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Banche: Unimpresa, in ultimi 5 anni 413 miliardi ricavi e 75 miliardi utili

Report del Centro studi dell’associazione: crescita record del fatturato del settore bancario italiano dal 2018 al 2022: 75 miliardi in più. Il totale degli utili è pari a 75 miliardi. Costi stabili a quota 55 miliardi, cost-income in discesa al 63,1%.

Mercato e Lavoro

Ammontano a oltre 413 miliardi di euro i ricavi dalle banche italiane negli ultimi cinque anni, dal 2018 al 2022. Un arco temporale nel quale il settore bancario del nostro Paese ha realizzato utili pari a quasi 75 miliardi (+69%), un terzo dei quali, circa 25 miliardi, riferiti allo scorso anno durante il quale la Banca centrale europea ha avviato il progressivo aumento del costo del denaro che a dicembre era arrivato al 2,5% (poi fino al 4,25% a luglio scorso): degli 88 miliardi di ricavi del 2022, più di 45 miliardi sono legati ai profitti sugli interessi praticati sui prestiti a imprese e famiglie, mentre circa 42 miliardi si riferiscono alle commissioni su servizi e prodotti finanziari; risultato che ha spinto il roe (return on equity) al 9% dal 5,6% del 2018 e dal 5,7% del 2021. Nel quinquennio, sono rimasti stabili i costi a 55,5 miliardi, mentre risultano in calo gli accantonamenti e le rettifiche, scese a poco più di 10 miliardi. Gli effetti della pandemia da Covid, che pure hanno caratterizzato il 2020, con il dato più basso per fatturato (78 miliardi) e utile (2,2 miliardi), non hanno inciso sul complesso dei risultati raggiunti nell’arco del quinquennio.

È quanto emerge da un report del Centro studi di Unimpresa secondo il quale nel quinquennio in esame, si è significativamente ridotta la presenza delle banche sul territorio con gli sportelli passati dai 25.409 del 2018 ai 20.985 del 2022 (-17%): chiuse 4.424 filiali in cinque anni.

«I dati giustificano l’intervento del governo con la tassa sugli extraprofitti delle banche. La misura dell’esecutivo prende di mira proprio il margine d’interesse, quel differenziale che è il frutto delle politiche commerciali degli istituti di credito del Paese che approfittano, traendone un rilevante vantaggio, dell’aumento del costo del denaro deciso dalla Banca centrale europea, riconoscendo pochissimo, invece in termini di remunerazione, alla loro clientela. Senza muovere un dito e senza costi, le banche incassano decine di miliardi di euro. Approfittano della scellerata politica della Bce che, come denunciamo da tempo, non solo non produce gli effetti sperati sul fronte del contenimento dell’inflazione, ma sta cagionando rilevanti danni all’economia reale, con un impatto assai negativo sul credito sia in termini di maggiori interessi sia in termini di condizioni d’accesso sempre più stringenti. Per quanto ci riguarda è un boccone amaro da digerire per i banchieri, ma facilmente digeribile sul piano economico: non ci saranno contraccolpi per il settore» commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.

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