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La nuova era Intel poggia su cloud e IoT

Il nuovo Country Manager di Intel Italia delinea la nuova strategia societaria che vede nella spinta all'innovazione il tratto distintivo. IoT e cloud le tecnologie abilitanti in un disegno collaborativo che valorizza le eccellenze italiane

Autore: Barbara Torresani

Un’edizione speciale con una valenza particolare quella 2016 di Intel Summit -  appuntamento annuale in cui in vendor fa il punto sull’anno in fase conclusiva, sulle dinamiche del mercato e svela le principali strategie per l’anno futuro - perché sul palco a presentare la nuova organizzazione Intel ai partner – dopo un processo di riorganizzazione avviata dal Ceo in persona nel corso lo scorso aprile - c’è Maurizio Riva, il nuovo Country Manager chiamato a guidare la filiale italiana dopo anni di militanza aziendale in ruolo manageriali crescenti. 
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Maurizio Riva, Country Manager, Intel Italia 
Il vendor ha riorganizzato l’azienda e si è rifocalizzato, ponendo un’attenzione più forte su alcune country a livello europeo, tra cui spicca l’Italia: L’Italia è uno dei 18 paesi su cui Intel sta ponendo un focus particolare per abilitare l’innovazione. Oltre a guidare la filiale sono a capo di un team costituito da una dozzina di persone che ha come missione specifica quella di sviluppare capacità innovative, individuando gli ambiti più fertili e creando ecosistema di partnership, in cui Cloud e IoT rappresentano acceleratori di innovazione e priorità di business”.

E' tempo di Digital Transformation
Al centro dell’evento quindi il ruolo strategico giocato dalla tecnologia, oggi fortemente pervasiva nella vita di tutti i giorni, elemento abilitante un miglioramento a 360 gradi del quotidiano di tutti, leva principale per la trasformazione digitale delle aziende. Inquadra il tema Fabio RizzottoSenior Research & Consulting Director, Idc Italia: “Abbiamo davanti un 2017 promettente. C’è un atteggiamento molto più reattivo rispetto al passato rispetto all’evoluzione verso il digitale. Il 40% delle aziende italiane considera infatti molto forte se non dirompente l’impatto della trasformazione digitale nel proprio settore entro i prossimi 12 mesi e il restante 60% ritiene comunque che avrà un impatto di peso. A guidarla driver quali la crescita (63%), l’efficienza e l’agilità organizzativa per stare sul mercato in modo più fluido e veloce (50%), la customer experience (42%), il confronto con nuovi attori di mercato (36%) che rompono gli schemi tradizionali e impongono il cambiamento”. Tutti devono sentirsi parte di questo processo, nessuno è escluso:  “Entro il 2020 il 50% delle Global 2000 vedrà il proprio business dipendere dalla capacità di creare prodotti, servizi ed esperienze ‘digital-enanched’; significa che nuove forme di relazioni, nuovi servizi e prodotti abilitano modi diversi di fare economia rimettendo in discussione un po’ tutto, valorizzando le propria capacità e rivedendo con frequenza il modo in cui si affronta questa trasformazione. Un processo arricchito e amplificato dalle nuove tecnologie”. 
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In questo senso secondo Idc è necessario passare gli investimenti dalla Seconda Piattaforma tecnologica – ancora basata su architetture tradizionali - verso i paradigmi più innovativi che caratterizzano la Terza Piattaformacloud, big data, social e analytics – che stanno entrando in una nuova fase – come per esempio il cloud 2.0 multicloud e distribuito, ambiente di sviluppo ideale per abilitare nuovi modelli di business. Un nuovo tessuto che alimenta acceleratori di innovazione come l’IoT, ma anche le tecnologie di cognitive computing, la robotica, le block chain, il printing 3D, … Il tutto senza dimenticare gli aspetti della mobility e della sicurezza. “Entro il 2019, le tecnologie e i servizi della Terza Piattaforma guideranno circa il 75% della spesa IT ed entro il 2020 il 67% delle infrastrutture e del software delle aziende sarà basato su modelli cloud, così come il 43% sui processi IoT gestiti ‘at the edge”. Un’economia che si basa sui processi abilitati da tecnologie quindi quali cloud e IoT  dal grande potenziale; un cambiamento che va  compreso per compierlo al meglio creando nuovi sistemi di relazione, facendo parte di un ecosistema da cui prendere idee, contaminarsi per poi restituire l’innovazione che si trasforma in valore di crescita per la community e il mercato, diventando attori attivi del cambiamento.  
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Riva parla di ciclo virtuoso della crescita: "
Tutti insieme dobbiamo capire come creare innovazione e valore partendo dall’Europa, e in particolare dall’Italia. Dobbiamo invertire quel flusso che ci spinge a comprare innovazione da produttori di altri continenti. Abbiamo menti e creatività nel nostro Paese e quindi dobbiamo ricreare innovazione sui settori trainanti al di sopra della Second Platform, che continuerà a esistere, ma dove la differenziazione innovativa e la competitività saranno creati da ciò che si sviluppa sopra: data center, cloud e IoT. “  

IoT, data center e cloud
E’ l’IoT a catalizzare fortemente l’attenzione del vendor: oggetti intelligenti e connessi che funzionano meglio con Intel, dal client al data center, ai dispositivi indossabili, dal grande al piccolo cloud, in tutti i settori abbracciando il concetto esteso di smart cities, che è nel piccolo anche smart parking, smart home, smart building e smart metering, e poi energy, healtcare, settore pubblico, manufacturing e retail. 
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Tre le fasi dell’IoT concepite da Intel:
quella di oggetti connessi (lo sono da tempo) – intelligenti (è la fase attuale) e autonomi – il futuro prossimo. Ed è il momento giusto per abbracciare questa trend – enfatizza Riva - Oggi nel mondo ci sono 50 miliardi di dispositivi e 212 miliardi di sensori, di cui l’85% non è ancora connesso. Negli ultimi 10 anni il costo dei sensori si è dimezzato mentre quello della larghezza di banda si è ridotto di 40 volte così come il costo dell’elaborazione di 60”. IoT che crea una mole di dati che vanno nel data center fisico e in quello virtuale, il cloud.
Ed ecco entrare in scena il secondo grande tema indirizzato da Intel: Il data center è il centro delle possibilità e il futuro verso cui ci si sta spingendo traguarda migliaia di cloud, grandi, piccoli, privati e pubblici, che forniscono milioni di servizi, connettendo miliardi di dispositivi". E Intel innova in quest’ambito con Digital Photonics, prodotti con la fotonica del silicio, che portano la velocità della luce nel silicio per connettere i data center a 10 Gigabit al secondo (uno dei primi clienti in quest’ambito è Microsoft).
Nell’accezione Intel, il cloud è l’elemento più disruptive dopo lo smartphone, perché sta rivoluzionando il modo cui con operiamo e sviluppiamo soluzioni, ma soprattutto perché creerà nuove opportunità e nuove aziende, rimarca Riva. In questo senso Intel sta lavorando con la soluzione Intel Cloud for All, presentata oltre un anno fa, per aiutare l’implementazione di decine di migliaia di nuovi cloud rimuovendo le barriere per l’adozione attraverso investimenti, ottimizzazione e allineamento. Un modo di fare cloud attraverso uno stack di soluzioni unificato – che ha dietro un team di sviluppatori OpenStack che lavorano presso l’OpenStack Innovation Center di San Antonio, che integra funzionalità chiave – con il lancio dell’iniziativa globale OpenStack Bug Smashing e la risoluzione dei principali gap a livello di funzionalità enterprise, facile da implementare attraverso soluzioni di software ottimizzato per gli stack Software Defined Stack, con oltre 20 soluzioni di architetture di riferimento.
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Non ultima c’è la frontiera più innovativa che guarda all’intelligenza artificiale.
E’ partito il nuovo corso di Intel, che non perde di vista il business originale del client, ma che si proietta verso nuove tecnologie innovative per abilitare la trasformazione digitale delle organizzazioni, puntando fortemente sulla collaborazione tra le parti.  

L’innovazione tutta italiana che inverte il trend
Sul palco con Maurizio Riva chiama quinsi alcune eccellenze italiane (ma anche partner tecnologici di rierimento) capaci di creare ed esportare tecnologia dall’Italia. Seco è un’azienda nata nel 1979 ad Arezzo oggi diventata una realtà multinazionale che esporta i propri prodotti all’estero con sedi a Boston, Taipei, Bangalore, e prossimamente  a Monaco e a Tokio, che produce prodotti competitivi e di qualità sviluppati sia in Italia sia con centri ricerca nel mondo tutti focalizzati sull’innovazione, con particolare focus sul mercato medicale, ma non solo: Un quarantennio di crescita legato a doppio filo a Intel. Da customizzatori a standardizzatori per aprire il mercato con soluzioni Intel. Uno sviluppo di roadmap completo congiunto da oggetti standard modulari single board fino a soluzioni classe server. Prodotti per specifici ambiti applicativi ascrivibili al concetto smart cities fino a industry 4.0, di cui siamo laboratori viventi per avere per primi implementato la fabbrica 4.0”, spiega Gianluca Venere, Strategic Director Global Sales & Chief Strategy di Seco. 
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Seco oggi con Udoo propone una piattaforma di sviluppo per il mercato dell’IoT, motore del futuro, una famiglia di prodotti open hardware che, nati per maker e developer IT, rappresentano uno strumento di prototipazione rapida delle aziende che possono contare sul supporto della community di sviluppatori Udoo. L’ultimo progetto è un dispositivo nato per la community, un oggetto innovativo più piccolo di un orologio che da piattaforma di sviluppo può diventare prodotto industriale “innovazione per noi significa community, community vuol dire tecnologia e tecnologia significa Intel,” conclude Venere.

Da parte sua Texa è una società italiana di Treviso da oltre 20 anni specializzata nell’automotive che sta passando da realtà di nicchia a realtà più estesa con filiali nel mondo e un team di 500 persone con un fatturato nell’ordine di 80 milioni (crescita media di 25% annua): “Vogliamo allargare la nostra sfera di azione portando nel mondo tutto ciò che è prodotto in Italia con qualità elevatissima in stabilimenti certificati,” illustra Mauro Fantin, Responsabile Innovazione, Texa. L’azienda produce prodotti di diagnosi per qualsiasi prodotto che si muove (non quelli che volano),  sistemi di manutenzione dell’aria per i veicoli, componenti  telematici di gestione delle flotte.
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La relazione con Intel attiva nel passato si è rafforzata di recente sulla strada dell’innovazione per la realizzazione di The Nemo Project, un tablet in stile ‘rugged’ dapprima sviluppato per le officine dell’azienda e oggi aperto all’esterno con caratteristiche di robustezza e in grado di integrare moduli specifici per applicazioni particolari, per esempio le camere termiche. “Un’interfaccia aperta per fare cose nuove e uscire dalla propria nicchia, perché nel futuro Texa  punta a muovere le cose nell’Internet delle cose”, ribadisce Fantin. 

La storia di innovazione di Aruba è sintetizzata Stefano Sordi, Marketing Manager dell’azienda, che ambisce a fare cloud in Italia. Nata nel mercato dei servizi hosting, registrazione domini e posta elettronica, pur mantenendo solide le basi del proprio core business l’azienda da qualche anno ha iniziato un percorso di evoluzione verso la fornitura di servizi cloud, mettendo a frutto la propria esperienza nella gestione di servizi Web, per offrire un vantaggio competitivo alle grandi imprese in ambito data center ed e-security. “Aruba è nata nel 1994 e da allora è una costante nel mercato dei servizi web. Oggi è una realtà affidabile che evolve e si è internazionalizzata. Nel 2006 è diventata gestore certificato di posta elettronica (Pec) – amministra circa 4 milioni di pec, il 52% di questo mercato – è certification authority per la firma digitale e le infrastrutture connesse e nel 2008 è entrata nel mondo della protezione delle smart card e tessere sanitarie – ha prodotto 40 milioni di tessere sanitarie di cui gestisce l’intero ciclo di vita, producendole in autonomia. Nel 2011 si colloca la nascita del proprio cloud tutto italiano – uno Iaas puro – con due data center in Italia e sei in Europa".
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La novità in questa direzione anticipata da Sordi è l’apertura di un terzo data center italiano per la prossima primavera, che sorgerà a Ponte San Pietro in provincia di Bergamo: 180 mila mq, 15 megawatt di potenza in una ex area industriale, un campus di data center, polo tecnologico al servizio delle imprese, dove si potranno sviluppare soluzioni che vanno dalla semplice co-location, a customizzazioni di intere sale dati fino a soluzioni complesse spostando e gestendo intere infrastrutture dei clienti. “Un data center che a regime avrà 140 mila server che utilizzano la tecnologia Intel. Una tecnologia quella Intel dominante in tutte le nostre soluzioni della quale facciamo uso molto ampio in ambiti virtualizzati e cloud, un asset di valore che ci permette di ridurre il costo di implementazione della soluzione. E questo è un vantaggio molto interessante perché se è vero che stiamo aprendoci all’enterprise verso aziende con budget consistenti la nostra ambizione è quella di rendere possibile il percorso verso il cloud anche ad aziende con investimenti limitati che possono procedere in questa direzione in modo graduale con costi accessibili”, dichiara Sordo.

Sul palco anche la testimonianza di Microsoft che attraverso Roberto Andreoli, Director of Cloud & Enterprise Business Group, Microsoft Italia, tocca i principali temi dell'evento: La Digital Transformation è un tema pervasivo a qualsiasi industry così come lo stanno diventando l’IoT, altresì complesso, e Industry 4.0. Il fattore che accomuna queti temi sono i dati, ma soprattutto la capacità di tirare fuori da questi insight, quindi di analizzare il dato, trasformarlo in informazione che sia utile a creare valore. Insight per creare sistemi intelligenti al fine di creare nuovi prodotti, fare cose diverse con i clienti, collaborare in modo differento e ottimizzare le operation. Azioni intelligenti per fare Digital Transformation”.
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E il cloud è la piattaforma che abilita la capacità di trasformazione, motore degli insight. Azure, quello Microsoft, copre 38 region a livello mondiale, con 120 mila nuove sottoscrizioni al mese e l’85% delle Fortune 500 che lo utilizza: Per Microsoft il cloud è il futuro, un cloud che deve essere sicuro, in  grado di fornire i pezzi per creare la soluzione che altri mettono insieme; un cloud modellato sulle esigenze di chi lo consuma: pubblico, privato e hosted, in cui l’architettura Intel è base fondante. Senza dimenticare l’altro aspetto fondamentale dell’Analytics, indirizzato altresì da Microsoft dal relazionale all’analytics spinta, dove ancora una volta la partnership con Intel è vincente”, conclude Andreoli.
Pubblicato il: 14/12/2016

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