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Congiuntura Confcommercio: economia in rallentamento

Pil -0,1% a settembre e consumi -0,2% ad agosto, ma prosegue il rientro dell’inflazione (5,3% su base annua).

Mercato e Lavoro

Ad agosto 2023 l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) ha evidenziato una riduzione dello 0,2% sullo stesso mese del 2022. Il dato, seppure lievemente meno negativo rispetto a quanto registrato nei tre mesi precedenti, conferma le difficoltà della domanda per consumi, che stenta a ritrovare lo slancio del 2021-2022.

"Il rallentamento che sta interessando gran parte dei Paesi europei non lascia immune la nostra economia che meglio di altre aveva costruito la ripresa post-pandemica. Dopo un secondo trimestre negativo anche i mesi estivi sono stati caratterizzati da dinamiche molto deboli. Secondo le nostre stime sia ad agosto sia a settembre il PIL avrebbe registrato una diminuzione dello 0,1% in termini congiunturali, quasi annullando il modesto rimbalzo di luglio (+0,2%), legato a un lieve miglioramento su giugno della domanda per consumi. Nella media del terzo quarto dell’anno si registrerebbe, pertanto, una crescita del PIL dello 0,1% sul periodo precedente e dello 0,2% su base annua. Tali stime non sono coerenti con il raggiungimento di una crescita dell’1,0% nella media del 2023, in considerazione anche dei nuovi segnali d’indebolimento degli indicatori congiunturali" commenta Confcommercio.

"A luglio la produzione industriale, dopo due mesi di recupero, ha mostrato una riduzione dello 0,7% su giugno. Tendenza che, alla luce delle indicazioni derivanti dall’indagine sul clima di fiducia delle imprese manifatturiere di agosto, non sembra destinata a modifiche sostanziali nel breve periodo a causa di attese negative dal lato della domanda. Un andamento non dissimile si rileva anche per il sentiment degli imprenditori del commercio al dettaglio e dei servizi nel loro complesso".

"Anche sul versante delle famiglie emerge, tanto a luglio quanto ad agosto, un peggioramento del clima di fiducia mentre la riduzione degli occupati a luglio (-73mila unità) potrebbe costituire solo un piccolo inciampo lungo un percorso che, dopo la fase più acuta della pandemia, ha visto gli occupati raggiungere i livelli più alti dal 2004. Resta che il peggioramento registrato dal mercato del lavoro è concorde nel testimoniare l’esaurimento delle spinte propulsive generate dalla reazione alla pandemia e alla crisi energetica".

"Anche a settembre l’economia non dovrebbe aver mostrato segnali di particolare vivacità. Alla ripresa delle attività, l’industria, sulla scia di una domanda stagnante, sia sul fronte interno sia su quello estero, dovrebbe aver mantenuto un profilo debolmente negativo. Per quanto riguarda i servizi si confermano i segnali di minore dinamicità. Secondo le nostre stime, nel mese in corso il PIL è atteso registrare, nel confronto con agosto, una diminuzione dello 0,1%. Su base annua questo andamento si tradurrebbe in una crescita dello 0,2%. Nella media del terzo trimestre si sarebbe registrata una variazione dello 0,1% congiunturale, determinata in larga parte dal marginale rimbalzo della domanda delle famiglie a luglio. Nel confronto annuo la crescita si attesterebbe allo 0,2%" conclude Confcommercio.

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