L'analisi di Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne rivela un aumento del tasso di risparmio nazionale all'8,28%. Biella è la provincia più parsimoniosa, ma Milano accumula più risorse pro-capite.
Cresce la propensione al risparmio degli italiani, ma il divario tra le diverse aree del Paese si fa sempre più profondo. Secondo l'analisi realizzata da Unioncamere e dal Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, la quota di reddito disponibile che le famiglie sono riuscite a mettere da parte a livello nazionale è salita dal 7,55% del 2019 all’8,28% del 2024. Questa crescita non è stata però omogenea: se nel Nord la propensione ha raggiunto il 9,73% (con picchi del 10,46% nel Nord-Ovest), nel Mezzogiorno l'incidenza si è quasi arenata, passando dal 5,67% del 2019 al 6,08% del 2024. Un divario amplificato non solo dai minori redditi pro-capite del Sud, ma anche da un aumento dei prezzi più sostenuto in quell'area, che ha costretto le famiglie a spendere di più per i consumi di base riducendo i margini di accantonamento.
La mappa del risparmio evidenzia una forte concentrazione geografica: le prime 15 province italiane assorbono da sole circa il 50% del risparmio complessivo nazionale. Guardando alle classifiche provinciali della propensione (la quota percentuale di reddito risparmiata), le prime 21 posizioni sono occupate esclusivamente da realtà del Nord. Biella si conferma la "capitale" del risparmio con il 14,37%, seguita sul podio da Asti (12,79%) e Vercelli (12,53%). Il Piemonte domina la classifica posizionando tutte le sue province nella top 10 nazionale, portando la regione in cima alla graduatoria complessiva (10,70%), davanti a Lombardia (10,46%) e Emilia-Romagna (10,14%). Per trovare la prima provincia del Sud bisogna scendere al 22° posto con Avellino (9,65%), mentre la prima del Centro è Ancona, al 36° posto (8,52%). Le ultime 16 posizioni della classifica sono invece interamente occupate da province meridionali, con il fanalino di coda rappresentato da Crotone (4,30%), preceduta da Siracusa e Ragusa.
Se la provincia minore si dimostra la più inclinata a risparmiare in termini percentuali, la Lombardia si conferma il vero e proprio "salvadanaio d'Italia", concentrando oltre un quarto del risparmio complessivo nazionale. A fare la parte del leone è Milano, che da sola drena l'11,25% delle risorse totali. I milanesi sono i cittadini che accumulano più ricchezza in termini assoluti, con una media pro-capite di 3.920 euro messi da parte nel 2024 - oltre il doppio della media nazionale (1.918 euro) e quasi sei volte quanto registrato a Crotone (686 euro). Al secondo e terzo posto per ammontare complessivo si posizionano Roma (7,27%) e Torino (5,29%).
Un forte elemento di discontinuità emerso nell'ultimo quinquennio è l'effetto dello smartworking sulla capacità di spesa e di accumulo. Nei territori caratterizzati da una presenza di lavoro da remoto superiore alla media nazionale, la propensione al risparmio è salita al 9,45%, traducendosi in un risparmio pro-capite medio di 2.697 euro nel 2024 (in netto aumento rispetto ai 2.066 euro del 2019). Al contrario, nelle aree dove il ricorso al lavoro agile è stato più basso, i lavoratori sono riusciti ad accantonare appena il 7,67% delle proprie entrate, pari a una media di 1.615 euro a testa. Lo smartworking si consolida così come un vero e proprio fattore strutturale capace di ottimizzare i bilanci familiari e spostare gli equilibri economici locali.
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