Il new normal dei data center

Una volta non c’era il “data center” ma la “sala macchine”: ospitava server, storage, gruppi di continuità e apparecchiature connesse, e all’epoca veniva chiamato Centro Elaborazione Dati. Ma se il data center è ancora formato da questi elementi, la sua centralità nell’IT di oggi è ancora più rilevante...

Una volta non c’era il “data center” ma la “sala macchine”: ospitava server, storage, gruppi di continuità e apparecchiature connesse, e all’epoca veniva chiamato Centro Elaborazione Dati. Ma se il data center è ancora formato da questi elementi, la sua centralità nell’IT di oggi è ancora più rilevante. Di fatto, si tratta del cuore del business di tutte le organizzazioni, in quanto permette di governare i processi, le comunicazioni e i servizi che supportano qualsiasi tipo di attività aziendale.

È anche per questo che il data center di oggi ha molteplici anime, con spazi e strutture di dimensioni molto variabili, come è il caso dei data center dei provider nati allo scopo di fornire servizi pay-per-use tramite il cloud, oppure ospitare in co-location server e spazi ad hoc, solo per fare alcuni esempi.
 

Nuove frontiere

“Anche nelle aziende italiane man mano che la capacità di raccogliere, analizzare, proteggere, sfruttare e spostare i dati diventa la linfa vitale del business aziendale, i data center devono essere in grado di armonizzare queste funzioni, il dialogo tra i diversi componenti tecnologici e la migrazione verso le nuove frontiere dell'automazione”, esordisce Daniela Rao, Senior Research and Consulting Director di IDC Italia, nell’inquadrare lo scenario attuale.

Che vede alcuni dati interessanti: “la spesa delle aziende italiane per i servizi di data center nel 2020 è pari a circa 1.700 milioni di euro, e crescerà con un Cagr di circa il 20% nei prossimi 2-3 anni, sostenuta dai servizi Cloud Hosting Infrastructure, PaaS e di managed servers, generata dalle necessità delle imprese di accedere a servizi scalabili, flessibili e basati su pay-per-use”, spiega Daniela Rao, sottolineando che a livello locale e nazionale “saranno avvantaggiati i fornitori in grado di estendere l’offerta di servizi tradizionali verso il cloud, personalizzare le modalità di fruizione dei servizi di Hosting in relazione ai workload e offrire servizi di sicurezza completi ed evoluti”.
 

Si affaccia l’ibrido

Non a caso, prosegue IDC, “i servizi di Cloud Hosting Infrastructure che combinano l'uso di risorse multi-tenant con packaging semplificato, provisioning self-service, prezzi flessibili (spesso pay-per-use o pay-as-you go) rappresentano la componente più rilevante come dimensioni e crescita”, ma “anche i servizi PaaS di cloud testing, database e integration as-a-service, piattaforme applicative, analisi e accesso ai dati, gestione dei contenuti, app server middleware e software di sviluppo, registreranno una crescita rilevante, seguiti dai servizi di Managed servers che saranno sempre più utilizzati dalle imprese che sviluppano un ampio parco applicativo”. 

È in questo scenario, prosegue Daniela Rao, che si nota che “anche le aziende italiane stanno iniziando ad adottare modelli ibridi, esternalizzando i data center aziendali e affidando la gestione delle infrastrutture a provider specializzati. Si perdono gradualmente i confini fisici definiti dal possedere sistemi e macchine, mentre si affermeranno modelli ibridi basati sull'utilizzo sempre più esteso e variegato di risorse in cloud”.  

Tendenze di spesa

Si tratta di una tendenza che emerge anche dalle indagini di IDC, nelle quali le aziende italiane dichiarano che “nei prossimi due anni la spesa per l'accesso a risorse in cloud crescerà, mentre diminuirà la spesa sulle infrastrutture dei data center centrali e salirà la quota di spesa dedicata ai data center secondari e i componenti all'edge”, spiega Daniela Rao, evidenziando che “le decisioni sui data center interni, che sinora sono state guidate dall'attenzione alla riduzione dei costi e al consolidamento delle strutture, saranno presto orientate a ottenere una maggiore agilità nella distribuzione delle applicazioni e dei servizi”.

Anche per questo, ora molti CIO stanno “valutando la possibilità di cambiare il mix di strutture interne o di provider di servizi, per ottimizzare la gestione di una gamma crescente di applicazioni virtualizzate, adottando una nuova visione strategica della trasformazione del data center, in cui integrare di soluzioni di intelligenza artificiale, sicurezza e automazione”, fa notare IDC.
 

Lieve contrazione

Sempre dalle analisi di IDC, in particolare quelle pubblicate nel maggio dello scorso anno nello studio “Worldwide Datacenter Installation Census and Construction Forecast, 2020–2024”, emergono alcune indicazioni quantitative di spiccato interesse. I trend rilevano infatti che il numero di data center nel mondo, ora pari a circa 7,5 milioni di unità, tenderà a diminuire con un Cagr pari a meno 2%, influenzato dalla contrazione del numero dei data center interni, compensata solo in parte dall’aumento del numero di quelli presenti presso i Service Provider.

Non solo: le indagini di IDC rilevano anche che la crisi dovuta al Covid-19 sta accelerando il ritmo di questo cambiamento, anche se alcuni data center aziendali potrebbero sopravvivere alcuni anni in più rispetto a quanto previsto in precedenza. Infatti, nel 2020 e 2021 la costruzione di nuovi data center è rallentata dall’emergenza Covid e da un contesto economico difficile che implica riduzioni dell'impegno di capitale.
 

Focus sui service provider

Ecco perché nei prossimi tre anni, rileva ancora IDC, la capacità totale del data center in termini di spazio grezzo (metri quadrati) rimarrà stabile, ma la capacità in termini di potenza disponibile, e di converso la capacità di supportare aumenti della capacità IT in termini di core e byte distribuiti, aumenterà a un ritmo abbastanza costante, pari a circa l'8-10% ogni anno.

L'unico elemento positivo nel 2021 e 2022, è la conclusione di IDC, sarà la costruzione e la modernizzazione dei punti di presenza (PoP) dei fornitori di servizi di data center a livello locale, che saranno convertiti in multi-access edge compute (MEC) cloud data centers, mentre dal 2023 in poi sempre più aziende faranno più affidamento sui fornitori di servizi di data center, abilitando i data center interni ad accedere a risorse e servizi esterni a consumo invece di pensare all’ampliamento delle infrastrutture IT interne.
 

Nelle pagine che seguono, alcune tra le principali aziende che fanno parte dell’ecosistema data center e cloud provider esprimono il loro punto di vista sulle sfide del 2021, rispondendo alle nostre tre domande:

1 - Quali sono oggi, secondo la vostra percezione, le principali esigenze delle imprese nel rivolgersi a un fornitore di servizi data center? 

2 - Con quali strutture e offerte rispondete a queste esigenze? 

3 - La sostenibilità dei data center è un tema sempre più importante, sia per i provider sia per i loro clienti. Quali passi seguite, o consigliate, per avere data center con una sempre maggiore efficienza energetica? 
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