L’Intelligenza Artificiale è già parte della ricerca di lavoro, tra opportunità di maggiore equità e nuove incertezze: solo una minoranza si sente davvero pronta ad affrontare il mercato del lavoro del futuro.
Il mercato del lavoro italiano resta dinamico ma è percepito come sempre più complesso dai professionisti, con i luoghi di lavoro che includono ormai 4 generazioni diverse. Se da un lato i più giovani guardano oltre confine in cerca di opportunità migliori, dall’altro i professionisti più avanti con l’età considerano questa come un fattore che può rendere più difficile un cambiamento di carriera.
Nel mezzo, c’è una forza lavoro che si muove in uno scenario altamente competitivo, con processi di selezione che risultano lunghi, impersonali e spesso poco trasparenti. È quanto emerge dalla nuova indagine di LinkedIn, il più grande network professionale al mondo, condotta tra professionisti di età ed esperienze diverse, in Italia e all’estero, che fotografa aspettative e incertezze legate alla ricerca di lavoro per il 2026.
Lo scenario italiano si inserisce in un contesto più ampio e internazionale. A livello globale, oltre la metà delle persone intervistate (52%) dichiara di essere alla ricerca di un nuovo ruolo nel 2026, ma quasi 2 su 3 (65%) affermano che cercare lavoro è diventato più difficile, citando tra le principali criticità l’elevata competizione, l’incertezza rispetto alla propria adeguatezza ai ruoli disponibili e il divario tra competenze possedute e quelle richieste. Una percezione che trova riscontro anche nel contesto italiano, confermando come difficoltà e aspettative dei professionisti nel nostro Paese siano in linea con le dinamiche osservate a livello internazionale, con alcune differenze legate al contesto locale.
Un mercato in movimento in Italia, ma non per tutti allo stesso modo
In Italia, oltre 2 professionisti su 5 dichiarano che cercheranno un nuovo lavoro nel 2026 (44%), a fronte di un 46% che afferma di non avere in programma alcun cambiamento professionale. Il dato restituisce l’immagine di un mercato del lavoro polarizzato, inserito in un contesto percepito come più complesso e selettivo: oltre 6 persone intervistate su 10 ritengono infatti che trovare un nuovo lavoro sia diventato più difficile nell’ultimo anno (62%). Tra le ragioni principali di questa difficoltà emergono soprattutto la forte competizione per i ruoli disponibili (44%) e i processi di selezione considerati più rigidi (36%). Una sensazione condivisa trasversalmente dalle diverse generazioni, dai più giovani ai baby boomer.
Giovani pronti a fare le valige, senior che si sentono penalizzati
Lo sguardo generazionale mette in luce percezioni diverse a seconda dell’età. Più di 8 giovani della Gen Z su 10 hanno dichiarato di aver preso in considerazione l’idea di trasferirsi all’estero per migliori opportunità di carriera (81%), seguiti da circa 2 millennial su 3 (67%). Una propensione che diminuisce con l’età, ma che resta significativa anche tra i professionisti più maturi.
Parallelamente, dalle risposte qualitative emerge con forza il tema dell’età come ostacolo: molti professionisti raccontano di sentirsi “troppo vecchi” per ricominciare o per competere, nonostante competenze ed esperienza consolidate. C’è dunque un percepito trasversale dell'iniquità del mercato del lavoro che rafforza la richiesta, da parte dei lavoratori, di processi di selezione più trasparenti e inclusivi.
Processi di selezione complessi e impersonali
A rendere la ricerca di lavoro “un’impresa ardua” contribuiscono iter di selezione giudicati lunghi e dispersivi: circa la metà degli intervistati ritiene che i processi abbiano troppe fasi (50%), mentre oltre 5 persone su 10 dichiarano di temere truffe o annunci di lavoro falsi (51%). Quasi la metà afferma inoltre che il processo sia diventato troppo impersonale (49%).
Non sorprende quindi che molti professionisti segnalino esperienze di scarso riscontro: quasi 1 su 4 indica tempi di risposta molto lenti da parte dei recruiter (24%), mentre circa 1 su 5 lamenta il “ghosting” ovvero la totale assenza di conferma di ricezione della candidatura o di feedback sull’esito del processo.
“Il mercato del lavoro oggi assomiglia sempre più a una grande rotonda, in cui flussi diversi – generazioni, competenze e tecnologia – si incrociano continuamente,” commenta Marcello Albergoni, Country Manager di LinkedIn Italia. “Vediamo ora che oltre 6 professionisti su 10 trovano più difficile cercare lavoro rispetto al passato, e questo fornisce una direzione chiara: servono strumenti che rendano il percorso più leggibile, equo e basato sulle competenze. L’impegno di LinkedIn è proprio quello di aiutare persone e aziende a orientarsi in questo scenario, valorizzando il talento a ogni età.”
Equità, trasparenza e feedback: cosa chiedono i candidati
Guardando alle possibili soluzioni, i professionisti italiani indicano come priorità un sistema di selezione più equo e trasparente. Circa 1 su 3 (31%) ritiene fondamentale sapere che le candidature siano valutate in modo imparziale.
Queste aspettative si inseriscono in un contesto in cui il mercato del lavoro italiano risulta ancora fortemente legato a dinamiche informali: oltre 3 professionisti su 10 ritengono che le conoscenze personali contino più del merito (32%), mentre solo 1 su 5 crede che impegno e competenze vengano sempre premiati.
Il ruolo dell’IA come nuova opportunità
In questo scenario in evoluzione, l’Intelligenza Artificiale è ormai una presenza concreta tanto da parte di chi cerca lavoro quanto da parte dei recruiter. Quasi 6 professionisti su 10 si dichiarano oggi sicuri nell’utilizzo dell’IA sul lavoro (59%), con una maggiore familiarità tra Gen Z e millennial rispetto alle generazioni più mature.
L’adozione dell’IA nei processi di selezione genera sentimenti contrastanti. Il 44% vede l’IA come un’opportunità per standardizzare i colloqui e ridurre i bias umani, mentre una quota simile (46%) la valuta come un ulteriore ostacolo per farsi notare. Quasi la metà ammette di non sapere come distinguersi quando l’IA viene utilizzata nelle assunzioni (48%).
Guardando al 2026, solo circa 1 professionista su 4 si sente davvero preparato ad affrontare la ricerca di lavoro (26%), mentre molti dichiarano di non sentirsi pronti ai rapidi cambiamenti tecnologici e all’evoluzione delle competenze richieste.