e ambiti. Conseguenza: Gartner ritiene che nel giro di due anni le aziende che usano l'AI per eliminare i ruoli junior si ritroveranno con una "talent pipeline" completamente svuotata.

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