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Pagamenti contactless: un mercato chiuso per i carrier?

Tanto in Europa quanto negli Usa, gli operatori mobili non sono fin qui riusciti a imporre il proprio approccio.

Redazione ImpresaCity

Con l’arrivo di Apple Pay e dei servizi di mobile payment avviati da partnership fra carrier e fornitori di carte di credito (vedasi da noi il caso Vodafone-CartaSi), le cose potrebbero cambiare, ma finora il mercato dei pagamenti contactless si è rivelato un mezzo fiasco, in particolar modo per i carrier.
Nel Regno Unito, tre big come Telefonica, Ee e Vodafone si erano alleate per proporre la soluzione Weve, arrestata nello scorso settembre, mentre negli Usa Softcard era partito con grandi ambizioni e investitori come At&T, T-Mobile e Verizon, ma il flop ha portato alla cessione dell’attività a Google. Secondo Forrester, sono i grandi costruttori e i produttori di sistemi operativi a controllare l’industria mobile e i consumatori danno maggior fiducia a queste aziende.
In sostanza, i carrier non sono riusciti a imporsi come fornitori di servizi di pagamento contactless, al confronto con i tre big della catena del valore come le banche, i produttori di telefoni e gli Os vendor. Sono questi a gestire le Sim fisiche e qui le banche installano le proprie applicazioni in tutta sicurezza. In paesi come l’Italia, poi, proprio i servizi di mobile payment sviluppati nel 2014 sembrano avere maggiori possibilità di successo, anche perché basati sulla tecnologia Nfc (presente nei telefoni e in diffusione nei Pos).
Le cose potrebbero cambiare con la Host Card Emulation (Hce), una tecnologia che permette a un fornitore di servizi di pagamento di memorizzare i dati di una carta bancaria in cloud. Quando occorre utilizzarle per abilitare un pagamento, queste informazioni vengono convertite in token sicuri e inviati su rete mobile. La messa in sicurezza, in sostanza, non avviene più sulla Sim.
Visa, Mastercard e American Express hanno pubblicato specifiche che consentono l’utilizzo della tecnologia Hce per transazioni mobile contactless. Ma questo dovrebbe permettere soprattutto a Google, Paypal o altri attori simili di far funzionare i propri servizi di pagamento sulla maggior parte dei Pos con standard Emv (Europay, MasterCard e Visa) nel mondo. Le banche stanno sperimentando la tecnologia soprattutto in Europa, ma al momento paiono esserci ancora diversi ostacoli tecnici che ne impediscono un’implementazione su larga scala.

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Pubblicato il: 02/03/2015

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