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CA Technologies: in Italia c’è molta asimmetria nella fiducia digitale tra consumer e aziende

Quasi due terzi dei consumatori italiani sono disposti a fornire i propri dati personali in cambio di servizi gratuiti o scontati

Redazione Impresacity

L’indagine è su vasta scala, e a livello mondiale. L’ha condotta nella primavera 2018 Frost & Sullivan per conto di CA Technologies su 1.650 persone tra utenti consumer, professionisti della cybersecurity e manager di alto livello, per conoscerne l’opinione sulla fiducia digitale. Una prima indicazione è che gli utenti consumer italiani si fidano solo marginalmente delle aziende in tema di protezione dei dati digitali. Inoltre, il divario esistente fra la fiducia degli utenti e la percezione che ne hanno le aziende è più netto in Italia che in tutto il resto d’Europa. 

Più in dettaglio, nello studio “Global State of Digital Trust Survey and Index 2018”, Frost & Sullivan ha elaborato un indice che misura la fiducia digitale: in Italia risulta un Digital Trust Index di 57 punti su 100, leggermente al di sopra delle percentuali della Germania (54) e del Regno Unito (56), ma al di sotto del dato francese (58) e decisamente inferiore a quello americano (63). Questi punteggi denotano una fiducia marginale degli utenti consumer italiani nei confronti della capacità o della propensione delle aziende verso una protezione completa dei loro dati personali.

Per contro, gli specialisti di cybersecurity e i manager italiani intervistati mostrano una maggiore fiducia, totalizzando una media di 76 punti nel Digital Trust Index, con una differenza di 19 punti nella loro percezione rispetto alle risposte degli utenti. Questa asimmetria fra la fiducia percepita e la fiducia effettivamente nutrita dagli utenti consumer è più forte che in qualsiasi altro Paese al mondo (la differenza media di percezione in Francia e Germania è pari a 17 punti, 13 punti negli USA).

Dallo studio sono emersi anche altri risultati riguardanti la tutela dei dati digitali:
  • Quasi due terzi degli utenti consumer italiani (64%) sono disposti a fornire alle aziende i propri dati personali in cambio di servizi gratuiti o scontati – una percentuale più alta di qualsiasi altro Paese al mondo (media europea: 52%).
  • Una schiacciante maggioranza (82%) degli utenti consumer italiani privilegia la sicurezza alla comodità d’uso durante il processo di autenticazione delle transazioni. Le aziende italiane la vedono diversamente: solo il 57% degli addetti alla cybersecurity e il 53% dei dirigenti aziendali antepone la sicurezza alla comodità.
  • Il 97% circa dei manager delle aziende italiane asserisce di essere “bravissimo/molto bravo” a tutelare i dati dei consumatori, con un livello di confidenza più elevato di qualsiasi altro Paese europeo. La maggioranza (57%) dei manager italiani ha tuttavia ammesso che la propria azienda è stata implicata in una violazione di dati degli utenti consumer divenuta di dominio pubblico; per l’82%, tale violazione sarebbe avvenuta negli ultimi dodici mesi.
Questo nuovo studio mette in luce la presenza in Italia, e in numerosi altri Paesi, di una consistente differenza nella percezione della fiducia, fra le attese degli utenti consumer e le modalità di raccolta, conservazione e utilizzo delle informazioni digitali da parte delle aziende,” sottolinea Luca Rossetti, Sr Business Technology Architect di CA Technologies. “Operando sempre più spesso online, gli utenti forniscono grandi quantità di dati personali alle aziende, che si trovano quindi a dover trattare e conservare una mole crescente di informazioni di carattere sensibile. Se le aziende non applicano la debita cura nel tutelare i dati degli utenti e nell’impedire che finiscano in mani sbagliate, la fiducia avrà vita breve”.
Pubblicato il: 25/09/2018

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