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L’intelligenza software-defined dello storage Infinidat

Presente da qualche tempo anche in Italia, l’azienda propone un concetto innovativo di astrazione dalle caratteristiche fisiche dei dischi, puntando sulla massima affidabilità, ma anche su costi e risparmio energetico.

Autore: Roberto Bonino

Aumentare le prestazioni e ridurre la complessità dello storage sono priorità assolute, che oggi fanno il paio con la necessità per le aziende di gestire e memorizzare quantità crescenti di dati senza appesantire l’infrastruttura o cercare compromessi sull’efficienza.
Mentre i costruttori storici del settore stanno oggi puntando in modo consistente sulle tecnologie all-flash e sull’allocazione dinamica dei dati per rispondere alle esigenze della trasformazione digitale, diverse realtà nate in anni più recenti sfruttano concetti innovativi, soprattutto in chiave software, per lanciare la sfida ai leader e guadagnarsi spazio sul mercato.
Fra questi ultimi, si colloca Infinidat, società creata nel 2009 da Moshe Yanai, vero luminare dello storage e inventore del Symmetrix in casa Emc. La società, presente da poco più di un anno anche in Italia, ha sviluppato una piattaforma che assembla componenti hardware già disponibili, ma utilizza uno strato software-defined per assicurare l’ottimizzazione di architetture Nas, San, iScsi e OpenStack integrate in un unico box: “Il nostro target primario sono le aziende che hanno un’esigenza di storage superiore ai 100-150 Terabyte – precisa Daniela Miranda, ‎Regional Sales Director South Europe presso Infinidat - oggi non più appannaggio solo di grandi realtà, ma determinata sempre più dalla tipologia di business, supportato da processi di consolidamento di dati e workload differenti in singole appliance”.
L’architettura alla base dei sistemi proposti si compone di tre nodi di controller x86, la cui missione è di rispondere nel modo più efficace possibile alle richieste I/O dei server host. Congiuntamente, essi ospitano fino a 89 Tb di Ram e Flash. Ciascuno è collegato con link InfiniBand ai cassetti di dischi presenti nel rack. A seconda dei modelli proposti, possono essere accolti fino a 480 dischi Sas Nl per rack, quindi con oltre 2,7 Pb di capacità utile.
L’architettura creata da Infinidat fa in modo che i dati ingeriti dal sistema vengano divisi in 14 sezioni, alle quali se ne aggiungono due di parità. Così ripartiti, i dati vengono distribuiti su 16 dischi differenti nell’unità, riuscendo così “a massimizzare le performance e la disponibilità, assicurando un tempo di ricostruzione in caso di defaillance – sottolinea Riccardo Facciotti, responsabile tecnico per il Sud Europa di Infinidat -. In effetti, ci vogliono solo 15 minuti per rimettersi in protezione in un ambiente con 1 Pb. È l’intelligenza software che tramuta in prestazioni la gestione dei dati”.
Questo tipo di architettura garantisce, secondo Infinidat, una disponibilità a sette “9” (ovvero del 99,99999%), che equivale a meno di tre secondi di indisponibilità all’anno. Le performance dichiarate parlano di 1 milione di Iops per l’Infinibox F6000 (il top di gamma) e 12,5 Gb di banda, il tutto in un rack 42U, ma con un consumo limitato a 8 kW.Dunque, la sfida soprattutto alla “moda” dell’all-flash è aperta: “Noi preferiamo puntare sulla gestione unificata di tutti i workload – puntualizza Miranda – che altrimenti sarebbero assegnati a differenti dispositivi. Con noi, ci vogliono due ore per installare una macchina e altre due per fare training, poi chiunque può farla funzionare. Il nostro punto di forza è l’intelligenza software, che astrae le caratteristiche fisiche del disco, mentre i sistemi tradizionali puntano a migliorano la parte fisica del dispositivo”.
In Italia, Infinidat può già contare su una ventina di clienti, fra i quali Cedacri Group, ma l’azienda punta molto anche sui service provider e relazioni sono in corso con alcune importanti realtà. Per questi soggetti, può essere interessante anche il modello commerciale proposto, che si basa sul pagamento del solo spazio occupato, con una rendicontazione trimestrale, essendo le macchine collegate ai data center del costruttore. L’espansione per il futuro poggia anche sulla prossima integrazione dell’object storage e sulla volontà di attaccare anche i clienti As/400 e le grandi installazioni mainframe.
Pubblicato il: 08/03/2017

Tag: Mobile

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