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Software monetization: come trarre il massimo valore dal software

In molti settori il software conta sempre più dell'hardware. Servono quindi piattaforme per concretizzare le sue possibili forme di "monetizzazione". Come quelle di Gemalto.

Uno dei tanti slogan associati alla digitalizzazione è che tutte le aziende sarebbero diventate software house. Ovviamente è una estremizzazione e non sta accadendo proprio questo. Ma è un dato di fatto che in molti modelli di business la componente software è diventata la più importante. E sta spesso sopravanzando quella hardware nella percezione del valore da parte degli utenti. Una constatazione ovvia per aziende come le software house. Meno scontata, e tecnicamente più problematica, per quelle più concentrate sullo sviluppo hardware. Specie gli IDV (Intelligent Device Vendor) che oggi vendono prodotti e macchinari sempre più "smart".

In questa evoluzione la vendita in sé del prodotto hardware diventa solo il primo passo. Molte aziende vogliono generare il vero business dopo questo momento. Erogando, per quel prodotto, servizi e funzioni che sono legati alla parte software. Si va dall'attivazione di nuove funzionalità alla manutenzione predittiva, sino alla vera e propria "servitizzazione" in cui non si vende il prodotto ma la sua capacità di svolgere un compito. Che viene monitorato e gestito esternamente. E magari pagato a consumo.

Tutto questo però sottende un problema. Essere in grado di fare la cosiddetta software monetization. Trarre cioè valore concreto da una componente immateriale - appunto il software - che deve essere adeguatamente protetta e gestita. Che sia una classica applicazione installata su un computer o un servizio a cui si accede in cloud. Per molti versi è una evoluzione della buona vecchia gestione delle licenze. Campo in cui operava Gemalto - da qualche tempo entrata nel gruppo Thales - e che ha man mano ampliato verso la monetizzazione del software.

sviluppo software
Il nocciolo della questione è sempre lo stesso, in fondo. Garantire che chi sta usando un certo software abbia effettivamente diritto di farlo, e per tutte le funzioni che usa. È cambiato - spiega Marco Costa, Sales Manager Italy di Thales - quello che vi ruota intorno. Ad esempio che al problema oggi sono interessate aziende che non producono software in sé ma macchinari industriali. Come - anche in Italia - nel campo dell'automotive, dell'automazione industriale e del manufacturing. E che si cercano modelli di business diversi dalla sola vendita "in perpetuo" delle licenze. Modelli più vicini alle esigenze di chi acquista, come gli abbonamenti o il pay-per-use.

La parte Gemalto di Thales si occupa di fornire i componenti e le piattaforme per garantire sia il controllo delle licenze, sia vari modelli di utilizzo. In questa offerta, che fa capo al brand Sentinel, gli elementi principali sono tre: Sentinel RMS, Sentinel EMS, Sentinel LDK.

Sentinel LDK è il componente di più basso livello. È in sintesi un insieme di librerie accessorie allo sviluppo software, che permette di associare ad una applicazione diverse funzioni per la generazione ed il controllo delle licenze software. Sentinel RMS e Sentinel EMS sono due piattaforme che servono alla gestione delle licenze.

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Sentinel RMS è una piattaforma incentrata sul controllo delle licenze. È destinato soprattutto alle software house ed agli IDV. Prevede la creazione e la gestione di licenze di vario tipo, associate o meno ad una singola macchina o installazione. Le licenze possono essere di tipo classico (perpetue), a consumo, pay per use proporzionalmente alle funzioni usate, ad abbonamento. Possono prevedere la connessione costante ad Internet del software o un collegamento solo periodico, ad esempio per trasmettere dati di telemetria.

Sentinel EMS parte da questo nucleo di funzioni ma va oltre. Prevede la gestione complessiva delle licenze: generazione, attivazione, tracking, reporting. Si integra con altri sistemi di back-office degli IDv e delle software house, come gli ERP (per contabilizzare subito la monetizzazione delle licenze). Permette la creazione di portali web self-service attraverso cui chi acquista licenze software può gestirle, richiederne di nuove, aggiornarle, estenderle. I moduli EMS e RMS sono comunque integrabili fra loro, perché il secondo è più ricco di funzioni per l'enforcement delle licenze.

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Pubblicato il: 10/12/2019

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