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Un gruppo di ricerca giapponese ha realizzato un materiale biodegradabile per imballaggio che ha una resistenza meccanica simile alla plastica e resiste all'umidità.
Studi precedenti hanno tentato di replicare questo particolare tipo di plastica con i polisaccaridi. Il risultato non è stato apprezzabile perché non replicano la resistenza meccanica della plastica, e non denotano la resistenza all'umidità che è necessaria per proteggere le merci in caso di pioggia.Bioplastica realizzata con scarti di pesce e alghe rimpiazza i sacchetti monouso. Una studentessa inglese ha realizzato una biolpastica ecosostenibile usando scarti di pesce e alghe a chilometro zero.Quello che si ottiene è un materiale che ha una resistenza meccanica paragonabile a quella della plastica, e una buona resistenza all'umidità. Il segreto di questa membrana TCNF/HPS è che è in presenza di umidità riporta solo un ridotto gonfiore perché crea un legame emiacetale tra TCNF (TEMPO-oxidized cellulose nanofiber) e amido. I dati dimostrano che il materiale è adeguato per essere impiegato come potenziale sostituto dell'imballaggio di plastica petrolchimica. Che cosa dovesse accadere se questo materiale venisse disperso in mare? Si biodegraderebbe, con buona pace dell'ambiente marino.
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