Autore: Redazione ImpresaCity - Tempo di lettura 3 minuti.

Bilanciare flessibilità, sicurezza e costi nella gestione di più ambienti cloud. Sono tra le ragioni che spingono sempre più imprese italiane a puntare su modelli ibridi e multicloud. Se però le sfide operative come governance, sicurezza, lock-in, compliance e altro, non sono poche, si moltiplicano le soluzioni tecnologiche e organizzative che consentono di orchestrare più cloud in modo efficiente e allineato agli obiettivi di business.
Le aziende interpellate per questo Speciale si muovono in effetti un mercato molto dinamico, il cui contesto è stato puntualmente fotografato nell’European Cloud Survey di IDC, condotta nel settembre 2025, che ha coinvolto oltre 1.100 leader dell’IT in tutta Europa. In base all’indagine, il cloud è sempre più il pilastro del settore IT, e ridefinisce architetture, pratiche di sviluppo e modelli di erogazione, mentre il successo tecnologico oggi dipende dalla capacità di consentire alle aziende di integrare in maniera seamless l’intelligenza artificiale nelle operazioni attraverso soluzioni cloud-enabled più ampie, rapide e ottimizzate.
Più in dettaglio, sempre secondo IDC, “la maturità del cloud accelera anche per il fatto che questo è sempre più fondamentale per l’AI: entro il 2027, oltre il 37% delle aziende prevede di raggiungere uno stato di maturità cloud definito ‘Ottimizzato’, triplicando i livelli del 2025. E dato che le aziende considerano il cloud un abilitatore delle proprie strategie di AI, i vendor dovrebbero dare priorità a soluzioni che supportino la gestione proattiva del cloud, l’automazione e gli strumenti di AI, oltre a team interfunzionali”.
Non solo: “l’efficienza operativa è il principale risultato, mentre l’innovazione resta ancora poco sviluppata, con la maggior parte delle aziende che segnala risparmi sui costi (37%) ed efficienza operativa (36%) come principali benefici del cloud. Tuttavia, un numero inferiore ha ottenuto nuove fonti di ricavo (12%) o innovazione dei modelli di business, evidenziando un divario che i vendor possono colmare con offerte più strategiche e orientate ai risultati”.
In questo contesto, il cloud ibrido diventa la destinazione strategica: i principali spostamenti pianificati dei workload sono verso ambienti di cloud ibrido, registra IDC, con il 27% proveniente dal cloud privato e il 23% dal cloud pubblico. I vendor dovrebbero rafforzare le proprie capacità di cloud ibrido, l’interoperabilità e il supporto alla migrazione per allinearsi a questa tendenza. Di più: l’ascesa delle strategie di cloud ibrido e multicloud ha portato le aziende a collaborare con più cloud service provider e OEM per soddisfare le proprie esigenze infrastrutturali. Le partnership tra cloud service provider e OEM stanno semplificando la complessità per i clienti, che altrimenti dovrebbero interagire separatamente con ciascun vendor, offrendo invece soluzioni tecnologiche integrate sia in ambienti cloud sia on-premises.
Infine, IDC rileva che i vendor continuano a investire nell’apertura delle proprie piattaforme e nella rimozione delle barriere alla portabilità dei workload. Allo stesso tempo, però, saranno chiamati a concentrarsi su capacità differenzianti per conquistare la maggiore quota possibile della spesa cloud. Nel 2026, gli utenti possono aspettarsi una maggiore disponibilità di strumenti per comprendere e gestire i costi del cloud. Questo impegno sarà accompagnato da azioni dei provider volte a eliminare costi e ostacoli tecnici all’adozione di deployment multicloud e hybrid cloud, in nome della mobilità dei workload.
Nelle pagine che seguono, le risposte alle nostre due domande:
1 - Quali esigenze concrete e quali criteri guidano oggi le imprese italiane nella scelta e nell’orchestrazione di ambienti ibridi e multicloud?
2 - Quali sono le tecnologie o le architetture che mettete a disposizione per soddisfare al meglio le esigenze delle aziende?
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