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Imprese europee in ritardo su Sepa

Secondo uno studio di Experian, solo il 30% dei trasferimenti di denaro e il 2% dei prelievi sono compatibili con la normativa. La scadenza per la migrazione è fra un anno.

Autore: Robert Bonino

Nel febbraio del 2014, cioè fra un anno, tutti i pagamenti dematerialzzati dovranno, nella zona Euro, essere effettuati in base alle normative Sepa. Tutte le banche sono tenute ad accettare, già fin d’ora, gli ordini che utilizzano queste regole. L’adozione di Sepa è tassativa e non sarà deciso alcun ulteriore ritardo. Tutte le tipologie di pagamento effettuate dalle imprese sono convolti, dai prelievi sui conti ai versamenti dei salari, dai bonifici per i fornitori agli effetti.
Secondo uno studio realizzato da Experian, solo il 2% dei prelievi e il 30% dei trasferimenti di denaro sono oggi conformi alle nuove norme. Comunque, il 65% delle transazioni in euro sono già effettuate con istruzioni di pagamento corrette, mentre il 12% contiene errori di dati. In base alle stime conseguenti a quanto raccolto nello studio, la mancata rettifica o invalidazione dei nuovi dati di pagamento potrebbe significare un aggravio di costi di 20 miliardi di euro per le imprese europee. L’adeguamento dei sistemi informativi alle normative Sepa presuppone un’evoluzione degli strumenti di tesoreria, ma anche una modifica dei dati. Per la loro validazione, occorrerà indicare sempre la coppia di codici Iban/Bic. L’Italia appare piuttosto avanti in questo allineamento, ma non è così dappertutto.
Il tasso di errore degli ordini di pagamento, dopo la necessaria validazione Sepa, è più basso, ma resta comunque significativo, intorno al 4,6% per gli ordini che integrano Iban e Bic. Un errore su un ordine implica il suo rifiuto, con addebito delle spese bancarie correlate.
Pubblicato il: 07/02/2013

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