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Il parere di Netalia

Risponde Michele Zunino, Amministratore Delegato di Netalia

Autore: Redazione ImpresaCity - Tempo di lettura 3 minuti.

Quali esigenze concrete e quali criteri guidano oggi le imprese italiane nella scelta e nell’orchestrazione di ambienti ibridi e multicloud?

Superato il periodo di hype per il cloud first o cloud only, per le aziende oggi è il momento di adottare strategie ragionate e improntate al cloud smart. Per un provider come Netalia, questo è un vantaggio, perché ci consente di operare su richieste che nascono da una maggiore consapevolezza e da una definizione più chiara di bisogni e aspettative, assicurando un impatto positivo sull’efficienza di sistema, sull’efficacia delle soluzioni e sulla soddisfazione dei clienti.

Evidenziamo una differenza: l’approccio ibrido implica che all’interno dell’architettura ci sia almeno un “mattone” on-prem; il multi-cloud è invece una strategia basata esclusivamente sul ricorso a cloud provider, ma includendo una pluralità di fornitori. In entrambi i casi, è perseguita un’integrazione delle piattaforme, generalmente ampia ma non necessariamente totale. Tuttavia, mentre la strategia multi-player è guidata da una corretta logica di risk management e da una diversificazione della catena di fornitura, le architetture ibride spesso nascono da esigenze contingenti o da vincoli preesistenti più che da una scelta architetturale ottimale nel lungo periodo.

Generalmente, si sceglie infatti di tenere in casa i dati più sensibili, per motivi di sicurezza e riservatezza. A ciò si aggiunge la preoccupazione per i precari equilibri geopolitici e dunque un orientamento sempre più forte alla sovranità digitale. Infine, l’internalizzazione risponde all’obiettivo di un maggiore controllo dei costi. Sono questi i principali motivi anche della cosiddetta repatriation (più presente nelle intenzioni che nei progetti, ma comunque sul tavolo): il rimpatrio dei dati dai provider globali, tendenzialmente verso server di proprietà.

Ma la scelta on-prem non è la migliore soluzione per raggiungere questi obiettivi. Netalia fonda la propria proposta di valore proprio sugli aspetti di compliance by design rispetto a sicurezza e privacy e di vera sovranità (residenza fisica, giuridica, normativa del dato). Inoltre, sotto il profilo dei costi, quasi nessuna azienda italiana, soprattutto le PMI, può trovare conveniente comprare direttamente e mantenere sistemi informativi rispetto ai costi OpEx di un fornitore di servizi on demand. Per non parlare delle competenze specialistiche da internalizzare e degli aggiornamenti continui. In definitiva, va considerato che cloud non è sinonimo di Big Tech: esistono alternative che offrono i vantaggi tecnologici e funzionali di cui l’innovazione ha bisogno, senza i rischi correlati.

Quali sono le tecnologie o le architetture che mettete a disposizione per soddisfare al meglio le esigenze delle aziende?

Netalia sfrutta le tecnologie disponibili sul mercato, il valore offerto è tutto nelle architetture che sviluppiamo. La Netalia Cloud Platform è per definizione adeguabile alla situazione del cliente, che non è mai monolitica e standard, ma prevede appunto di gestire modelli multi-player o ibridi.

Uno degli aspetti più controversi del cloud hyperscale è il lock-in tecnologico e contrattuale. Per contrasto, Netalia ha sempre operato sotto il segno dell’autonomia di scelta rispetto al parco applicativo. Oggi questo orientamento si rafforza con l’uso sempre più esteso di soluzioni open source all’interno della nostra infrastruttura. Si tratta di una svolta generale a livello nazionale e internazionale, e uno dei capisaldi dell’interoperabilità dei sistemi e delle banche dati.

Il modello open source riduce i livelli di intermediazione tecnologica e consente di concentrarsi sul valore del servizio. Resta allora visibile solo il valore aggiunto del public cloud Netalia: compliance, sovranità, interoperabilità e tutela dei dati nell’interesse dei legittimi proprietari.

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Quali esigenze concrete e quali criteri guidano oggi le imprese italiane nella scelta e nell’orchestrazione di ambienti ibridi e multicloud? Superato il periodo di hype per il cloud first o cloud only, per le aziende oggi è il momento di adottare strategie ragionate e improntate al cloud smart. Per un provider come Netalia, questo è un vantaggio, perché ci consente di operare su richieste che nascono da una maggiore consapevolezza e da una definizione più chiara di bisogni e aspettative, assicurando un impatto positivo sull’efficienza di sistema, sull’efficacia delle soluzioni e sulla soddisfazione dei clienti. Evidenziamo una differenza: l’approccio ibrido implica che all’interno dell’architettura ci sia almeno un “mattone” on-prem; il multi-cloud è invece una strategia basata esclusivamente sul ricorso a cloud provider, ma includendo una pluralità di fornitori. In entrambi i casi, è perseguita un’integrazione delle piattaforme, generalmente ampia ma non necessariamente totale. Tuttavia, mentre la strategia multi-player è guidata da una corretta logica di risk management e da una diversificazione della catena di fornitura, le architetture ibride spesso nascono da esigenze contingenti o da vincoli preesistenti più che da una scelta architetturale ottimale nel lungo periodo. Generalmente, si sceglie infatti di tenere in casa i dati più sensibili, per motivi di sicurezza e riservatezza. A ciò si aggiunge la preoccupazione per i precari equilibri geopolitici e dunque un orientamento sempre più forte alla sovranità digitale. Infine, l’internalizzazione risponde all’obiettivo di un maggiore controllo dei costi. Sono questi i principali motivi anche della cosiddetta repatriation (più presente nelle intenzioni che nei progetti, ma comunque sul tavolo): il rimpatrio dei dati dai provider globali, tendenzialmente verso server di proprietà. Ma la scelta on-prem non è la migliore soluzione per raggiungere questi obiettivi. Netalia fonda la propria proposta di valore proprio sugli aspetti di compliance by design rispetto a sicurezza e privacy e di vera sovranità (residenza fisica, giuridica, normativa del dato). Inoltre, sotto il profilo dei costi, quasi nessuna azienda italiana, soprattutto le PMI, può trovare conveniente comprare direttamente e mantenere sistemi informativi rispetto ai costi OpEx di un fornitore di servizi on demand. Per non parlare delle competenze specialistiche da internalizzare e degli aggiornamenti continui. In definitiva, va considerato che cloud non è sinonimo di Big Tech: esistono alternative che offrono i vantaggi tecnologici e funzionali di cui l’innovazione ha bisogno, senza i rischi correlati. Quali sono le tecnologie o le architetture che mettete a disposizione per soddisfare al meglio le esigenze delle aziende? Netalia sfrutta le tecnologie disponibili sul mercato, il valore offerto è tutto nelle architetture che sviluppiamo. La Netalia Cloud Platform è per definizione ade
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