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PMI industriali, attese positive per la fine del 2010

La ripresa delle Pmi dell'industria, fino a 500 dipendenti, si consolida al Nord mentre al Sud del paese e la categorie degli artigiani rimangono indietro. Maggiore fiducia per l'ultimo trimestre 2010 anche se ci sono grandi differenze tra chi cresce e chi continua a perdere terreno.

Autore: Redazione ImpresaCity

Le Pmi industriali registrano il secondo trimestre positivo consecutivo dall'inizio della crisi e guardano agli ultimi tre mesi del 2010 con maggiore fiducia.
La produzione industriale tendenziale che si consolida (+2%), un fatturato che resta in campo positivo (+1,4%), un portafoglio ordini che riprende fiato (+2%) e un export che continua a tirare (+4,1%), confermandosi lcome a leva che sta pilotando l'azienda Italia fuori dalle secche della crisi. Ma ci sono grandi differenze tra chi cresce e chi continua a perdere terreno.
Questi i principali risultati evidenziati dell'indagine congiunturale sulle Pmi relativi al terzo trimestre dell'anno, realizzata dal Centro studi Unioncamere, sulle imprese fino a 500 dipendenti appartenenti ai diversi settori manifatturieri.
"Stiamo vivendo una ripresa a due facce, in cui alcuni hanno ripreso a correre come gazzelle, altri sembrano avanzare a passo di gambero e faticano a imboccare la via che porta fuori dalla crisi": questo il commento ai dati del presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. "La ripresa si sta consolidando - prosegue - e questa è certamente una buona notizia. La sua entità e la sua distribuzione tra settori e territori, però, appare ancora discontinua, frammentata e a tratti fortemente squilibrata, in particolare a sfavore del Sud e dell'artigianato. È indispensabile intervenire con politiche di sistema per sostenere questa che resta una ripresa debole. Attuare la riforma fiscale alleggerendo il peso su imprese e lavoro, rilanciare i consumi interni, restituire centralità e fiducia all'imprenditore nelle condizioni di accesso al credito".
Le prospettive per l'ultimo trimestre del 2010 riflettono in modo significativo il ritorno degli indicatori in campo positivo registrato nei trimestri centrali dell'anno.
Con riferimento al fatturato, il saldo tra quanti prevedono un aumento e quanti una diminuzione tra ottobre e dicembre è positivo per 13 punti (6 lo scorso anno). A conferma delle difficoltà del comparto, per gli artigiani il saldo resta invece ancorato al valore del 2009.
Non si segnalano particolari differenze tra imprese per soglia dimensionale, salvo una maggiore propensione alla stabilità (56 contro 50% delle risposte) per le più piccole. A livello territoriale spicca il Nord-Est, che mette in evidenza forti aspettative positive per il fine anno (+20 punti). 
Tra i settori, complice la componente stagionale dei consumi dei mesi invernali, le attese più elevate si manifestano nelle industrie alimentari (+26 il saldo tra attese positive e negative), con un picco di 32 punti per le imprese con oltre 50 dipendenti. Per gli stessi motivi attese significativamente positive per la filiera dell'energia (+23 il saldo medio, +31 quello per le Pmi di maggiori dimensioni) e delle industrie elettriche ed elettroniche (+14), dove il trimestre natalizio si annuncia un periodo di buone opportunità soprattutto per i più piccoli (+28 il saldo tra ‘ottimisti' e ‘pessimisti').
Con il +2% fatto registrare nel trimestre estivo, la produzione industriale conferma sostanzialmente l'andamento del trimestre precedente (+2,1%), e archivia il pessimo –12,9% dello stesso periodo del 2009.
Resta in campo positivo anche il fatturato che, pur cedendo qualcosa rispetto al periodo precedente (0,6 punti in meno rispetto al secondo trimestre 2010), tra luglio e settembre cresce dell'1,4%.
La dinamica positiva interessa unicamente il segmento delle imprese con più di 50 dipendenti (+3,9% per la produzione, +3,1% il fatturato), mentre per quelle al di sotto di questa soglia dimensionale entrambe i valori sono ancora in campo lievemente negativo (rispettivamente –0,1 e –0,4%). Con riferimento al comparto artigiano, i due indicatori appaiono ancora più in ritardo (-1,1 e –0,8%).
[tit:Cresce il Nord-Ovest e il Nord-Est: rimane al palo il resto del paese]
La lettura territoriale dei dati offre un quadro della congiuntura produttiva nettamente a due tinte. Da un lato le aree del Nord-Ovest (+3,5 e +2,8% i valori di produzione e fatturato) e del Nord-Est (+2,9 e +1,9%), dove tradizionalmente è più elevata la quota di imprese manifatturiere sul totale e dove la spinta delle esportazioni produce gli effetti positivi maggiori. Dall'altro la galassia Mezzogiorno, dove la minore vocazione all'export e la maggiore dipendenza dal mercato interno hanno determinato un ulteriore calo dei due indicatori pari, rispettivamente, a –4,1 punti percentuali per la produzione e a –2,8 per il fatturato con riferimento allo stesso trimestre del 2009. In campo lievemente positivo si colloca, infine, la circoscrizione del Centro (+0,8% la produzione, +0,1 il fatturato).
Decisa appare la ripresa degli ordinativi, non soltanto rispetto allo scorso anno (+2 contro –13,5% di dodici mesi fa), ma anche rispetto al secondo trimestre del 2010 (0,1% tra aprile e giugno). Su questo fronte, le voci che ancora presentano il segno ‘meno' sono gli artigiani (-0,5% la variazione rispetto allo stesso periodo del 2009), la circoscrizione Sud e Isole (con un pesante -3,7%) e il settore delle industrie del legno e del mobile (-3,6%). Il portafoglio ordini si è arricchito di più per le imprese con oltre 50 dipendenti (+3,5%), per quelle residenti al Nord-Ovest (+3,9) e per quelle operanti – ancora una volta – nella meccanica, nell'elettronica e nella chimica.
Unico indicatore a dare smalto al mondo artigiano è quello dell'export dove queste imprese, tra luglio e settembre, fanno segnare un risultato addirittura superiore a quello medio di tutte le Pmi manifatturiere (+4,4% contro una crescita media del 4,1). Guardando alla dimensione d'impresa, ancora una volta si conferma più dinamica la fascia dai 50 dipendenti in più (+4,9% l'aumento dell'export su base annuale). I mercati esteri sono altresì l'unico indicatore in campo positivo per il Mezzogiorno (+2,5% sul 2009), in miglioramento anche rispetto al dato positivo del trimestre aprile-giugno (+1,6). Allo stesso modo, la globalizzazione premia il settore del legno e del mobile (+1,8%), fin qui indicato in campo negativo per tutti gli indicatori dell'indagine. Da segnalare, infine, come la stagionalità abbia influito negativamente sulle performance delle industrie alimentari anche con riferimento ai mercati esteri (-0,9% la variazione dell'export rispetto al 2009).
Pubblicato il: 10/11/2010

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