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F5 Networks: perché il multi-cloud è il futuro dell’IT

L’innovazione del business passa dalle nuove architetture, ma occorre fare attenzione a cinque aspetti fondamentali

Il punto di vista di Maurizio Desiderio, Country manager per Italia e Malta di F5 Networks, sullo scenario della trasformazione digitale in atto è molto definito: “al centro di tutti gli sviluppi ci sono sempre più le applicazioni, dalle quali transitano anche i servizi digitali offerti dalle aziende, e in questo quadro il DevOps, cioè il modo in cui sviluppiamo le app è il primo dei driver della trasformazione, il secondo driver è invece l’elemento Access, ovvero il modo in cui accediamo ai servizi e alle app, mentre il terzo pilastro è il Cloud, un paradigma da tempo pervasivo. Questi tre elementi sono accomunati dal fatto che tutte le app devono essere sviluppate rapidamente, devono essere intelligenti e soprattutto devono essere sicure”.  
maurizio desiderio, country manager f5 italia e malta1Maurizio Desiderio, Country manager per Italia e Malta di F5 Networks
Concentrando l’attenzione sul cloud, si nota il crescente ricorso al multi-cloud: una ricerca intitolata “The Future of Multi-cloud” e condotta da F5 in collaborazione con Foresight Factory ha rivelato alcune indicazioni interessanti. “La prima di queste consiste in un’affermazione forse un po’ forte: chi controlla il multi-cloud controlla il futuro”, prosegue Desiderio, spiegando però che “in uno scenario sempre più complesso e incentrato sul cloud, la posta in gioco è sempre più elevata e le aziende che oggi sottovalutano il potenziale del multi-cloud potranno incontrare delle difficoltà nei prossimi cinque anni”. 

Più in dettaglio, lo studio di F5 si sofferma su cinque temi fondamentali che si intersecano con lo sviluppo delle nuove infrastrutture multi-cloud e sui quali si basano le previsioni per i prossimi anni. Il primo riguarda l’esigenza di tracciare la strada verso la nuova era dell’innovazione di business: le aziende che ritarderanno eccessivamente l'adozione di più cloud tenderanno a divenire sempre meno rilevanti sul mercato. Dallo studio emerge come, nei prossimi anni, i costi iniziali diverranno meno importanti, in quanto i cloud provider potranno mostrare casi di utilizzo sempre più convincenti. Inoltre, tecnologie come l'intelligenza artificiale (AI) e il machine learning si riveleranno fondamentali nel guidare il mercato verso livelli più elevati di automazione e superare gli ostacoli esistenti nella transizione al multi-cloud.
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Maurizio Desiderio, Country manager per Italia e Malta di F5 Networks

In secondo luogo, contano sempre più agilità, efficienza e riduzione dei costi: “adottando una strategia multi-cloud, le aziende possono assegnare carichi di lavoro ai cloud pubblici che si mostrano più adatti per attività specifiche, che richiedono ad esempio maggiore velocità, agilità o sicurezza”, spiega Paolo Arcagni, System Engineer Manager di F5. “Sfruttare con intelligenza e lungimiranza le opportunità offerte dal multi-cloud significherà trarne vantaggio in termini di profitti e guadagnare la fiducia dei clienti attraverso l'eccellenza del servizio”.
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Paolo Arcagni, System Engineer Manager di F5
La terza indicazione emersa è l’urgenza di colmare il gap delle competenze: il report di F5 mostra come la forza lavoro di oggi fatichi a tenere il passo con gli sviluppi tecnologici e le esigenze delle aziende. "L’esigenza di poter attingere a competenze tecnologiche appropriate e capaci di generare valore è ormai ai massimi livelli", fa notare Desiderio. Dal punto divista tecnologico, appare anche evidente come l’automazione svolgerà un ruolo importante nell’evoluzione al multi-cloud; i dati dello studio F5 confermano un interesse crescente da parte delle aziende per servizi automatizzati, con percentuali che superano il 60% nella maggior parte dei paesi europei, con l’Italia che si attesta al 50%
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Paolo Arcagni, System Engineer Manager di F5

Proseguendo l’analisi delle indicazioni emerse dalla ricerca condotta per F5, è il turno della sicurezza: in questo contesto, la diffusione delle architetture multi-cloud, se gestite in modo inadeguato, si traduce in un’espansione eccessiva delle applicazioni e in un aumento della complessità in termini di sicurezza. A questo proposito, gli esperti intervistati nell’indagine sottolineano l'importanza di sviluppare e distribuire rapidamente applicazioni e servizi scalabili su qualsiasi piattaforma, ovunque e in qualsiasi momento, perché implementare un ecosistema di soluzioni integrate di sicurezza e cloud affidabile e a prova di futuro aiuta a creare servizi IT end-to-end che offrono un miglior controllo e visibilità più ampia del panorama delle minacce. Correlato al tema della sicurezza è anche quello della compliance: se il GDPR è la normativa più completa e vasta mai pensata fino a oggi, dallo studio emerge però che nel lungo termine si rivelerà insufficiente e che entro cinque anni sarà necessario adottare uno standard globale per la protezione dei dati. Nel frattempo, le aziende devono continuare a essere conformi alla legislazione esistente, ulteriormente complicata dalla crescente influenza del cloud. 
riccardo rolando ceo upgradeRiccardo Rolando, CEO di Upgrade
Traendo le conclusioni, Paolo Arcagni sottolinea che “sebbene i trend delineati dallo studio si applichino pienamente anche al nostro Paese, nei prossimi anni sarà necessario tenere ben presente quali siano le nostre dinamiche specifiche e quali i benefici percepiti in particolare dalle aziende italiane”. A quest’ultimo riguardo, è rilevante l’esempio di Upgrade, system integrator da tempo Partner di F5 Networks Italy: “nella nostra esperienza quotidiana vediamo come il mercato richieda competenze sempre più rare, specialistiche e trasversali, anche rispetto al multi-cloud; inoltre, settori per noi di riferimento come quello marittimo e avionico coinvolgono un numero sempre maggiore di Partner con specifiche differenti, come gli armatori, le università e gli enti di classificazione, che rendono lo scenario di business attuale sempre più complesso, tracciando allo stesso tempo la strada verso il mercato del futuro”, spiega Riccardo Rolando, CEO di Upgrade.
Pubblicato il: 08/10/2018

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