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SUSE Expert Days 2018, il futuro digitale si fa sempre più 'open'

Secondo SUSE, azienda attiva da oltre 25 anni nell’ambito Open Source, le tecnologie e l’approccio ‘open’ sono ideali per accompagnare il percorso di trasformazione digitale delle aziende. Accanto alla proposta infrastrutturale tradizionale in logica software il vendor oggi abbraccia anche la componente di Application Delivery. Carlo Baffé, Business Development Manager SAP eco system &HIVs, SUSE Italia racconta gli elementi principali della strategia aziendale

Autore: Barbara Torresani

'Open. Redefined' è stato il claim del recente SUSE Expert Days 2018, 85 tappe nel mondo (due in Italia, Milano e Roma), momento di approfondimento della strategia aziendale con focalizzazione sul tema dell’’open’.
Un concetto che va oltre la tecnologia e il codice sorgente e abbraccia un approccio completo: è il modo in cui oggi SUSE si relaziona con clienti, partner e le nuove tecnologie. Una strategia volta a favorire la trasformazione digitale in atto attraverso la tecnologia.


La tecnologia sta cambiando il mondo: Cloud, Intelligenza Artificiale, Internet of Things, Big Data, Analytics, Mobile, Realtà Virtuale, Stampa 3D, Blockchain,… sono alcuni scenari tecnologici che solo qualche anno fa sembravano fantascienza ed oggi sono realtà. Tutte tecnologie che non possono prescindere dall’infrastruttura: capacità computazionale, rete, storage su cui poggiano le applicazioni. Infrastrutture moderne oggi molto diverse da quelle anche del recente passato. Infrastrutture e di conseguenza applicazioni che impattano in modo forte soprattutto le aziende che devono progettarle, realizzarle e modificarle in tempi veloci per tenere il passo dell’innovazione. E’ quindi un momento particolarmente stimolante per chi opera in questo contesto, quasi un nuovo Rinascimento: le opportunità che si aprono all’orizzonte sono infinite. Uno scenario molto stimolante soprattutto per coloro come SUSE che operano nell’ambito Open Source, che da sempre porta l’innovazione dal basso dove operano gli sviluppatori; nuovi progetti e iniziative continuano a gemmare e gli spazi di applicazione ed estensione si allargano sempre più,
” introduce Carlo Baffé, Business Development Manager SAP eco system &HIVs, SUSE Italia.
Un infinito positivo perché oggi tutti sono nella condizione di abbracciare questa trasformazione profonda e diffusa e sviluppare progetti e iniziative. Occorre però stabilire quali sono i progetti adattabili al business, solidi e a prova di futuro, e quindi capire a chi affidarsi per cogliere le principali opportunità, quelle più rilevanti per il business delle aziende.

Un stack esteso
SUSE intende accompagnare le aziende in questo percorso; lo fa da oltre 26 anni aiutando in modo concreto le aziende clienti facendo prodotti basati su tecnologie Open Source e oggi lo vuole fare in modo diverso: “Vogliamo ridefinire il concetto di Open: SUSE infatti si considera la Open Open Source Company’ focalizzata sul modello sull’Open Source, al quale contribuisce fortemente alle community – facendo grandi investimenti in questo mondo e sviluppando e guidando molteplici progetti  a livello comunitario – rilasciando tecnologie flessibili e integrabili con altre tecnologie proprietarie, andando oltre il sistema operativo e aprendosi a partner e clienti”, sottolinea Baffé. Un processo che nel tempo ha previsto un ampliamento dello stack di offerta del vendor, che, partendo dal sistema operativo e arrivando all’infrastruttura, oggi si spinge fino all’Application Delivery. 
Accanto al sistema operativo SUSE Enterprise Linux di cui è atteso per l’estate il rilascio della versione 15,  negli anni si è affiancato infatti SUSE Manager, l’elemento di gestione dell'infrastruttura (componente lanciato 10 anni fa per la gestione del sistema operativo da un’unica console). Nel tempo la naturale evoluzione dell’infrastruttura è andata verso la Software Defined Infrastracture (SDI) – una logica abbracciata da SUSE a indicare un sistema operativo su cloud privato che prevede risorse hardware su n computer con un insieme API e schedulatori in cui tutto ciò che serve in termini di allocazione delle risorse avviene in modo automatico. E al cuore della SDI c’è la tecnologia open source OpenStack. In logica software è stato successivamente concepita la componente storage, definita appunto SUSE Storage per arrivare oggi alla frontiere dell’Application Delivery.Da player di infrastruttura oggi SUSE vuole essere anche attore di riferimento in quest’ambito, abbracciando i progetti open source più promettenti, per esempio Kubernetes per l’orchestrazione dei containers. E inoltre ha riconosciuto il valore del Public Cloud, stringendo partnership con i player di riferimento,”  spiega Baffé.
Uno stack costituito da tecnologie open source aperto quindi a lavorare in partnership e in ecosistema: con i vendor hardware (Dell EMC, Fujitsu, HPE, Huawei, Ibm, Lenovo, Hitachi,… ): Software vendor (Sap, Ibm, Microsoft,…), così come i partner di canale (distributori, rivenditori, system inegrator internazionali e locali e cloud provider regionali e globali – Aws, Ibm, Microsoft, Google, …).

L’infrastruttura in chiave software
Il business richiede agilità ed elasticità all’IT e, come detto, per SUSE l’infrastruttura può rispondere in modo adeguato solo se è definita dal software; per SUSE la Software Defined Infrastructure rappresenta l’infrastruttura più adatta per il passaggio da architetture e applicazioni monolitiche, a silos (database, front end web, integrazione con Erp,.. ), con un modello di rilasci di applicazioni lunghi e aggiornamenti complessi e risorse di calcolo assegnate in maniera esclusiva a un modello più innovativo al passo coi tempi aderente alle istanze moderne che richiedono agilità e flessibilità. “SUSE ritiene che solo un’infrastruttura definita dal software abbia le giuste caratteristiche per poter ospitare vecchie e nuove applicazioni, per questo si candida in combinata con i partner ad aiutare i clienti a fare questo passaggio: dalla progettazione, all’implementazione, al supporto di tutto il ciclo di vita di nuove architetture su cui poggiano applicazioni tradizionali e moderne in una logica DevOps”.
E gli ingredienti chiave per realizzare infrastrutture SDI poggiano per SUSE sull’Infrastructure as a Service SUSE OpenStack Cloud e lo storage in logica software software SUSE Enterprise Storage powered by Ceph.
Se SUSE OpenStack Cloud è l’Infrastructure as a Service, foundation dei data center software defined, nota al mercato per le sue caratteristiche distintive – tra cui lo stesso deployment consistente in tutta la linea di prodotti, veloce e semplice set up, interoperabilità, high availability, … -  anche la componente storage del vendor è concepita in logica software. SUSE Enterprise Storage 3 è basato sulla release Jewel del progetto open source Ceph ed è una soluzione Object Storage per la trasformazione delle infrastrutture storage enterprise e la creazione di cloud e ambienti di archiviazione su scala petabyte. Nella divulgazione dell’ultimo Magic Quadrant for Distributed File Systems and Object Storage di Gartner allo storage di SUSE è attribuita una posizione di leadership tra le distribuzioni Ceph in termini di capacità di object storage in ambiti quali analytics, archiving, backup, content distribution e cloud storage.
C’è inoltre molta attesa per la release 15 del sistema operativo SUSE Linux Enteprise, prevista a ridosso dell’estate, che punta a distinguersi in termini di semplicità di utilizzo e modularità (Modular +, ogni elemento è un modulo), in grado di gestire infrastrutture tradizionali e ‘conteinarizzate’ fornendo un codice comune, con un installatore ‘unificato’.

Applicazioni moderne
Se l’infrastruttura rappresenta la storia di SUSE, la parte applicativa, in termini di Application Delivery, rappresenta quindi la nuova frontiera innovativa a cui tendere. Le aziende stanno infatti cercando di aumentare la propria agilità velocizzando il delivery delle applicazioni e come le infrastrutture altresì le applicazioni richiedono elementi e strumenti nuovi di sviluppo e aggiornamento rapidi e flessibili e ciò ha portato all’avvento di applicazioni basate su micro servizi che hanno nei container l’unità di deployment ideale: “Le applicazioni moderne con rilasci e aggiornamenti veloci vengono sviluppate in micro funzioni che parlano tra di loro, il cui aggiornamento riguarda un componente software molto piccolo con interfacce definite effettuabile senza necessità di toccare altri elementi. Si tratta di architetture che vedono come naturale modello di deployment quello dei containers che possono ritenersi una forma di virtualizzazione leggera: sono infatti simili alle macchine virtuali ma occupano meno risorse, forniscono isolamento dal punto di vista dei processi – per cui ciò che è in esecuzione all’interno di un container non vede ciò che lo è sull’host sul quale è in esecuzione così come non vede altri processi in esecuzione all’interno di altri container posti sulla stessa macchina”, raccontano in SUSE.
Se nel 2017 le aziende che utilizzavano i container erano il 27%, il prossimo anno si prevede un’ulteriore crescita dell’adozione dei containers e delle applicazioni a micro servizi. L’analista di mercato Gartner sostiene che nel 2020 più del 50% delle aziende utilizzerà questa tecnologia in ambienti di produzione. Per questo il ruolo delle piattaforme di gestione di tali componenti per mantenere e automatizzare il parco macchine dei container sta diventando sempre più strategico.
La risposta tecnologica messa in campo da SUSE si chiama SUSE CaaS Platform (in cui CaaS sta per Container as a Service), che a un anno del rilascio è oggi alla versione 2 e a breve sarà rilasciata la versione 3.
Si tratta di una piattaforma enterprise per gestire i container e i micro servizi semplice da installare (utilizza Il motore di orchestrazione dei container open source Kubernetes), scalabile (supporta da 50 a 200 nodi e vuole raggiungere nuove estensioni); sicura (sempre aggiornata in modo automatizzato). Una piattaforma flessibile che supporta container Linux anche di altre distribuzioni, installabile su hardware bar metal, in contesti virtualizzati o cloud (private e public) che poggia sul sistema operativo Suse MicroOS, una variante di Suse Linux Enteprise ottimizzata e  concepita per eseguire workload dei container.
Nell’ambito dell’Application Delivery inoltre,installabile sopra a CaaS Platform, SUSE propone Cloud Application Platform, un deployment containerizzato di Cloud Foundry. Si tratta di una piattaforma per il delivery applicativo utilizzata dai team di sviluppo software e dai team operativi per razionalizzare la gestione del ciclo di vita delle applicazioni native su cloud, sia tradizionali che di nuova concezione. Combinando tecnologie avanzate come Cloud Foundry e Kubernetes, la piattaforma facilita l'integrazione del processo DevOps per accelerare l'innovazione, migliorare la reattività dell'IT e massimizzare il ritorno dagli investimenti.
SUSE Cloud Application Platform semplifica la gestione di Cloud Foundry attraverso un particolare approccio che fa leva su Kubernetes per il deployment e la gestione di una versione containerizzata di Cloud Foundry. L'implementazione containerizzata consuma una frazione della memoria rispetto ad altre distribuzioni di Cloud Foundry e risulta più rapida da ripristinare e scalare.
La 'Open Open Source Company' è pronta per cavalcare le sfide poste dalla Trasformazione Digitale.
Pubblicato il: 30/03/2018

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