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Ddicma: l’innovazione che prepara il futuro

Il progetto di ricerca portato avanti da Ilaria Rossitti al Dipartimento Ingegneria Chimica Materiali Ambiente dell’Università La Sapienza di Roma delinea nuove possibilità nell’economia circolare degli onnipresenti materiali compositi

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Il premio di IPA 2024 per il Progetto più Innovativo è andato al Dicma (Dipartimento Ingegneria Chimica Materiali Ambiente) dell’Università La Sapienza di Roma e testimonia la nuova impostazione che abbiamo dato a IPA. Non abbiamo premiato un progetto in senso tradizionale ma una attività di ricerca applicata, portata avanti da Ilaria Rossitti per il suo dottorato di ricerca, per gli importanti risvolti a livello industriale che promette di avere in futuro. Il punto di partenza del progetto è stato affrontare in modo sostenibile il problema dello smaltimento e del riciclo dei materiali compositi, in particolare quelli rinforzati con fibra di carbonio (tecnicamente CFRP, Carbon Fiber Reinforced Polymer). Con la crescente diffusione di questi materiali nei settori automotive, sportivo ed energetico, si registra infatti un aumento significativo dei rifiuti compositi, che rappresentano una sfida ambientale ed economica importante. I metodi tradizionali di smaltimento, come la discarica e l’incenerimento, non sono sostenibili e non permettono il recupero delle risorse, mentre la normativa europea è ancora carente in termini di regolamentazioni specifiche per il trattamento dei CFRP a fine vita. La soluzione tecnologica delineata e testata nel progetto di Ilaria Rossitti è l’impiego di un sistema bio-epossidico riciclabile basato sulla tecnologia Recyclamine di Connora Technologies. Questo sistema permette il recupero sia delle fibre sia della matrice polimerica termoindurente sotto forma di termoplastico, grazie a legami chimici scindibili che possono essere selettivamente rotti a basse temperature. Ciò consente di ottenere un processo di riciclo chimico in condizioni non severe (80 °C), che preserva l’integrità delle fibre, riduce l’impatto ambientale e favorisce un modello di economia circolare concreto e scalabile. Il progetto dimostra così una valida alternativa ai tradizionali materiali termoindurenti, proponendo una soluzione tecnologica che integra sostenibilità, buone prestazioni meccaniche e riciclabilità reale, contribuendo a un futuro più verde per i materiali compositi.

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