Data literacy, il vero prerequisito di ogni data driven company

Nodo centrale del cambiamento, la data literacy costituisce il prerequisito fondamentale per ogni azienda che intenda veramente essere data driven. Solo l’alfabetizzazione è, infatti, in grado di liberare tutto il valore di dati e algoritmi. Paola di Idc.

Mercato e Lavoro
Oggi parlare dell’importanza di valorizzare i dati all’intero delle aziende sembra un tema superato. Eppure, a fronte di tante organizzazioni che affermano di essersi già trasformate in data driven company per ottenere un vantaggio competitivo dai dati di cui dispongono, sono ancora moltissime le aziende che faticano a centrare questo obiettivo a causa di una sostanziale mancanza di competenze. Alcuni settori sono indubbiamente avanti nella valorizzazione dei dati all’interno dei propri processi decisionali, ma questa capacità non è generalizzabile sul mercato.

“In tanti ambiti è assolutamente visibile come i dati stiano liberando valore. In particolare, gli algoritmi stanno aggiungendo efficienza all’e-commerce, ottimizzando l’advertising nel broacasting e supportando il settore finanziario con la generazione di nuovi prodotti. Enorme è anche l’impatto nel mondo industriale attraverso le piattaforme Iot, così come in tante piccole applicazioni quotidiane” afferma Giancarlo Vercellino, Associate Director Research & Consulting di Idc Italy, intervenuto nel recente Idc Digital Forum dedicato al tema della Data Strategy. Al centro del suo speech, l’urgenza di un’alfabetizzazione che aiuti a mettere pienamente a frutto gli straordinari progressi ormai raggiunti dagli algoritmi e dai modelli di machine learning. La Data Literacy, chiarisce, aiuta a superare i bias cognitivi, distorsioni a cui va a sommarsi l’incapacità delle persone di interpretare i dati: non solo correlazioni e rapporti di causa-effetto vengono spesso confusi, ma si tende anche a utilizzare solo i dati che confermano le proprie tesi. “Oggi i dati e l’intelligence ad essi collegati offrono alle aziende opportunità inimmaginabili, che per essere colte necessitano di capacità di comprensione avanzate. Capacità che le organizzazioni tendono inizialmente a concentrare in una funzione, ma che poi tendono a distribuire progressivamente, portando gli skill analitici sempre più vicino ai processi di generazione dei dati” rileva Vercellino, sottolineando la necessità di predisporre processi di data governance efficaci. Quando questi processi mancano, i progetti data driven registrano infatti un tasso di fallimento doppio. Fondamentale quindi realizzare un allineamento tra It, data science e Lob: un’operazione che purtroppo molte aziende faticano ancora a raggiungere.
idc slide“Dando un occhio agli investimenti dei prossimi 12/24 mesi, quello che si osserva sul mercato è un divario importante tra i vari use case. Indubbiamente, It operations e Customer service rappresentano le due principali priorità aziendali in ambito data strategy, cui seguono consolidamento nella gestione amministrativa e gestione delle risorse umane. Altri use case, seppure ritenuti importanti, registrano volumi di progettualità decisamente meno elevati” precisa l’Associate Director, che in base all’approccio strategico ai progetti identifica quattro principali gruppi di aziende, da quelle con una limitata standardizzazione dei processi di data governance fino a chi dispone di una loro estrema formalizzazione. “Eppure, per operare in modalità data driven, è chiaro che non sono sufficienti i soli cambiamenti tecnologici. Occorre intervenire anche sui processi e sulle competenze” conclude Vercellino, ricordando ancora una volta come la data literacy rappresenti per le aziende un fattore determinante per diventare davvero ‘intelligenti’.
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