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Qual è lo stato dell'IT in Italia? Insight ne fa una fotografia nell’Intelligent Technology Index 2018

Segnali contrastanti per un’IT in cui i budget sono di fatto in crescita nel 50% dei casi, ma con il 67% dei manager che lamenta esigenze in conflitto e risorse insufficienti

È una fotografia ad ampio raggio quella realizzata da Insight, società attiva nelle soluzioni tecnologiche e nella consulenza per la gestione di contratti IT. L’Insight Intelligent Technology Index 2018, questo il nome dell’indagine effettuata da Censuswide nello scorso maggio su più di 1000 manager dell’IT, 100 dei quali in Italia, offre un’approfondita overview sul grado di adozione e sull’impatto delle nuove tecnologie nelle aziende europee e italiane.

Dall’indagine emerge il ruolo sempre più strategico dell’IT a supporto del business, ma con alcune difficoltà: la stragrande maggioranza dei manager IT italiani ritiene di non avere ancora gli strumenti adatti, in termini di infrastrutture, budget e roadmap, per affrontare le sfide sempre più complesse della trasformazione digitale, in uno scenario nel quale Managed Services e cloud computing potrebbero costituire una valida risposta.

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 Al di là degli aspetti più tecnologici, dallo studio di Insight emergono aree sulle quali sarebbe necessario migliorare la collaborazione tra chi si occupa del business e chi gestisce l’IT. In particolare, si notano spesso esigenze in conflitto, con le risorse che non sono sufficienti per supportare efficacemente l’organizzazione (67%). Inoltre, mancano ruoli e responsabilità ben definiti all’interno dell’organizzazione (38%), mentre all’IT viene richiesto di supportare l’innovazione, nonostante i processi e le pratiche di business in essere non stiano evolvendo per raggiungere questo obiettivo (20%) Tra le principali fonti di preoccupazione dei manager IT italiani, oltre al controllo dei budget e dei costi (86%), emergono la data privacy (94%), la manutenzione della dotazione IT (85%), l’attrazione dei talenti (81%), ma anche aspetti d’impatto sul business come il miglioramento della customer experience (92%) e il customer engagement (84%).  

Un dato positivo emerge dai budget IT tutto sommato in crescita: il 50% degli IT decision maker italiani dichiara un budget 2018 superiore al 2017 mediamente del 20% - di fatto solo nel 20% dei casi si riporta un incremento tra il 21% e il 40%, mentre per lo più (42% dei casi) l’incremento è circoscritto tra l’11% e il 20%. In ogni caso, anche se è solo il 6% a dichiarare budget in contrazione, resta cospicua la quota di coloro che rivelano un budget stabile rispetto allo scorso anno (43%), valore non del tutto positivo, quindi, in uno scenario di grandi mutamenti e nuove tendenze IT ove anche budget stabili possono rappresentare un freno all’innovazione. Tra le priorità, i responsabili IT italiani ritengono che il budget IT dovrebbe crescere sul fronte Security (63%), Cloud Computing (43%) e Mobile (43%).  

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Un aiuto arriva dai Managed Services e dal cloud computing, oltre che dal crescente approccio bimodale ai talenti IT, che prevede un team sia focalizzato sui processi ordinari e un altro sull’innovazione, in modo da riuscire a gestire al meglio le due esigenze: nel 63% dei casi è in qualche misura attivo un approccio di questo tipo e nel 27% emerge un’adesione totale a questo tipo di modello. E la stragrande maggioranza delle realtà che utilizzano almeno in parte un approccio bimodale si è adattata abbastanza bene (74%) o addirittura molto bene (25%).  Per quanto riguarda i Managed Services, mediamente le aziende italiane vi destinano il 30% del budget IT, per ottimizzare la gestione IT e migliorare la governance (56%), per supportare i dipendenti a gestire al meglio e personalizzare i propri strumenti tech (44%) e per liberare le risorse IT interne da dedicare a iniziative a supporto del business (34%). È anche per queste priorità che la stragrande maggioranza dei responsabili IT (82%) conta di investire in servizi gestiti nei prossimi 12 o 24 mesi. 

Anche il cloud computing rappresenta una leva strategica: mediamente i responsabili IT dichiarano di aver migrato sul cloud pubblico il 53% dei workload aziendali (solo il 13% si dichiara totalmente sul cloud). In particolare nell’ultimo anno il 67% dei responsabili IT dichiara di aver investito in software as a service, il 61% in security as a service, il 52% in infrastructure as a service, solo il 31% ha investito in disaster recovery as a service. L’impatto positivo emerge in modo evidente: il 60% di coloro che hanno adottato il cloud dichiara sia stato di grande beneficio e il 39% comunque di qualche beneficio. E in generale tra questi il principale vantaggio è stato quello di rendere il reparto IT più flessibile e collaborativo (61%), unito a una maggiore sicurezza dei dati (58%) e un migliore accesso da remoto alle risorse IT (57%).  

Il cloud apre interessanti opportunità anche in termini di altri trend tecnologici, come l’Internet of Things. La maggior parte delle realtà italiane ha integrato l’IoT nella propria strategia IT: il 57% del campione per l’innovazione di prodotto, il 43% per la relazione con il cliente, il 39% per la gestione della supply chain e logistica.  

L’investimento in cloud non esime però dalle preoccupazioni: preoccupazione rispetto alla sicurezza dei dati (52%), alla disponibilità dei dati (33%), alla localizzazione dei dati (33%), alla percepita mancanza di informazioni sui servizi cloud (28%), e all’integrazione di molteplici vendor (27%). Si tratta in ogni caso solo di rischi percepiti e proprio per evitare che rappresentino un freno all’adozione del cloud, è fondamentale il ruolo di IT provider e System Integrator che possono supportare le aziende in un processo di migrazione consapevole e accompagnarle in un percorso di crescita flessibile.
Pubblicato il: 19/10/2018

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