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Cgia: i tempi di pagamento della PA tornano ad aumentare

Cgia: "Nessun altra Pubblica amministrazione in Ue salda i debiti con le imprese con tempi così lunghi".

Redazione Impresacity

Dopo alcuni anni di progressiva diminuzione, ricorda la CGIA, dallo scorso mese di gennaio ad oggi sono tornati ad
aumentare i tempi medi di pagamento della nostra Amministrazione pubblica.
Se nel 2017 il compenso veniva corrisposto dopo 95 giorni dall’emissione della fattura - contro i 30 stabiliti dalla
normativa europea che possono salire a 60 per alcune tipologie di forniture, come quelle sanitarie – nell’anno in corso la media è salita a 104 giorni.
In altri termini, nessun altra Pubblica amministrazione in Ue salda i debiti commerciali con tempi così lunghi. Rispetto alla media europea, ad esempio, in Italia i ritardi sono superiori di oltre due mesi (precisamente 63 giorni).
“Siamo maglia nera in Ue e nonostante le promesse fatte in questi ultimi anni – dichiara Paolo Zabeo coordinatore dell’Ufficio studi – gli enti pubblici continuano a liquidare i propri fornitori con ritardi inammissibili, mettendo in seria difficoltà soprattutto le imprese di piccola dimensione che, da sempre, sono sottocapitalizzate e a corto di liquidità. E sebbene da almeno 3 anni chi lavora per il pubblico ha l’obbligo di emettere la fattura elettronica, ancora adesso il sistema informatico messo a punto dal ministero dell’Economia non è in grado di stabilire a quanto ammonta complessivamente il debito commerciale della nostra Pa; una situazione surreale”.

Va altresì sottolineato che dall’inizio del 2015 ha fatto il suo “debutto” lo split payment. Questa misura obbliga le amministrazioni centrali dello Stato (e dal 1° luglio 2017 anche le aziende pubbliche controllate dallo stesso) a trattenere l’Iva delle fatture ricevute e a versarla direttamente all’erario. L’obbiettivo è stato quello di contrastare l’evasione fiscale, ovvero, evitare che una volta incassata dal committente pubblico, le aziende fornitrici, che secondo Banca  IFIS nel 2017 sono state circa 1 milione , non la versino al fisco.
Il meccanismo, sicuramente efficace nell’impedire che l’imprenditore disonesto non versi l’Iva all’erario, ha però provocato molti problemi finanziari a tutti coloro che con l’evasione, invece, nulla hanno a che vedere. Vale a dire la
quasi totalità delle imprese.
“La nostra Pa – afferma il segretario della CGIA Renato Mason - non solo paga con un ritardo inaudito e quando lo fa non  versa più l’Iva al proprio fornitore. Pertanto, le imprese che lavorano per lo Stato, oltre a subire tempi di pagamento spesso irragionevoli, scontano anche il mancato incasso dell’Iva che, pur rappresentando una partita di giro, consentiva alle imprese di avere maggiore liquidità per fronteggiare i pagamenti correnti. Questa situazione, associandosi alla contrazione degli impieghi bancari nei confronti delle imprese in atto in questi ultimi anni, ha peggiorato la tenuta finanziaria di moltissime piccole aziende”.
Pubblicato il: 11/06/2018

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