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Il parere di ReeVo

Risponde Claudio Panerai, Technical Evangelist & Sales Solution Architect di ReeVo Cloud & Cyber Security

Autore: Redazione ImpresaCity - Tempo di lettura 3 minuti.

Quali esigenze concrete e quali criteri guidano oggi le imprese italiane nella scelta e nell’orchestrazione di ambienti ibridi e multicloud?

Nelle imprese italiane il cloud non è più uno slogan: è una scelta industriale da valutare su conti, rischi e continuità operativa. Oggi, davanti a un’architettura ibrida o multicloud, la domanda non è “qual è la piattaforma più nota”, ma “dove conviene eseguire ogni processo senza costi imprevisti o blocchi evitabili”. L’approccio è pragmatico: i sistemi core (ERP, dati clienti, applicazioni mission critical) richiedono controllo, tracciabilità e regole chiare su accessi e responsabilità. Le aree che devono innovare rapidamente (analytics avanzata, AI, sviluppo applicativo) hanno invece bisogno di elasticità e servizi evoluti, spesso offerti meglio dal cloud pubblico. L’ibrido nasce da qui: non come compromesso, ma come distribuzione dei carichi in base a valore, rischio e velocità.

In questo quadro pesa anche la sovranità digitale, sempre più rilevante in Italia e in Europa, soprattutto per dati sensibili, giurisdizione e auditabilità. Ma non è l’unico driver: per molte imprese è un criterio da integrare con altri fattori, non sufficiente da solo a ridisegnare l’architettura. C’è poi una lezione concreta: dipendere da un solo provider può diventare un rischio operativo e negoziale. Il lock-in non è teorico: riduce libertà su prezzi, tempi e strategie di uscita. Perciò il multicloud, se ben governato, diventa uno strumento di equilibrio: riduce dipendenze e aumenta la capacità di reagire a imprevisti tecnici o contrattuali.

Anche sul piano economico il lessico è cambiato: non basta il listino. Le aziende valutano costo totale, rete, uscita dati, licenze, sicurezza e competenze interne. L’obiettivo non è spendere meno a ogni costo, ma spendere in modo prevedibile e coerente con i risultati attesi. La sintesi è chiara: le imprese italiane scelgono ibrido e multicloud per tenere insieme controllo, innovazione e resilienza. Meno slogan, più governo dell’infrastruttura: questa è la vera maturità digitale, scegliere non la nuvola più alta, ma quella più adatta a sostenere il business quando le condizioni cambiano.

Quali sono le tecnologie o le architetture che mettete a disposizione per soddisfare al meglio le esigenze delle aziende?

ReeVo risponde alle esigenze di lavoro in ibrido e multicloud su tre direttrici: cloud, Cloud Native e cybersecurity. Nel cloud offre un modello flessibile: le aziende possono usare l’elasticità degli ambienti IaaS ReeVo, mantenendo però la possibilità di ospitare nei datacenter ReeVo macchine e architetture proprie, con controllo puntuale dei sistemi e integrazione tra i due approcci. Nel Cloud Native, la piattaforma Sighup Hybrid K8s Platform (certificata CNCF), basata su standard aperti e componenti best-of-breed, fornisce un ambiente Kubernetes completo e pronto all’uso. Può girare sia su bare metal sia sui principali hyperscaler: così le aziende usano la stessa piattaforma indipendentemente dall’infrastruttura, nel rispetto di policy e regolamentazioni, riducendo curva di apprendimento e complessità gestionale.

Se la scelta ricade sul cloud ReeVo, è possibile avere piattaforma e IaaS da un unico vendor, con servizi fully managed. In questo contesto rientra anche l’offerta DevSecOps, che mette in sicurezza l’intera filiera applicativa a prescindere dall’ambiente di esecuzione. Sul fronte sicurezza, l’approccio ReeVo è vendor neutral: l’obiettivo è ascoltare il cliente e accompagnarlo nel percorso di cybersecurity. Per questo i servizi, dalla prevenzione alla detection & response (SOC incluso), sono adottabili in qualunque ambiente. Del resto, oggi quasi nessuna azienda ha più infrastruttura e applicazioni in un unico silos.

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Quali esigenze concrete e quali criteri guidano oggi le imprese italiane nella scelta e nell’orchestrazione di ambienti ibridi e multicloud? Nelle imprese italiane il cloud non è più uno slogan: è una scelta industriale da valutare su conti, rischi e continuità operativa. Oggi, davanti a un’architettura ibrida o multicloud, la domanda non è “qual è la piattaforma più nota”, ma “dove conviene eseguire ogni processo senza costi imprevisti o blocchi evitabili”. L’approccio è pragmatico: i sistemi core (ERP, dati clienti, applicazioni mission critical) richiedono controllo, tracciabilità e regole chiare su accessi e responsabilità. Le aree che devono innovare rapidamente (analytics avanzata, AI, sviluppo applicativo) hanno invece bisogno di elasticità e servizi evoluti, spesso offerti meglio dal cloud pubblico. L’ibrido nasce da qui: non come compromesso, ma come distribuzione dei carichi in base a valore, rischio e velocità. In questo quadro pesa anche la sovranità digitale, sempre più rilevante in Italia e in Europa, soprattutto per dati sensibili, giurisdizione e auditabilità. Ma non è l’unico driver: per molte imprese è un criterio da integrare con altri fattori, non sufficiente da solo a ridisegnare l’architettura. C’è poi una lezione concreta: dipendere da un solo provider può diventare un rischio operativo e negoziale. Il lock-in non è teorico: riduce libertà su prezzi, tempi e strategie di uscita. Perciò il multicloud, se ben governato, diventa uno strumento di equilibrio: riduce dipendenze e aumenta la capacità di reagire a imprevisti tecnici o contrattuali. Anche sul piano economico il lessico è cambiato: non basta il listino. Le aziende valutano costo totale, rete, uscita dati, licenze, sicurezza e competenze interne. L’obiettivo non è spendere meno a ogni costo, ma spendere in modo prevedibile e coerente con i risultati attesi. La sintesi è chiara: le imprese italiane scelgono ibrido e multicloud per tenere insieme controllo, innovazione e resilienza. Meno slogan, più governo dell’infrastruttura: questa è la vera maturità digitale, scegliere non la nuvola più alta, ma quella più adatta a sostenere il business quando le condizioni cambiano. Quali sono le tecnologie o le architetture che mettete a disposizione per soddisfare al meglio le esigenze delle aziende? ReeVo risponde alle esigenze di lavoro in ibrido e multicloud su tre direttrici: cloud, Cloud Native e cybersecurity. Nel cloud offre un modello flessibile: le aziende possono usare l’elasticità degli ambienti IaaS ReeVo, mantenendo però la possibilità di ospitare nei datacenter ReeVo macchine e architetture proprie, con controllo puntuale dei sistemi e integrazione tra i due approcci. Nel Cloud Native, la piattaforma Sighup Hybrid K8s Platform (certificata CNCF), basata su standard aperti e componenti best-of-breed, fornisce un ambiente Kubernetes completo e pronto all’uso. Può girare sia su bare metal sia sui pri
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