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Capitalismo familiare: oggi conta più di dieci anni fa

Le imprese familiari di oggi confrontate con quelle censite nella prima edizione dell’Osservatorio AUB della Cattedra AIDAF EY di strategia delle aziende familiari della Bocconi: più aziende, più occupati, un recupero di redditività.

Redazione Impresacity

L’importanza del capitalismo familiare nell’economia italiana cresce con il tempo per numero di aziende con fatturato superiore ai 50 milioni di euro, occupazione e incidenza sul fatturato totale, mentre i risultati delle aziende familiari sono tornati ai livelli ante-crisi. Lo evidenzia la decima edizione dell’Osservatorio AUB (AIDAF-UniCredit-Università Bocconi), tutta dedicata al confronto tra la fotografia del capitalismo familiare scattata dieci anni fa e quella odierna.
«Una riflessione supplementare la meritano, però, la sorprendente dinamicità delle aziende familiari, con metà della popolazione che è cambiata nell’ultimo decennio e il progressivo invecchiamento dei leader», dice Guido Corbetta, titolare della Cattedra AIDAF–EY di strategia delle aziende familiari in memoria di Alberto Falck e curatore del rapporto insieme a Fabio Quarato e Alessandro Minichilli.
Le aziende familiari con fatturato superiore ai 50 milioni di euro erano 4.251 dieci anni fa e 4.597 (+8,1%) oggi, impiegavano 1.471.674 persone allora e ne occupano 1.885.771 ora e la loro incidenza sul fatturato totale delle imprese delle loro dimensioni è passata dal 32,5% al 37,5%, secondo i dati forniti da Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi ed elaborati dall’Osservatorio, che analizza i bilanci di tutte le aziende familiari italiane e non di
un semplice campione.
Se il tasso di crescita dei ricavi, in dieci anni, è diminuito (dal 9,3% al 6,5%), rimane comunque superiore a quello delle aziende non familiari (sceso dal 7,9% al 5,5% nello stesso periodo). È stata inoltre recuperata la redditività pre-crisi e la solidità delle aziende familiari è addirittura aumentata. Il ROI è passato dal 9,5% al 9,6% e il ROE dal 9,6% al 13,6%, mentre il rapporto tra posizione finanziaria netta ed Ebitda è sceso da 5,5 a 5 e il rapporto di indebitamento da 6,5 a 5.
Delle 4.597 aziende censite quest’anno, solo 2.445 (il 53%) erano parte della stessa classe dimensionale dieci anni fa. Delle 1.806 non più presenti, 742 (il 17,4% della popolazione di dieci anni fa) sono entrate in procedure liquidatorie o concorsuali, 631 (il 14,8%) sono state oggetto di fusioni o acquisizioni, 254 (il 6%) sono scese sotto la soglia dimensionale dei 50 milioni di euro, mentre le altre hanno cambiato proprietà. I settori che hanno visto una maggiore crescita delle aziende familiari sono alimentari e bevande; meccanica; chimicofarmaceutica.
Le province che hanno assistito a una più forte crescita del numero di aziende familiari sono Monza-Brianza (+62), Milano (+39), Vicenza (+32), Treviso e Napoli (+22 per entrambe). Il declino maggiore è quello sofferto da Modena (-21), Torino (-19), Padova (-12), Trento (-9), Verbano-Cusio-Ossola, Prato e Alessandria (-8 per ciascuna delle tre province).
Si assiste, infine, a un progressivo invecchiamento dei leader delle aziende familiari. Nei dieci anni considerati i leader con meno di 50 anni di età si sono ridotti dal 26,9% al 20,7%, mentre quelli al di sopra dei 70 anni sono aumentati dal 17% al 25,5%.

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Pubblicato il: 28/11/2018

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