Cloud? C’è qualcuno che dice no

Basecamp lascia il cloud e spiega perché in un post molto interessante.

Tecnologie

Basecamp è una piattaforma di project management particolarmente nota. È stata la prima creazione di 37signals, azienda di sviluppo nata a Chicago nel 1999 che, tra le altre cose, ha realizzato il ben noto framework Ruby on Rails. Oggi tutti i prodotti di 37signals sono confluiti all’interno di Basecamp, e la piattaforma, disponibile in versione gratuita e a pagamento, è sfruttata da circa 16 milioni di utenti in 120mila aziende.

Per più di dieci anni Basecamp ha utilizzato un’infrastruttura completamente in cloud – scrive David Heinemeier Hansson (DHH), sviluppatore CTO e partner di Basecamp, sulla sua newsletter su Hey, un servizio di invio newsletter a pagamento sempre di Basecamp. L’azienda ha sfruttato macchine virtuali e Kubernets su ambienti Aws e Google Cloud e non si può certo dire che sia composta da sprovveduti.

Ebbene, afferma DHH: “il noleggio dei computer è un cattivo affare per un’azienda di medie dimensioni dalla crescita stabile come la nostra”. Dove, probabilmente, per “noleggio di computer” si intende la delega dell’elaborazione ai servizi cloud, il noleggio dei server. “I risparmi derivanti da una riduzione della complessità non si sono mai concretizzati – insiste DHH – e quindi ci stiamo ripensando”.

I benefici del cloud, ma per chi?

Lo sviluppatore non mette in dubbio i benefici del cloud, piuttosto li circoscrive con precisione. "I benefici del cloud - prosegue DHH -, sono evidenti nel caso in cui l’applicazione, o il servizio web, è semplice e genera poco traffico. In questo caso il risparmio sui costi derivante dall’utilizzo di servizi gestiti è concreto. E il tutto funziona anche al crescere, moderato, dell’utenza, anche se dovrai fare i conti con il conseguente incremento dei costi di gestione".

Anche nel caso di carichi di lavoro irregolari, con oscillazioni “selvagge” e picchi improvvisi, e non sai di quante macchine virtuali hai bisogno, il cloud può essere una buona soluzione. Ma, nessuna delle due condizioni è applicabile a Basecamp oggi. DHH usa una similitudine: “È come pagare un quarto del valore della tua casa per l'assicurazione antisismica quando non vivi vicino a una zona altamente sismica. Certo, se poi arriva un terremoto, sei protetto, ma il gioco (il prezzo) vale la candela?”.

Per la gestione del solo servizio Hey – 300mila utenti registrati in tre settimane contro i 30mila previsti in tre mesi – Basecamp paga oltre mezzo milione di dollari per la gestione del database (RDS) e per la ricerca (ES) con Aws. Quanti server fisici potresti acquistare con un budget di mezzo milione di dollari all’anno?

La gestione è veramente semplice?

A fronte di quel prezzo hai un evidente risparmio sul costo del lavoro e sulla gestione, grazie alla semplicità di utilizzo del cloud, si potrebbe obiettare. DHH risponde laconico: “chiunque pensi che gestire un servizio come Hey o Basecamp nel cloud sia semplice, non ha mai provato. In generale, non ho ancora sentito di organizzazioni del livello di Basecamp che abbiano ridotto concretamente tempi e risorse nella gestione operativa grazie al cloud”.

Tutta la faccenda del cloud, secondo DHH, sembra “un meraviglioso colpo di marketing”. E poi rincara la dose, sempre nei confronti di Amazon AWS, colpevole di fare profitti notevoli affittando i server a margini “osceni”. Secondo DHH, il margine di profitto di AWS è quasi del 30% (18,5 miliardi di dollari di profitti su 62,2 miliardi di dollari di fatturato). Un margine destinato a crescere, se l’azienda dichiara di voler estendere la vita dei server da quattro a cinque anni.

Ma non sembra neanche solo una questione di costi. È ammissibile che la decentralizzazione delle infrastrutture sia, in fondo, sotto il controllo di poche aziende? Può un business dipendere dal funzionamento di una Region e dalla fragilità della rete Internet?

In conclusione, David Heinemeier Hansson lancia degli alert e si aspetta di avere l’approvazione di migliaia di aziende nelle stesse condizioni di Basecamp. Aziende che hanno le risorse e le competenze interne per gestire autonomamente la propria infrastruttura, almeno allo stesso prezzo del cloud. Il dibattito, insomma, è aperto e la sempre maggiore consapevolezza delle aziende rispetto al cloud potrebbe trasformarsi in un arma a doppio taglio, gli hypervisor sono avvisati.

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