Sanità digitale italiana: tentativi di innovazione

La Sanità italiana investe in tecnologia ma fa fatica a mostrare la sua capacità di innovazione. Parla Chiara Sgarbossa, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano

Trasformazione Digitale
Poco meno di 1,4 miliardi di euro investiti nel 2018, il 7% in più dell'anno precedente: è la spesa per la Sanità Digitale secondo l'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano. Il quale ha fotografato un settore che investe in maniera eterogenea. Per oltre la metà (970 milioni) grazie alle strutture sanitarie nel loro complesso. Seguite dalle Regioni (330 milioni), dai Medici di Medicina Generale (75,5 milioni) e dal Ministero per la Salute (16,9 milioni).

Con una innovazione che appare molto orientata all'interno (sistemi dipartimentali, Cartella Clinica Elettronica, digitalizzazione delle informazioni diagnostiche...) e che fa fatica a presentarsi all'esterno. Anche quando c'è: ad esempio per il Fascicolo Sanitario Elettronico, che può rappresentare, secondo l'Osservatorio, "un potente strumento per offrire servizi digitali al cittadino in modo centralizzato e uniforme". Ma che solo un cittadino su cinque conosce.

Volendo sintetizzare, potrebbe esserci un dialogo digitale tra cittadini e Sanità, e della Sanità al suo interno. Ma fa fatica ad instaurarsi. Il post-Covid potrebbe portare cambiamenti in questo scenario? Ne abbiamo parlato con Chiara Sgarbossa, Direttore dell’Osservatorio.
sanità assicurazioniL’emergenza coronavirus ha dimostrato che sarebbe bene avere in ospedale solo chi ha effettivamente necessità di assistenza attiva, lasciando a casa i pazienti meno seri. Questo però richiederebbe soluzioni adeguate per il monitoraggio a distanza. La Sanità italiana sta investendo in questo senso?
Prima dell’emergenza in Italia si investiva molto poco in Telemedicina e, in particolare, in soluzioni di Tele-monitoraggio dei pazienti da remoto. Si trattava, nella maggior parte dei casi di progetti di sperimentazione e il livello di utilizzo da parte dei medici era decisamente limitato: secondo l’ultima ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità solo il 5% dei medici specialisti e il 3% dei medici di famiglia utilizzavano queste soluzioni, nonostante oltre la metà fosse interessato a farlo.

Durante l’emergenza si sono diffuse una serie di iniziative volte al monitoraggio a distanza sia dei pazienti Covid sia dei pazienti cronici che non possono recarsi presso lo studio del medico. Su questo fronte, anche l’Istituto Superiore di Sanità ha emanato delle linee guida per supportare gli attori che vogliono implementare soluzioni di telemedicina a supporto di queste categorie di pazienti, durante questa fase di emergenza.

Sempre in queste settimane abbiamo visto un certo scollamento tra Sanità “ospedaliera” e sanità del territorio, come ad esempio i medici di base. Questo scollamento esiste anche per gli investimenti in nuove tecnologie digitali?
Quella che deve essere potenziata è l’integrazione tra ospedale e territorio, attraverso lo scambio di informazioni e dati sul paziente. Con l’obiettivo, infatti, di garantire un’erogazione dei servizi che sia coerente agli occhi del cittadino, il coinvolgimento di attori intra ed extra ospedalieri risulta cruciale e lo scambio di dati e informazioni è il nodo centrale di avvio della collaborazione.
Lo Speciale che ImpresaCity ha dedicato al tema della Trasformazione Digitale in ambito Sanità
Questo però oggi avviene in modo significativo solo nell’ambito delle reti di patologia: secondo l’ultima ricerca dell’Osservatorio, il 70% delle strutture sanitarie ha attivato un interscambio informatico di dati e documenti clinici sui pazienti con professionisti sanitari all’interno di una o più reti di patologia, anche se solo nel 19% dei casi questo avviene all’interno di PDTA (Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali) e con una concentrazione su 3 aree terapeutiche (cardiologia, oncologia e diabete).

Dalla ricerca emerge in modo molto evidente l’assenza di strumenti informatici di interscambio dati: non esiste interazione con strutture che erogano servizi sociali nel 91% dei casi, con strutture che erogano servizi socio-sanitari residenziali e/o domiciliari nel 75% dei casi e con strutture che erogano cure intermedie nel 60% dei casi.
dottore sanitaParlando di Digital Health si citano spesso tecnologie di frontiera come intelligenza artificiale, wearable e IoT. L’utilità è fuor di dubbio, ma davvero la Sanità italiana investe sensibilmente nelle nuove tecnologie?
Il tema dell’intelligenza artificiale è senza alcun dubbio una delle tematiche più interessanti e con più prospettive, anche se solo un quinto circa dei Direttori delle aziende sanitarie lo indica come un ambito di sviluppo oggi prioritario e sul quale sono stati investiti solo 7 milioni di euro nel 2018 da parte delle aziende.

Le strutture sanitarie hanno adottato applicazioni di intelligenza artificiale, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di prime sperimentazioni, soprattutto per quanto concerne l’elaborazione delle immagini per effettuare attività di supporto alla decisione diagnostica (presenti nel 40% delle aziende del campione) e del testo libero (24%). Coerentemente, sono queste le applicazioni che i medici specialisti utilizzano maggiormente (30% e 26%) e che CIO e Direttori ritengono avranno un maggior impatto sul settore sanitario nei prossimi cinque anni, probabilmente per via della maggior consapevolezza delle potenzialità.

Allo stesso tempo i medici specialisti indicano l’elaborazione delle immagini come l’applicazione di AI più utile nel supporto della propria pratica clinica (36%) e l’ambito più promettente nel prossimo quinquennio (28%). Sono proprio queste le applicazioni che sono state utili anche durante la fase di emergenza per riconoscere le polmoniti da COVID attraverso l’utilizzo di strumenti di AI per l’analisi di immagini radiografiche.
sanitàIn molti campi la consumerizzazione della tecnologia porta gli utenti finali, in questo caso i pazienti, ad essere più digitali dei loro fornitori di servizi, in questo caso le strutture sanitarie. Sta accadendo anche da noi?
Relativamente all’utilizzo delle app e dei wearable, si riscontra un elevato utilizzo da parte dei cittadini: il 41% dei cittadini sani utilizza almeno una app di “coaching” (per il monitoraggio degli allenamenti o dei parametri vitali) o un wearable.

Uno dei nuovi trend nell’ambito della Sanità digitale è proprio quello delle Terapie Digitali, cioè soluzioni tecnologiche – principalmente App – che secondo la Digital Therapeutics Alliance “forniscono interventi terapeutici evidence-based ai pazienti e sono guidati da software per prevenire, gestire o trattare un disturbo o una malattia. Sono usate indipendentemente o di concerto con farmaci, dispositivi o altre terapie per ottimizzare la cura del paziente e i risultati clinici.”

Si tratta di app che devono essere clinicamente certificate e autorizzate dagli enti regolatori e che aiutano i pazienti nell’assunzione di un farmaco, aumentando anche l’aderenza alla terapia, e/o a modificare i propri comportamenti. Le soluzioni più interessanti secondo i Direttori e i medici sono quelle che supportano il paziente nel monitoraggio dell’aderenza alla terapia. Queste rappresentano, secondo il loro punto di vista, anche l’ambito che avrà un maggior impatto nei prossimi 5 anni.
smart healthIn Italia la Sanità è spesso un terreno di scontro tra chi vuole la massima autonomia locale e i fautori del centralismo. Questo può avere un impatto sulle strategie di digitalizzazione?
Dall’ultima ricerca dell’Osservatorio, pur a fronte di diverse organizzazioni a livello regionale e differenti livelli attuali di autonomia o centralizzazione, emerge un trend riconosciuto come opportuno da tutti gli attori: dovrebbe essere potenziato il ruolo del Governo e delle Regioni nella definizione di indirizzi e linee guida che consentano di definire priorità e standard comuni per promuovere e incentivare l’adozione delle tecnologie digitali nelle diverse aziende e definire, allo stesso tempo, come implementare tali innovazioni in modo il più possibile uniforme su tutto il territorio.

A fronte di questi trend e principi riconosciuti come validi, vengono messi in luce dagli attori una serie di elementi di criticità a cui fare attenzione nel percorso di centralizzazione. Ad esempio, a fronte di una centralizzazione degli acquisti diventa fondamentale abilitare ex-ante un confronto efficace con le singole aziende sanitarie affinché si possano recepire le specifiche richieste territoriali nella definizione di una gara a livello regionale, così da evitare poi difficoltà nelle fasi di adozione delle tecnologie da parte delle singole aziende.
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