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Veeam, un 2019 di trasformazione. Si fa spazio la licenza universale

In attesa dei risultati dell’anno fiscale, Albert Zammar, VP Semea di Veeam Software, analizza i fatti più significativi del 2019. A partire dalla ‘rivoluzione’ del modello a ‘subscription’ che supera quello della licenza perpetua e impone a tutti di evolvere verso logiche moderne. I partner chiamati a mettersi in gioco

Barbara Torresani

Per Veeam Software il passaggio dalla vendita di licenze perpetue a un modello a ‘subscription’ (a sottoscrizione) è stata la novità più saliente del 2019: parola di Albert Zammar, VP Semea di Veeam Software, a chiusura di anno fiscale, e, prima dell’operazione di acquisizione da parte dell'azienda di private equity Insight Partners, nei primi giorni di gennaio 2020.  
“Ora che i clienti stanno spostando i workload nel cloud è un nuovo paradigma di grande interesse o”, sottolinea Zammar. Un modello che porta con sé un grande cambiamento: “Non significa solo passare dalla vendita annuale di un prodotto con relativa manutenzione a una vendita a canone ricorrente, ovvero da un modello Capex a uno Opex, ma riguarda un vero e proprio ridisegno del modello; per un vendor come Veeam ha voluto dire rivedere il modo in cui realizza la propria piattaforma da un punto di vista del codice”. Una svolta importante nell’ottica di essere perfettamente integrati con un mondo sempre più multicloud, garantendo l’integrazione di una stessa istanza su piattaforme differenti.

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Al via la licenza Universale
In virtù di ciò, il vendor ha ridisegnato la propria piattaforma per poter garantire la ‘licenza universale’; le nuove licenze vengono infatti definite come ‘Veeam Universal Licensing’: Con una stessa licenza si proteggono carichi di lavoro ovunque essi si trovino: su cloud pubblici come per esempio Aws ed Azure, senza dover comprare altre licenze, così come muovendo licenze da un ambiente virtuale a uno fisico, da Windows a Linux…, e via dicendo".
Un modello che sta già dando i primi risultati tangibili: oggi circa il 30% delle vendite poggia su di esso; nel primo semestre 2019 inoltre tale business ha registrato una crescita del 26% e nel terzo trimestre del 24%. 

Con la Veeam Availability suite 10 si va verso il Cloud Data Management
Oltre a ciò, il 2019 si è caratterizzato per la disponibilità di nuove funzionalità propedeutiche alla Versione 10 della piattaforma di punta del vendor, la Veeam Availability Suite, sempre nella logica di aderire alle nuove richieste del mercato in termini di gestione e protezione dei dati. Se infatti per un decennio sull’onda della virtualizzazione Veeam ha dominato questo mercato in termini di  data protection in ambienti hypervisor VMware e Microsoft, allargando via via il perimetro ad altri hypervisor come per esempio quello di Nutanix, oggi l’azienda è entrata nella Fase 2, relativa  al mercato multicloud:Vogliamo essere la scelta di elezione nel Cloud Data Management sia in ambienti on premise sia cloud, sia ibridi che pubblici. E’ questo il nuovo spazio d’azione in cui Veeam  opera per diventare anche qui leader nella gestione e protezione dei dati.”
Ed è in questo disegno che si collocano le novità della piattaforma aziendale giunta alla versione 10 (il lancio è atteso a brevissimo): “Per dominare l‘ambito del’Cloud Data Management’ non si può prescindere dal proteggere alcune componenti non coperte nel passato in termini di virtualizzazione: il riferimento va a server fisici, database, nonché il supporto nativo per i file server e i Nas in modo funzionale, basandosi non solo su protocollo NDMP ma integrandosi anche col mondo object storage, in modo da garantire anche il backup dell’ultima snapshot consistente dei file”, chiarisce Zammar. 

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Oltre il back up tradizionale, verso il Cloud Data Management
Un percorso evolutivo quello del vendor al passo con le richieste del mercato, come risulta dal più recente Veeam Cloud Data Management Report’ commissionato a Vanson Bourne su un campione di grandi aziende (condotto lo scorso aprile su un campione di 1.575 Decision Maker IT e business di aziende da 1.000 a 5.000 dipendenti, di cui 125 quelle italiane coinvolte con un organico tra 1.000 e 3.000 dipendenti), da cui emerge che, per la maggior parte delle aziende, il backup rappresenta un processo fondamentale ma che le soluzioni tradizionali legacy non riescono più a coprire le nuove esigenze di scenari multicloud. Da qui l’orientamento verso processi di sostituzione dei sistemi tradizionali: “La maggior parte del campione dichiara di avere avuto almeno cinque interruzioni di servizio impreviste nel corso dell’anno e che oggi il numero di applicazioni mission critical è molto elevato rispetto al passato - almeno il 30% sono infatti applicazioni critiche per il business aziendale.  Ne consegue che oggi le nuove soluzioni di backup moderne devono essere in grado di proteggere tutte le applicazioni aziendali diventate mission critical, non solo il gestionale o l’Erp”, enfatizza Zammar.
Zammer prosegue nella disamina delle tendenze in atto nel mercato, guardando al cambiamento delle infrastrutture sempre in uno scenario multicloud: “Nei prossimi anni si assisterà a un’adozione sempre più spinta dei ‘container’. Se infatti la virtualizzazione ha rappresentato un vero e proprio salto di paradigma in termini infrastrutturali, i container lo saranno nel prossimo futuro; un modello rivoluzionario per cui non virtualizza un sistema ma addirittura un’area utente, passando da un ambiente a un altro senza soluzione di continuità. Da qui la necessità ancora più spinta di una maggiore protezione dei dati di ambienti diversi mantenendoli sempre consistenti ovunque siano”, spiega Zammar. In questo senso, Veeam sta lavorando per garantire la protezione di ambienti multicloud indipendentemente dall’infrastruttura sottostante, guardando a un mondo sempre più Software Defined, che non significa non concepire l’hardware. Sono da leggersi in questa logica alcune nuove funzionalità inserite nella versione 10, come l’integrazione nativa con le soluzioni di alcuni vendor di secondary storage e di sistemi iperconvergenti (Nutanix  in primis), consentendo al cliente di acquistare la soluzione hardware completa; un vantaggio sia per i clienti finali sia per il canale che acquista un solo codice ed ottiene l’apparato con all’interno la soluzione di data protection di Veeam, avendo un unico punto di contatto: “Il concetto ‘with Veeam’ sottende l’integrazione nativa con i vendor”, dice Zammar.zammar 1
Albert Zammar, VP Semea di Veeam Software
La versione 10 della Veeam Availability Suite in chiave multicloud prevede altresì la protezione dei dati in ambienti cloud Azure e  Aws (in questo secondo caso con la possibilità di avere la soluzione gratuita fino a 10 istanze) al fine di potersi muovere in maniera sicura all’interno di questi ambienti, in cui il backup è gestito dal cliente stesso. Sono attese inoltre integrazione native con gli ambienti di altri Cloud Provider, come dettaglia Zammar: “In un mondo che nel 2025 tratterà circa 175 Zbyte di dati, da raccogliere, analizzare e proteggere soprattutto in ottica IoT e Machine Learning, poter lavorare con infrastrutture multicloud di provider diversi risulta fondamentale”.

Partner allineati
Un anno interessante quello del vendor che nel 2020 si appresta ad affrontare nuove sfide a braccetto con i partner. Per il terzo anno consecutivo l’analista Gartner posiziona Veeam nel Magic Quadrant  for Data Center Backup & Recovery Solutions 2019 ed ogni anno il vendor acquista posizioni: “Il mercato ci riconosce come realtà di riferimento in ambito enteerprise, dove puntiamo a raggiungere la vetta”, ribadisce Zammar. 
Tra le 40 aziende di puro software a livello mondiale con un fatturato superiore al miliardo di dollari, oltre 350 mila clienti (con una media di 4mila clienti nuovi al mese), Veeam ha fatto del modello go to market 100% canale una carta vincente della propria strategia. Distributori e rivenditori devono necessariamente allinearsi al percorso tracciato dal vendor per procedere allineati verso i nuovi fronti innovativi. A partire dal nuovo modello di licensing: “Un modello che impatta il canale che diventerà più articolato. Se prima infatti per i partner era semplice implementare la Veeam Availability Suite per ambienti virtualizzati senza la necessità di avere molteplici specializzazioni, in contesti multicloud e ibridi i partner sono chiamati a specializzarsi dovendo garantire anche l’integrazione con secondy storage e il supporto dei database". Un canale che non ‘taglia fuori’ i rivenditori tradizionali avvezzi alla vendita on premise e sollecitati a migrare al nuovo modello ma che si allarga sempre più verso profili differenti, come i cloud provider con la loro offerta di servizi cloud: "Quello dei Cloud Provider, rappresentato non solo dai grandi provider ma anche da aziende con propri data center all’interno dei quali erogano servizi cloud, è un ambito che cresce anno su anno più che a doppia cifra”. Il tutto rsta richiedendo un ‘adeguamento’ del Partner Program puntando alla semplicità ma al contempo cercando di recepire i livelli di specializzazione richiesti dal mercato. E il primo passo verso la specializzazione è rappresentato dal livello VASP, Veeam Accrediteted Service Partner, per cui alcuni rivenditori erogano servizi al posto di Veeam, con capacità di supportare architetture complesse.       

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Pubblicato il: 21/01/2020

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