Unimpresa, evasione a 110 miliardi, regina è Irpef con 38 miliardi “nascosti” a Erario

Il vicepresidente Spadafora: «La stretta del governo è una pesca a strascico pericolosa che corre il rischio di punire partite Iva e piccole imprese, spesso costrette a non pagare regolarmente le tasse per necessità e non per arricchirsi».

Mercato e Lavoro
Ammonta a quasi 110 miliardi di euro il totale dell’evasione tributaria e contributiva in Italia. La fetta maggiore del denaro sottratto alle casse dello Stato è legata alle tasse, pari a oltre 98 miliardi di euro; mentre mancano all’appello poco più di 11 miliardi di contributi previdenziali.
Ed è l’Irpef (prelievo sui redditi delle persone fisiche) con 38 miliardi (tra i 33 miliardi legati al lavoro autonomo e i 33 miliardi ai dipendenti) la regina dei balzelli “preferiti” dagli evasori, seguita a ruota dall’Iva, con quasi 36 miliardi. In totale, le aziende riescono a nascondere quasi 15 miliardi, sommando gli 8,2 miliardi di Ires (imposta reddito societario) e i 6,5 miliardi di Irap (imposta regionale sulle attività produttive). 
È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa secondo la quale il fisco non riesce a incassare 5 miliardi di Imu (imposta municipale sugli immobili) e 1,4 miliardi di accise sui prodotti energetici. 
«L’evasione fiscale è un fenomeno assai diffuso che va affrontato conoscendo tutti gli elementi e soprattutto facendo le doverose distinzioni, mentre il governo, con le misure introdotte nell’ultimo decreto legge vuole dare il via a una pesca a strascico pericolosa che corre il rischio di punire partite Iva e piccole imprese, spesso costrette a non pagare regolarmente le tasse per necessità e non per arricchirsi. Le manette agli evasori con il nuovo tetto oltre 100.000 euro e i super poteri che consentiranno all’agenzie dell’Entrate di trasferire informazioni alle procure della Repubblica sono misure che lasceranno il segno, colpiranno i deboli e probabilmente non risolveranno a fondo il problema del denaro sottratto all’amministrazione finanziaria perché  sarà punito chi non ha liquidità» commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.
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