A Londra l'ondata di caldo blocca anche i data center

In Gran Bretagna vanno in crisi alcuni servizi di Google ed Oracle, per problemi agli impianti di condizionamento dei data center londinesi

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Londra, e la Gran Bretagna in generale, non sono pronte per le ondate di caldo generate dal cambiamento climatico. Con il termometro a temperature del tutto anomale per il Paese - anche oltre 40 gradi, in alcune zone - ne stanno facendo le spese servizi come le ferrovie e gli aeroporti. Ma anche alcuni data center, non attrezzati per bilanciare temperature troppo alte.

Così sia Google sia Oracle hanno avuto problemi nella gestione dei loro servizi cloud, perché entrambi gli hyperscaler sono stati messi in crisi dalla (probabile) insufficiente portata degli impianti di raffreddamento delle infrastrutture IT collocate a Londra.

Per Google i problemi sono iniziati ieri verso le 15 ora italiana, quando gli utenti hanno cominciato a registrare malfunzionamenti di alcuni servizi cloud collegati alla region europe-west2, ossia quella collegata ad alcune facility londinesi. Google ha rilevato che per quella region si registravano tassi di errore elevati, latenze eccessive e anche indisponibilità di alcuni servizi. Qualche ora dopo, verso le 21, i tecnici hanno potuto mettere in atto le prime misure di mitigazione dei problemi.

Quasi alla mezzanotte di ieri, Google ha spiegato che i problemi ai suoi servizi erano causati da un guasto "collegato ai sistemi di raffreddamento" in uno degli edifici del data center collegato alla region europe-west2-a. I sistemi di condizionamento sono stati ripristinati verso l'una del mattino di oggi, ma il ritorno alla normalità non è immediato. Al momento in cui scriviamo, Google non indica una stima di quando tutti i sistemi impattati saranno di nuovo completamente operativi.

Oracle ha registrato problemi simili e più o meno allo stesso momento, ma con una dinamica diversa. Le alte temperature di Londra hanno causato un "problema" che ha toccato "un sottoinsieme dell'infrastruttura di condizionamento" nel suo data center di Londra. Questo problema ha spinto lo staff di Oracle, poco prima delle 17 ora italiana di ieri, a spegnere parte dell'infrastruttura IT per evitare "guasti hardware incontrollati". Questo ha chiaramente bloccato alcuni servizi cloud per il computing e lo storage.

Il lavoro dei tecnici per ripristinare e potenziare i sistemi di raffreddamento è andato avanti per diverse ore e si è completato verso le due di stamattina. Al momento in cui scriviamo, Oracle comunica che quasi tutti i servizi impattati sono nuovamente operativi e che le temperature all'interno dei data center sono ritornate normali.

La Gran Bretagna non è certo l'unica nazione a registrare temperature anomale, ma è un caso interessante per quanto riguarda la necessità di cambiare l'ottica in cui si progettano determinate infrastrutture. Ufficialmente una "ondata di calore" viene riconosciuta in UK quando si hanno tre giorni con temperature massime superiori ai 26-28 gradi (dipende dalla regione), quindi le temperature di questi giorni sono state decisamente uno stress test per molte realtà.

Il ragionamento può ovviamente essere esteso ad altre nazioni mediamente più calde, come la nostra. Ora che sta diventando normale avere lunghi periodi di temperature elevate, ogni stima sulla portata necessaria dei sistemi di condizionamento per le infrastrutture IT va probabilmente rivista al rialzo. Ma con le necessarie, oggi, considerazioni ambientali. Per approcci anche estremi, magari.

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