La ricerca "Circular Benefits & Impact" fotografa il cambio di passo: l'83% delle imprese ritiene che il welfare sarà decisivo per attrarre i talenti del futuro
La competizione sul mercato del lavoro per attrarre e trattenere i migliori talenti ha superato i confini della sola componente retributiva. Elementi come la flessibilità, il benessere organizzativo e la qualità dell'esperienza lavorativa stanno ridefinendo la proposta di valore delle imprese. A fotografare questa trasformazione è la ricerca "Circular Benefits & Impact. Benefit che generano un engagement sostenibile", realizzata da Ipsos Doxa per Pluxee Italia (realtà di riferimento nel settore dei benefit aziendali e dell'engagement dei dipendenti) su un campione di circa 301 aziende italiane con almeno 10 addetti, intervistando HR manager e figure direzionali. I dati, diffusi in occasione dell'HR Day, mostrano come il welfare aziendale non sia più percepito come un insieme di servizi accessori, bensì come una leva strategica per rispondere alle nuove aspettative dei lavoratori e rafforzare il clima interno.
Dall'indagine emerge chiaramente una crescente centralità del tema nei piani di sviluppo dei vertici aziendali: il 69% delle imprese ritiene che nei prossimi anni l'attenzione del top management verso i piani di welfare crescerà. Entrando nel dettaglio delle risposte:
Il 30% prevede un incremento che crescerà "sicuramente in modo significativo".
Il 39% ritiene che l'interesse aumenterà "probabilmente abbastanza".
Questa proiezione è fortemente guidata dall'esperienza diretta di chi ha già toccato con mano i benefici di tali politiche. Tra le aziende che dispongono già di un piano di welfare strutturato, la quota di chi prevede una crescita dell'attenzione manageriale sale al 77%, mentre si ferma al 45% tra le imprese che non hanno ancora introdotto questi strumenti. Una spaccatura che dimostra come l'attivazione dei benefit generi un circolo virtuoso, rendendo evidenti i ritorni positivi sul piano della fidelizzazione (retention) e dell'attrattività del marchio aziendale (employer branding).
L'analisi evidenzia inoltre una forte sintonizzazione tra le previsioni dei datori di lavoro e i desiderata dei dipendenti. L'83% degli HR manager e degli imprenditori è convinto che i lavoratori di domani presteranno sempre più attenzione al welfare in fase di selezione; una tesi pienamente confermata dal target dei dipendenti, tra i quali il 78% ritiene che la presenza di un piano di benefit integrativi rappresenterà un fattore decisivo per le nuove generazioni. La centralità del welfare è tale da influenzare la mobilità professionale: il 68% dei lavoratori che già beneficiano di questi servizi dichiara che, a parità di stipendio fisso, un pacchetto di welfare migliorativo aumenterebbe la probabilità di cambiare azienda per un altro datore di lavoro. Questo orientamento resta pressoché identico (69%) anche tra chi oggi non ha accesso a piani di welfare, a conferma del valore universale attribuito a queste misure.
Infine, lo studio mette in luce come la sensibilità verso il benessere dei dipendenti stia permeando capillarmente il tessuto produttivo, uscendo dalle logiche esclusive delle grandi multinazionali. Sono infatti le medie imprese a mostrarsi più ottimiste, con il 75% dei rispondenti che prevede una crescita dell'attenzione del top management verso i piani di benefit, contro il 65% registrato nelle piccole realtà aziendali. Il welfare si consolida così come uno strumento trasversale, indispensabile per le imprese di ogni dimensione che vogliano strutturare una proposta di valore solida, sostenibile e realmente competitiva.
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