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Medie imprese italiane: capitale umano 'fattore chiave' per la competitività

Fatturato in crescita anche nel 2023, con una previsione del +3,5% Ottimismo temperato per gli anni a venire: il 55% delle aziende attende una crescita contenuta, ma chi investe nella duplice transizione e nella formazione è più fiducioso per il futuro.

Mercato e Lavoro

Aumenta il fatturato delle medie imprese nel 2022 (+15%) e proseguono le prospettive di crescita, anche se più contenute, per il 2023 (+3,5%). Le medie imprese confermano di avere un modello dinamico e più resiliente rispetto alle grandi imprese nei periodi di crisi. La chiave di questo successo sta nell’attenzione verso la qualità e il capitale umano, che rappresenta il fattore determinante della competitività. Sono più ottimiste le medie imprese che investono nella digitalizzazione e nel green. Il 34% di quelle che prevedono una crescita del fatturato nel periodo 2023-2025 punterà infatti sulla duplice transizione, contro il 30% che non lo farà. Una quota che sale al 46% quando gli investimenti in digitale e green si abbinano a quelli in formazione del capitale umano. In quest’ottica, circa la metà delle imprese si è attivata o intende attivarsi sui programmi del PNRR, ma la burocrazia è il principale ostacolo per l’altra metà che non prevede di avvalersi del Piano.

È questo l’identikit delle medie imprese industriali italiane messo a fuoco nel XXII Rapporto a loro dedicato dall’Area Studi Mediobanca, Unioncamere e dal Centro Studi Tagliacarne, presentato oggi a Milano. Si tratta di 3.660 imprese manifatturiere a controllo familiare italiano con fatturato compreso tra 17 e 370 milioni di euro e una forza lavoro tra i 50 e i 499 addetti. Un ecosistema che nel 2021 ha realizzato vendite aggregate pari a 184,1 miliardi di euro, occupando oltre 523mila dipendenti. L’indagine economico-finanziaria è arricchita da un Paper contenente informazioni di natura congiunturale, previsionale e strutturale provenienti da due survey condotte dai rispettivi centri studi.

“Le medie imprese si stanno dimostrando più competitive delle altre realtà imprenditoriali, anche perché sono maggiormente consapevoli della necessità di dovere accompagnare il loro percorso di innovazione con la formazione del Capitale Umano impiegato per sfruttare al meglio le opportunità di sviluppo offerte dalla Duplice Transizione, digitale e green”. Lo ha detto il Presidente di Unioncamere, Andrea Prete, che ha aggiunto “puntare sulla formazione è strategico anche per rispondere alla crescente difficoltà di reperimento di figure professionali con le skill adeguate che interessa quasi la metà delle ricerche e per abbattere quelle barriere culturali che oggi rischiano di frenare gli investimenti nella Twin Transition. Ma per questo è indispensabile snellire pure la burocrazia che frena un’ampia platea di imprese a sfruttare i vantaggi del PNRR per finanziare il proprio percorso di cambiamento. In questa ottica il decreto legislativo sulla semplificazione appena varato, che valorizza tra l’altro il fascicolo informatico di impresa gestito dalle Camere di commercio, è certamente un buon segnale”.

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