Un'indagine Ipsos Doxa per Pluxee Italia mette in luce l'insostenibile divario tra i costi reali dei ristoranti e il valore medio dei buoni pasto, fermo ad appena 7 euro.
Fonte: Immagine generata con AI
In Lombardia la pausa pranzo fuori dall'ufficio si sta trasformando in un vero e proprio salasso per i lavoratori dipendenti, incidendo in modo sempre più pesante sul budget quotidiano delle famiglie. Una recente ricerca sul campo condotta da Ipsos Doxa per conto di Pluxee Italia ha scattato una fotografia impietosa dal punto di vista degli esercenti, rivelando che il costo medio per un menù completo consumato al tavolo in un bar o ristorante raggiunge i 20,80 euro, includendo un piatto principale, la bevanda e il caffè. Questa cifra mette drammaticamente a nudo il profondo divario economico rispetto al valore medio del buono pasto aziendale che oggi in Italia si attesta intorno ai 7 euro, coprendo di fatto appena un terzo della spesa reale necessaria a un dipendente per nutrirsi durante la giornata lavorativa.
Analizzando nel dettaglio le diverse opzioni di consumo emerse dallo studio sul territorio regionale, anche le scelte più frugali presentano conti tutt'altro che accessibili per chi mangia al tavolo. Per un semplice panino, una piadina o un toast accompagnati da bibita e caffè la spesa media calcolata si aggira sui 10,40 euro, mentre per ordinare un primo piatto servito si sale immediatamente a 13,70 euro, per arrivare infine ai 15,60 euro nel caso in cui si opti per un secondo piatto. Il mercato evidenzia come persino le classiche soluzioni da asporto e il take away non rappresentino più un'alternativa davvero economica, dato che un panino acquistato e mangiato fuori costa in media 8,60 euro, un primo da asporto tocca gli 11,40 euro e un secondo piatto arriva a costare 13,60 euro.
Tutti i valori registrati all'interno della regione Lombardia si rivelano sistematicamente superiori rispetto alla media delle altre regioni italiane, dove un pranzo veloce da asporto si mantiene generalmente più basso con una media di 7,90 euro per un panino e di 12,70 euro per un secondo. Questa vertiginosa escalation dei prezzi nei centri urbani solleva una questione non più procrastinabile per i vertici delle risorse umane e per la competitività stessa delle imprese del territorio. Diventa infatti di fondamentale importanza strategica per il mondo aziendale attivarsi per colmare questo gap economico, incrementando il valore dei benefit o investendo in soluzioni di welfare aziendale più adeguate e flessibili, con l'obiettivo fondamentale di restituire un reale potere d'acquisto ai dipendenti e tutelarne il benessere quotidiano all'interno del posto di lavoro.
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