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Nuovi modelli di business per l'agricoltura 4.0

Le tecnologie permettono di creare nuovi modelli per la produzione agricola, spostando le coltivazioni sempre più vicine ai consumatori finali. Altro che chilometro zero.

Il valore delle nuove tecnologie in agricoltura sta anche nella possibilità di abilitare nuovi modelli di coltivazione e di business. In questo senso si snodano tre linee di sviluppo interessanti, in parte sovrapposte: indoor, vertical e urban farming. Sono tre forme di coltivazione in ambienti controllati che fanno un uso massiccio di tecnologie IoT, sensori e analytics.

Il termine indoor farming indica genericamente qualsiasi tipo di coltivazione al chiuso. Si pensa subito alle serre, e concettualmente ci siamo molto vicino. Ma la scelta di una denominazione diversa ha una valenza precisa: indoor farming identifica forme di coltivazione il più possibile automatizzate, in cui l'intervento umano è quasi nullo.

Le singole piante sono monitorate costantemente per mezzo di sensori ambientali, microlaboratori inseriti nel terreno e telecamere. In questo modo si può determinare in tempo reale lo stato di salute e di sviluppo della pianta e dei suoi frutti. L'irrigazione è automatica e si attiva quando è più opportuno, con l’aggiunta di nutrienti e pesticidi ad hoc, per eliminare in modo mirato le infezioni rilevate via monitoraggio visivo.

agricoltura
Gli ambienti di indoor farming più estremi sono sistemi quasi completamente chiusi in cui tutto è controllato e ottimizzato per favorire la crescita delle piante. La composizione e la temperatura dell'aria sono regolate per questo e lo è anche l'illuminazione, che combina luce ambientale e luce artificiale prodotta da sorgenti LED. In teoria, in un sistema di indoor farming il coltivatore interviene solo all'inizio, per collocare una nuova pianta, o alla fine, per raccoglierla.

Agricoltura 4.0: il vertical farming

Il vertical farming è una forma molto diffusa di indoor farming. Se i parametri ambientali sono strettamente controllati non è necessario distribuire le piante coltivate in orizzontale, in modo che ricevano molta luce solare. Si possono realizzare "strati" di coltivazioni - un po' come se disponessimo le piante su scaffali - che si sviluppano in verticale e non solo in orizzontale. Così, su una stessa area si può coltivare un numero di piante molto superiore, a vantaggio della produttività.

Il vertical farming è praticabile quasi solo con piante di piccole dimensioni e che non si sviluppano molto in verticale. È un limite ma relativo, perché gran parte delle coltivazioni che sono oggetto di progetti di indoor farming hanno già, per ragioni di praticità, queste caratteristiche.

Il vertical farming può avere un impatto sociale ed economico rilevante, perché permette di collocare una coltivazione, anche di grandi dimensioni, praticamente ovunque. In questi anni sono nate diverse startup che hanno realizzato sistemi di vertical farming integrati in un container. Basta collegarne uno alla rete elettrica e a quella idrica e il gioco è fatto: si possono avviare piccole coltivazioni anche in spazi aperti urbani e persino al chiuso, ad esempio nei magazzini di un supermercato per avere verdura fresca coltivata direttamente sul posto.

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Agricoltura 4.0 e urban farming per la riqualificazione urbana

Portare le coltivazioni più vicine ai consumatori è alla base del modello urban farming. Le coltivazioni urbane di nuova generazione però non sono più gli orti sui tetti che avevano, tempo fa, spopolato in alcune città americane. Sono un'applicazione del vertical/indoor farming su scala relativamente ampia e che può comprendere la riconversione di interi edifici in serre automatizzate.

Per questo i sostenitori dell'urban farming lo considerano una opportunità per recuperare le aree industriali dimesse di molte grandi città, oltre che un modo per ridurre l'impatto ambientale della catena logistica dei prodotti agricoli. Idealmente, per alcuni prodotti agricoli non sarebbe più necessario il trasporto verso i centri urbani. Con questo approccio si taglierebbero costi, inquinamento e traffico.

Un'idea futuribile? Nemmeno troppo, anche se può sembrare strana in una nazione a forte tradizione agricola come la nostra. Se consideriamo che da qui a una ventina d'anni la maggioranza della popolazione vivrà in grandi centri urbani, tutto quello che semplifica la logistica è un'opzione da considerare.

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Pubblicato il: 17/04/2019

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