La necessità di una difesa cyber non è mai stata tanto forte. Dopo la crisi pandemica, a inizio 2022 i tempi bui sembravano alle spalle.
L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha funestato ogni aspettativa. Stiamo assistendo alla prima guerra cyber globale: un evento storico destinato a fare da spartiacque fra il passato e quello che Clusit definisce uno scenario internazionale mai visto, che aprirà prospettive fino ad oggi inedite. Nemmeno gli esperti cyber sanno esattamente che cosa ci aspetta. I cyberattacchi contro l’Ucraina sono già partiti, a livello globale le agenzie di intelligence prevedono rappresaglie contro i Paesi che la Russia definisce ostili, e contro le aziende che hanno boicottato Mosca in conformità alle sanzioni internazionali, o per dimostrare la propria disapprovazione verso il Cremlino. Il problema sarà capire, per ogni attacco, da chi proviene e perché. Le commistioni nei meandri del tessuto cybercriminale, infatti, sono pressoché insondabili. Ci sono gruppi che si sono schierati apertamente, ma sono una quota infinitesima della popolazione criminale attiva.
Se da una parte è comprensibile e umano ricondurre tutto al conflitto ucraino, dall’altra è un errore grossolano.
Secondo Clusit, l’86% degli attacchi è da ricondurre al cybercrime, motivato economicamente: oltre a infischiarsene della guerra, il più delle volte la sfrutta come pretesto per agevolare gli attacchi, come accaduto con la pandemia. Tali gruppi potrebbero verosimilmente concentrare gli attacchi contro Paesi che non condividono la stessa ideologia politica, ma non sarebbe una novità...