Nel breve termine peserà soprattutto l'aumento dei costi energetici, nel medio termine cresceranno gli investimenti in cloud sovrano e cybersecurity. La domanda di IT comunque resta forte, in particolare per i progetti IT
IDC ha pubblicato sul suo blog una prima valutazione dei più probabili impatti sul settore IT della nuova guerra in Iran e in Medio Oriente scoppiata il 28 febbraio scorso.
Questo conflitto introduce nuova incertezza macroeconomica e geopolitica in un contesto tecnologico globale già fragile, osserva IDC, che evidenzia sei principali fronti di impatto sulla spesa IT: volatilità dei prezzi dell'energia, resilienza del cloud e dei data center, infrastrutture sovrane, sicurezza informatica, supply chain, e cambiamenti nel sentiment di investimento di consumatori e imprese.
Il post di IDC è molto articolato, e ad esso rimandiamo soprattutto per gli approfondimenti nel dettaglio di questi sei fattori - sia per quanto riguarda la spesa IT globale, sia in particolare per quella in Medio Oriente - e dei possibili impatti sugli investimenti in Intelligenza Artificiale. Qui ci limiteremo a una sintesi delle considerazioni generali su cui IDC basa i tre scenari che ha definito al momento.
Dal punto di vista del settore IT, questa guerra secondo IDC sarà un test strutturale della dipendenza energetica dell'economia digitale, e della resilienza delle infrastrutture e delle supply chain:
- L'energia è il principale meccanismo di trasmissione dell’impatto sulla spesa IT: la volatilità dei prezzi del petrolio e del gas aumenta i costi operativi/di input (data center, fabbriche, logistica) e può aumentare l'inflazione, riducendo il capitale disponibile e ritardando i progetti.
- La resilienza del cloud diventa non negoziabile: aumenta l’attenzione per architetture multi-AZ (cioè configurazioni che replicano automaticamente i dati su più zone di disponibilità fisicamente separate), ridondanza interna al paese, modellazione del rischio più ampia: gli investimenti nel breve termine potrebbero rallentare mentre le architetture vengono rivalutate.
- Effetti positivi sugli investimenti di sicurezza informatica: l'alto rischio informatico a livello statale determina una spesa maggiore per MDR/SOC, zero trust, EDR, IAM, CSPM, sicurezza OT e ambienti di ripristino.
Rispetto ai precedenti conflitti militari, come la guerra in Iraq nei primi anni 2000, il settore IT è oggi estremamente diverso, dopo la radicale trasformazione negli ultimi due decenni, sottolinea la società di ricerca. Una quota molto maggiore della spesa IT aziendale è basata su costi operativi e abbonamenti, mentre la gran parte degli investimenti infrastrutturali è ora concentrata nel segmento dei Service Provider.
Il rischio principale per la spesa IT aziendale è quindi legato a fattori macroeconomici, in particolare a un periodo di prezzi del petrolio molto più alti, che influenzerebbe la spesa di aziende e consumatori, oltre alle decisioni delle banche centrali sui tassi di interesse.
Detto questo, IDC sottolinea più volte che la situazione è fluida e in continua evoluzione, e per ora assume come base lo scenario già tracciato con la sua previsione mensile del 27 febbraio scorso, che già teneva conto di ulteriori volatilità dei prezzi del petrolio e rallentamenti nelle supply chain dovute al timore di azioni imminenti in Medio Oriente.
Questa base resta sostanzialmente valida – con qualche interruzione e rinvio di progetti IT che però verrebbero rapidamente ripresi - nel caso che la nuova guerra duri poche settimane, spiega IDC.
Il secondo scenario è che la guerra durerà più di qualche settimana, ma di meno di 3 mesi, restando comunque limitata al Medio Oriente. In questo caso, l'impatto sulla spesa IT mondiale sarebbe rilevante, ma relativamente moderato. Secondo IDC probabilmente i Service Provider manterranno piani di investimento aggressivi nella costruzione e implementazione di infrastrutture per l’intelligenza artificiale su scala globale, anche in un contesto macroeconomico in indebolimento.
Un conflitto inferiore a 3 mesi inoltre avrebbe impatti limitati sulla domanda di servizi cloud e software aziendale, ma il ritorno delle pressioni inflazionistiche potrebbe frenare gli aggiornamenti dei dispositivi e alcune spese discrezionali.
In questo scenario, IDC stima che la spesa IT globale crescerebbe di circa il 9% nel 2026, rispetto alla previsione di base precedente (27 febbraio) che stimava una crescita del 10%.
Nel complesso, è improbabile che un conflitto relativamente breve comprometta gravemente i piani di spesa per AI e IT della maggior parte delle organizzazioni, si legge nel post. La domanda di base è forte e si è dimostrata resiliente di fronte a shock esterni come dazi e altre guerre negli ultimi anni. L'AI rimane una priorità assoluta, con una forte attenzione all'implementazione su larga scala per ottenere i primi rilevanti ritorni nelle aziende nel 2026.
Nello scenario peggiore invece, quello in cui il conflitto dura più di 3 mesi e magari si estende in altre aree, ciò ovviamente si tradurrebbe in maggiori rinvii di progetti IT e di aggiornamenti dei dispositivi, con impatti sulla spesa IT superiori a un punto percentuale, ma IDC per ora non si sbilancia oltre, ribadendo ancora una volta che il contesto è estremamente fluido e il suo scenario di base potrebbe cambiare anche prima del prossimo aggiornamento mensile, previsto per il 30 marzo.
Mentre il Medio Oriente affronta un'esposizione immediata, conclude IDC, il settore IT a livello mondiale subirà effetti di secondo piano attraverso i costi energetici, la disponibilità di semiconduttori (che potrebbe ulteriormente ridursi per l'aumento della domanda del settore militare), e le decisioni di allocazione del capitale.
Nel breve termine, cautela e pianificazione degli scenari domineranno il processo decisionale aziendale. Nel medio termine, questo conflitto potrebbe accelerare gli investimenti strutturali in infrastrutture sovrane, sicurezza informatica, e resilienza del cloud multiregionale.