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Giovani, istruzioni per l'uso, dibattito sull'età difficile a Cortina

A CortinaIncontra si parla di giovani e difficoltà del vivere giovanile. Ospiti il giornalista Cesare Fiumi, Marida Lombardo Pijola e Don Antonio Mazzi.

Autore: Redazione ImpresaCity

Il disagio e il male di vivere di una generazione che non ha più punti di riferimento, che ha perso i modelli educativi, che si esprime con un codice linguistico sconosciuto agli adulti che si muove prevalentemente attraverso rapporti virtuali e identità fasulle costruite sul web.
Questo il tema dell'incontro "Giovani, istruzioni per l'uso", parte della kermesse "Cortina InContra" che ha visto confrontarsi sul palco dell'Audi Palace, moderati da Iole Cisnetto, Cesare Fiumi, giornalista del Corriere della Sera, autore de "La feroce gioventù" (Baldini Castoldi Dalai), Marida Lombardo Pijola, inviata speciale de Il Messaggero autrice di "Facciamolo a skuola" (Bompiani), Don Antonio Mazzi, presidente della Fondazione Exodus e Gabriella Marazzi, autrice de "Naufraghi con spettatori" (Aliberti). 
Varie le testimonianze dei tre autori che si sono confrontati a partire da studi di settore attraverso esperienze dirette, quelle dei due inviati Pijola e Fiumi, e da una tragica vicenda personale che è alla base del libro di Gabriella Marazzi, in cui racconta della perdita del figlio per problemi di droga.
E proprio dall'autrice viene un monito alle istituzioni affinché il tema della droga e in generale delle dipendenze venga portato in prima pagina nell'agenda della politica, essendo il secondo motivo di morte tra i giovanissimi dopo gli incidenti stradali.
Marazzi ha parlato anche di come i tossicodipendenti di oggi siano molto diversi di quelli di vent'anni fa, più isolati e remissivi, mentre oggi c'è molta più aggressività, che fa scaturire reazioni incontrollate. L'inviata de Il Messaggero Marida Lombardo Pijola, ha raccontato dei casi che ha avuto modo di osservare durante il suo lavoro, mettendo in luce il significato di "silenzi espressione di malinconie, di tristezza e isolamento, comunicatori di pensieri e non bolle vuote".
E da parte degli adulti, genitori e insegnanti di "meccanismi di rimozione dei problemi dei figli, di non volersi rendere conto di quello che succede". Ma chi dovrebbe parlare ai giovani? Chi è in grado di intercettare il loro malessere profondo e affrontarlo? Per Cesare Fiumi sarebbe necessario convocare "gli Stati generali della gioventù, anche se la politica ha pochissimo interesse in questo, guarda vicino e all'incasso. Investire sul futuro non fa parte della cultura del nostro Paese".
"Sono gli stessi giovani invece a dover parlare ai loro coetanei, sono gli unici a poterlo fare, gli adulti possono solo fare da diga" ha continuato Fiumi. Don Mazzi, autore della prefazione del libro di Gabriella Marazzi, ha voluto invece dare una nota di speranza rilevando che "i giovani sono molto meglio di come noi pensiamo e li stiamo descrivendo.
Sicuramente migliore di me che sono stato bocciato in terza media. Quando un preside dà dell'irrecuperabile a un ragazzo di quattordici anni lo uccide e purtroppo ci sono ancora oggi presidi che fanno questo".
Pubblicato il: 02/08/2011

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