L'idrogeno "verde" entra nei data center

In Olanda il primo data center con alimentazione di backup a idrogeno "verde": un maggiore costo a breve termine in nome della neutralità climatica

Tecnologie

Sarà in Olanda, e per la precisione a Groningen, il primo data center europeo a utilizzare idrogeno "verde" per la sua alimentazione di backup. Lo ha annunciato una delle principali data center company olandese, NorthC, che ha appunto deciso di adottare celle a combustibile che usano idrogeno "verde" per l'alimentazione di backup. Al posto dei classici generatori ausiliari a motori diesel. Secondo NorthC è la prima volta che in Europa viene fatta una scelta del genere, improntata sul minimo impatto ambientale possibile.

La particolarità della scelta di NorthC sta infatti nell'utilizzo di idrogeno cosiddetto "verde". Le celle a combustibile utilizzano l'idrogeno molecolare (H2) che non esiste in natura e deve quindi essere prodotto mediante processi chimici, che consumano energia e possono generare emissioni di CO2. Da qui l'utilizzo di una sorte di "codice colore" che identifica l'impatto ambientale della produzione di H2. L'idrogeno verde è prodotto dall'acqua per elettrolisi delle molecole dell'acqua (H2O), in un processo alimentato da energie rinnovabili e che non genera CO2.

Gli altri "colori" dell'idrogeno hanno un maggiore impatto ambientale. Accade per l'idrogeno "marrone" prodotto usando il carbone o per quello "grigio" ottenuto dal metano, perché anche questo processo genera anidride carbonica. Ma anche il tanto citato idrogeno "blu" viene criticato: è prodotto dal metano generando CO2, che viene poi sottoposta a un processo di carbon capture per neutralizzarla. Ma la carbon capture non viene considerata da tutti un processo efficace, il che rende la produzione di idrogeno blu un processo a impatto probabilmente non zero.

NorthC ha fatto la scelta di puntare su idrogeno verde, anche per esplorare le possibili strade da seguire per raggiungere l'obiettivo che il comparto data center europeo si è dato: diventare climate-neutral entro il 2030. Così il data center di Groningen sarà dotato, il prossimo giugno, di un sistema di celle a combustibile Nedstack da 500 Kilowatt. Questo permetterà di evitare il consumo di "migliaia di litri di gasolio l'anno", spiega NorthC, e la conseguente emissione in atmosfera di "oltre 78 tonnellate di CO2".

Consumi così importanti sono possibili anche per gli impianti di backup, che idealmente non dovrebbero nemmeno entrare in funzione? Sì, spiega NorthC: per essere sicuri che siano sempre in buone condizioni e pronti a operare quando serve, i generatori a gasolio vanno comunque messi in funzione e testati almeno una volta al mese. E questo consuma carburante.

Un futuro a idrogeno?

Quello di Groningen è un test pratico importante. NorthC sta valutando l'utilizzo dell'idrogeno anche per l'alimentazione di backup dei suoi altri data center, inizialmente partendo dai nuovi impianti o dalle estensioni di quelli già in funzione. L'obiettivo ideale sarebbe usare l'idrogeno verde anche per alimentare il funzionamento quotidiano dei data center, non solo quello di emergenza. Ma è ancora troppo presto per un salto del genere, spiega la data center company, non da ultimo per il costo dell'idrogeno stesso.

Anche la semplice adozione delle celle a combustibile invece dei generatori diesel è più costosa, nell'immediato. Ma secondo NorthC la maggiore spesa - considerazioni ambientali a parte - viene compemsata dal fatto che la vita operativa delle celle è di almeno vent'anni, molto più lunga di quella dei generatori. L'azienda olandese ha anche deciso di testare una strada intermedia: provare a modificare i generatori tradizionali perché funzionino con idrogeno e non con gasolio. Il sistema risultante sarebbe meno efficiente delle celle, ma ridurrebbe le emissioni di CO2 di oltre l'80%.

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