CNA Lombardia lancia l'allarme: gli spostamenti quotidiani erodono i risparmi sull'affitto e frenano la crescita delle imprese locali.
In Lombardia, trovare un'abitazione a costi sostenibili significa sempre più spesso allontanarsi dal luogo di lavoro, innescando un circolo vizioso che penalizza pesantemente le famiglie e il sistema produttivo. Questa scelta, purtroppo obbligata per molti, presenta un conto sempre più salato, poiché il risparmio ottenuto sul canone di locazione viene rapidamente neutralizzato dai costi della mobilità quotidiana. È quanto emerge chiaramente da un'indagine realizzata da CNA Lombardia, che fotografa una situazione in cui la distanza tra casa e lavoro sta diventando una vera e propria tassa occulta sulla competitività del territorio regionale.
L'area metropolitana di Milano offre l'esempio più eclatante di questa dinamica. Chi decide di trasferirsi fuori dal capoluogo può risparmiare mediamente 5.400 euro all'anno sull'affitto, ma deve affrontare circa 2.350 euro di spese aggiuntive per gli spostamenti. Di conseguenza, il beneficio reale che resta in tasca alle famiglie si riduce ad appena 3.050 euro annui. La situazione appare ancora più critica se si guarda all'area di Monza e Brianza, dove il risparmio medio sull'affitto di 3.600 euro viene abbattuto da costi della mobilità che raggiungono i 1.950 euro, lasciando un vantaggio effettivo estremamente limitato, pari a soli 1.650 euro.
Secondo Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia, la regione corre il rischio di trovarsi davanti a un paradosso preoccupante: pur essendo il motore economico del Paese, l'eccessivo costo dell'abitare nelle zone dove si concentra il lavoro sta diventando un ostacolo insormontabile alla crescita. Quando i lavoratori sono costretti a risiedere lontano dalle imprese, le conseguenze non ricadono solo sui bilanci familiari, ma anche sulle aziende stesse, che faticano a reperire personale qualificato, subiscono un turnover crescente e vedono diminuire l'attrattività dei territori. Per questo motivo, il tema della casa non può più essere trattato come una questione puramente sociale, ma deve essere affrontato come una leva fondamentale di politica industriale e di sviluppo economico.
L'impatto di questa situazione è particolarmente pesante per le imprese artigiane e le piccole attività che operano quotidianamente sul territorio. Installatori, elettricisti, termoidraulici e manutentori, infatti, non devono solo raggiungere la sede di lavoro, ma passano gran parte della giornata spostandosi tra cantieri, clienti e fornitori, sostenendo oneri che incidono direttamente sui margini aziendali. Le cifre parlano chiaro: un serramentista può arrivare a spendere oltre 4.500 euro l'anno per veicolo, un elettricista circa 5.600 euro, mentre per termoidraulici e manutentori la spesa può toccare i 6.700 euro annui. La situazione più onerosa riguarda gli installatori di impianti, per i quali il costo della mobilità può sfiorare gli 8.000 euro l'anno per ogni mezzo operativo. Diventa quindi urgente, secondo CNA, avviare una riflessione che porti a politiche integrate su casa, mobilità e sviluppo, capaci di restituire efficienza a un sistema che altrimenti rischia di perdere competitività in modo irreparabile.
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