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AI in azienda: il 2026 è l’anno della sfida alla “Shadow AI”

Mentre l’adozione dell’intelligenza artificiale raggiunge il 76% tra i lavoratori, le imprese corrono ai ripari per governare il fenomeno degli strumenti non autorizzati, puntando su governance, infrastrutture private e integrazione tra sicurezza e innovazione.

Tecnologie AI

Fonte: Immagine generata con AI

L'intelligenza artificiale non è più una tecnologia sperimentale, ma una componente pervasiva della vita aziendale. Tuttavia, questa rapida diffusione ha alimentato il fenomeno della “Shadow AI”, ovvero l’utilizzo di strumenti generativi non autorizzati e privi di controllo centralizzato. Con una percentuale di adozione che è passata dal 30% del 2023 al 76% nel 2025, le aziende si trovano oggi a dover gestire un rischio concreto: secondo Gartner, entro il 2030, oltre il 40% delle imprese potrebbe subire incidenti di sicurezza o violazioni di compliance proprio a causa dell'uso incontrollato di queste tecnologie. Il 2026 si configura dunque come l'anno decisivo per il passaggio da una sperimentazione spontanea a un modello di governance strutturata.

Memori, realtà italiana leader nell'AI conversazionale, ha delineato le quattro direttrici strategiche che definiranno la trasformazione digitale delle imprese nel prossimo futuro. Il primo pilastro è la governance, che si sta concretizzando attraverso la creazione di comitati interfunzionali e l'introduzione dell'AI Officer, una figura chiave chiamata a gestire i rischi e garantire la conformità agli standard dell'AI Act. Come evidenziato da Nunzio Fiore, CEO e Founder di Memori, il rischio principale di un approccio slegato dalle competenze è l'abbandono di progetti potenzialmente validi a causa di aspettative disattese, rendendo la formazione interna un asset imprescindibile per generare valore reale e misurabile.

Il secondo ambito di evoluzione riguarda la centralizzazione delle piattaforme. L'abbandono delle app isolate in favore di ecosistemi unificati permette alle organizzazioni di orchestrare modelli, agenti e flussi di lavoro in un ambiente controllato, garantendo la tutela dei dati. Di pari passo, si registra un vero e proprio boom di infrastrutture private cloud e on-premise. La protezione del patrimonio informativo aziendale e della proprietà intellettuale richiede infatti una data residency in Europa e un controllo rigoroso sull'elaborazione delle informazioni, elementi che solo le soluzioni private possono garantire con la necessaria sicurezza.

Infine, l'intelligenza artificiale si fonde indissolubilmente con la cybersecurity. La protezione dei dati non può più essere un tema separato dall'innovazione: la tracciabilità delle operazioni, il controllo degli accessi e la supervisione umana sono diventati i pilastri centrali per prevenire violazioni e utilizzi impropri. Integrare l'AI nelle strategie di cyber risk management significa dunque costruire un sistema dove la sicurezza abilita, anziché limitare, la capacità aziendale di evolvere e competere sul mercato in totale conformità normativa.

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