Congiuntura Confcommercio: Pil -0,3% a dicembre per rischi inflazione e nuova pandemia

Consumi: a novembre prosegue recupero per turismo (+93,8%) e tempo libero (+20,2%), balzo dell’abbigliamento (+36%).

Mercato e Lavoro
A novembre 2021 l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) segnala un incremento, su base annua, dell’11,6% in significativa crescita rispetto ai mesi precedenti. Sul dato ha influito anche il confronto con un mese dello scorso anno nel quale vi era stato un inasprimento delle misure. Elemento che ha influito essenzialmente sulla domanda relativa ai servizi che sconta, rispetto a novembre del 2020, una variazione del 46,8%. Meno brillante è risultata la domanda per i beni nel loro complesso (+2,6%).
"Come paventato, il 2021 si chiude all’insegna di molteplici incertezze" sottolinea Confcommercio. "La recrudescenza della pandemia e l’emergere di nuove varianti stanno portando, in molti Paesi, all’inasprimento delle misure di contenimento. Seppure la situazione mondiale, grazie all’avanzamento delle campagne vaccinali, appare meno preoccupante rispetto allo scorso anno vi è il rischio di un ridimensionamento della crescita globale.A questo si aggiungono i timori legati ai possibili effetti della ripresa dell’inflazione. Allo stato attuale è sempre più difficile ipotizzare un rientro nel breve periodo di questa tendenza".
"L’Italia, al momento, appare in condizione più favorevole rispetto ad altre economie, sia dal punto di vista pandemico sia da quello della diffusione e dell’intensità dell’incremento dei prezzi. Tuttavia, si consolidano i timori per una crescita meno brillante del previsto per il 2022".
"Sul versante dei consumi la stima per novembre, condizionata nella sua dimensione dal raffronto con un periodo di forti restrizioni, consolida la tendenza alla ripresa della domanda per i servizi. L’ICC indica, nel confronto annuo, una variazione dell’11,6%, frutto di una crescita del 46,8% per i servizi e del 2,6% per i beni. Nonostante i recuperi registrati dalla scorsa primavera, la domanda delle famiglie si mantiene ancora a livelli significativamente più bassi rispetto al 2019. Per alcuni segmenti dei servizi bisognerà attendere almeno fino alla fine del 2022 per tornare sui livelli pre-pandemici".
"A dicembre il PIL, stando alle nostre stime, dovrebbe proseguire il rallentamento manifestato già a novembre, con una riduzione dello 0,3% congiunturale. Nel confronto annuo la crescita si dovrebbe attestare al 6,7%, dato determinato dal raffronto con un mese in cui nel 2020 il periodo festivo fu connotato da uno stretto lockdown. La suddetta valutazione conferma la stima di una crescita del PIL nel 2021 del 6,2%".
"La minor dinamicità dell’economia si associa ad un progressivo innalzamento dell’inflazione. Per il mese di dicembre stimiamo un incremento dei prezzi al consumo dello 0,3% su base mensile e del 3,8% su base annua. Nella media del 2021 i prezzi al consumo dovrebbero segnalare una crescita dell’1,9%, lasciando peraltro un’eredità molto pesante al 2022. In considerazione degli aumenti attesi per gennaio, la prima parte del prossimo anno dovrebbe vedere un innalzamento dell’inflazione oltre la soglia del 4%, impattando sui comportamenti di spesa delle famiglie che patirebbero una riduzione del potere d’acquisto tanto del reddito corrente quanto della ricchezza detenuta in forma liquida" conclude Confcommercio.
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